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Estero
07.09.2017 - 11:010
Aggiornamento : 11.12.2017 - 18:20

Clamorosa sentenza in Australia: 70 milioni di dollari a profughi risarciti per detenzione illegale

La Corte Suprema dello stato australiano di Victoria ha ratificato un risarcimento danni per oltre 70 milioni di dollari a circa 1'300 profughi e richiedenti asilo detenuti nel centro stabilito dall’Australia nell’isola di Manus, in Papua Nuova Guinea, nel Pacifico. Nell’accordo più oneroso in materia di diritti umani nella storia australiana, i profughi e richiedenti asilo sono stati risarciti per detenzione illegale tra il 2012 e il 2016, con negligenza da parte del governo australiano che non avrebbe adeguatamente tutelato i loro diritti umani. I legali che hanno condotto la battaglia, dello studio legale Slater and Gordon, sostenevano che l’Australia ha violato i suoi obblighi di assistenza, tenendo i detenuti in condizioni che hanno causato danni fisici e psicologici. Il governo conservatore di Canberra aveva concordato il risarcimento lo scorso giugno, piuttosto che procedere con un processo di diversi mesi che avrebbe richiesto deposizioni di 200 testimoni riguardo ad abusi sistematici e trattamenti medici inadeguati, che hanno portato a lesioni e decessi.

Il centro di detenzione stabilito a Manus dall’Australia, che si affianca a quello nel piccolo stato-isola di Nauru, è stato già definito "illegale e incostituzionale" dalla Corte Suprema di Papua Nuova Guinea e dovrà essere chiuso a fine ottobre. Il ministro dell’Immigrazione Peter Dutton aveva affermato che l’accordo non costituisce ammissione di responsabilità, spiegando che il governo è tenuto a "evitare, prevenire e limitare la portata di costosi procedimenti legali". Dopo il verdetto l’avvocato Rory Walsh, che ha guidato l’azione collettiva, ha detto che è stata smentita la "finzione" secondo cui l’Australia non era responsabile dei suoi regimi di detenzione extraterritoriale di richiedenti asilo, aggiungendo che il governo ora deve mettere fine all’incertezza di chi ancora vi resta detenuto. "Non abbiamo fatto causa al governo di Papua Nuova Guinea ma al governo australiano e alle compagnie che gestivano i servizi di sicurezza e di gestione", ha detto.

L’istanza di 166 pagine descriveva aggressioni fisiche e sessuali sistematiche di detenuti, cure mediche inadeguate con conseguenze mortali, alti tassi di suicidi e di autolesionismo e scoppi regolari di violenze.

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