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21.04.2019 - 11:250

'Riesumare la vecchia società del casinò di Campione'

È l'obiettio del commissario straordinario dell'Enclave, Maurizio Bruschi, che chiede alle parti 'buona volontà'

Designato dal governo, il commissario straordinario di Campione d'Italia Maurizio Bruschi, prefetto in pensione, punta sulla soluzione A: riesumare la vecchia società di gestione della casa da gioco che è stata dichiarata fallita

Pentito? «Di che?». Di essersi proposto come salvatore della patria: salvare il Casinò e quindi i campionesi che dopo aver navigato nell’oro sono in preda a alla disperazione per la mancanza di un terreno sotto i piedi su cui fissare il presente e costruire il proprio futuro. «Non sono per nulla pentito, anche se confesso non mi aspettavo una situazione così difficile, così complicata. Non la ritengo però una sfida impossibile». Maurizio Bruschi, 72 anni, prefetto in pensione, una vita spesa al Viminale. Dallo scorso lunedì 1° aprile è a Campione d’Italia in qualità di commissario straordinario. L’incarico ricevuto è quello di valutare se esistano i margini per riesumare la Casinò Campione Spa, società di gestione della casa da gioco, o pensare a una nuova società, formata dalle istituzioni presenti sul territorio, in primis la Regione Lombardia, e da operatori economici che non siano privati, ma realtà come le camere di commercio. L’ufficio di Maurizio Bruschi è al primo piano del Municipio, a due metri di distanza da quello del commissario prefettizio Giorgi Zanzi, ex prefetto di Varese. Una vicinanza che torna utile alla causa in quanto il destino dell’enclave è nelle mani, ma soprattutto nelle competenze, dei due ex prefetti che, seppure nell’ambito dei rispettivi campi d’azione, viaggiano in parallelo.

È possibile ipotizzare quale strada seguire?

Posso solo dire che la riesumazione della vecchia società era da escludere se non ci fosse stata la decisione della banca creditrice (Banca popolare di Sondrio, ndr) di impugnare in Cassazione la sentenza della Corte d’Appello di Milano. Se si fosse tenuta l’udienza, fissata per il 13 maggio, la conclusione sarebbe stata facile da prevedere, cioè il fallimento della società, per cui il mio compito si sarebbe ristretto alla costituzione di una nuova società, nello specifico con quali soggetti. La sospensione dell’udienza può influenzare uno dei due percorsi: la soluzione A, cioè far risorgere la vecchia società dichiarata fallita.

Ma allo stato dell’arte, con la montagna di debiti che si ritrova, la soluzione A è percorribile?

Sì che è percorribile, occorre però la buona volontà da parte di tutti i soggetti in causa. Chi sono? Banca, Comune, sindacati e creditori. Soggetti disposti a fare sacrifici. Mettere in campo un piano industriale in grado di indicare prospettive.

Sul fronte dei sacrifici non ritiene che qualche segnale negli ultimi tempi sia arrivato, come il ricorso in Cassazione da parte della banca, l’intenzione della curatela di presentare un ricorso incidentale, i sindacati hanno già fatto sapere che ci sono margini per nuovi esercizi? Fatti che sembrano i pezzi di un puzzle studiato a tavolino.

Non glielo so dire, anche perché alcune decisioni non sono di mia competenza.

Dottor Bruschi, mi faccio portavoce dei campionesi il cui stato d’animo e la diffusa disperazione che li pervade sono comprensibili, le faccio la domanda che tutti le vorrebbero porre: quando pensa che il Casinò potrà riaprire e soprattutto riaprirà?

Entro la fine dell’anno e io ci credo.

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