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Confine
10.08.2020 - 17:480

Esplosione della villetta, accusa nei confronti dei genitori

Ad Andrate perse la vita un 21enne che teneva in casa sostanze esplosive artigianali. Per la procura lariana i genitori sapevano

Per l'esplosione del maggio scorso della villetta di Andrate (Fino Mornasco), in cui perse la vita un 21enne – che, per il pm Mariano Fadda aveva trasformato la propria abitazione in una santabarbara (o polveriera) –, al termine di un indagine-lampo è stato chiesto il processo dei genitori del ragazzo. Detenzione di sostanze esplosive artigianali (come perossido di acetone e nitrato di ammonio), crollo e danneggiamento colposo di edificio i reati contestati ai genitori del 21enne deceduto nello scoppio della sua abitazione, causato da una reazione chimica delle sostanze esplosive di cui era appassionato.

Genitori che per l'accusa erano al corrente della presenza di materiali pericolosi che il figlio teneva in cantina e nella sua camera,"tollerando, con negligenza e imprudenza" la presenza con "incongrue modalità di stoccaggio", come il magistrato inquirente scrive nell’avviso di conclusione delle indagini. Il sostituto procuratore lariano contesta anche il concorso, con il figlio, per i danni che ne sono derivati: la distruzione della loro abitazione e il danneggiamento di quelle confinanti. Ci sono ancora due famiglie che non sono rientrate nelle loro abitazioni.

Al momento dell'esplosione in casa c'erano il 21enne e il padre. Quest'ultimo, allertato dal figlio, riuscì a mettersi in salvo. «Questa vicenda – ha commentato l’avvocato Edoardo Pacia, che assiste gli indagati – è dipesa dalle serie problematiche personali del figlio, che i genitori si sono trovati ad affrontare in solitudine senza conoscenza di ciò che stava realizzando. I miei assistiti non solo subiscono lo strazio della perdita del figlio, di una condizione di vita di sofferenza prolungatasi negli anni, della perdita della propria casa acquistata con i risparmi di una vita, ma anche di vedersi indagati. Vi è la sicurezza, però, di poter dare piena dimostrazione dell’infondatezza delle accuse». L'avvocato Pacia, in tal senso, parla di beffa giudiziaria.

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