La presidente della Bce Christine Lagarde mette in guardia sulla dipendenza da fornitori esteri di intelligenza artificiale, che potrebbe essere usata come leva in negoziati commerciali e fiscali.
La dipendenza dell'Europa da forniture esterne al continente, nel caso di un blocco, può creare danni "dolorosi, ma circoscritti". Invece, nel caso dell'intelligenza artificiale, i danni derivanti da uno stop dai fornitori di servizi esteri oggi dominanti, o anche semplicemente da un cambiamento unilaterale ai termini di servizio, "sarebbero di un diverso ordine di grandezza": darebbe alle potenze estere "una leva che nessun partner commerciale ha mai avuto nei confronti dell'Europa, che potrebbe essere utilizzata in qualsiasi negoziati, ad esempio nei dazi o nella tassazione dei servizi digitali".
Lo ha detto Christine Lagarde, presidente della Bce, alla conferenza 'Hofburg im Dialog' a Vienna. Lagarde ha invocato uno sforzo continentale nel convogliare investimenti attorno a progetti di intelligenza artificiale, che aiuterebbe anche a sviluppare un mercato integrato dei capitali. L'intelligenza artificiale viene infatti sviluppata altrove: "Lo scorso anno gli Stati Uniti hanno prodotto 59 modelli rilevanti di Ia, la Cina 35, la Francia e il Regno Unito uno ciascuno", ha detto la presidente della Bce.
"L'Europa ha una base su cui costruire" - ha detto Lagarde. "Mistral in Francia ha rilasciato l'ultima generazione di modelli open weight, e un'azienda di San Sebastián ha compresso un modello open cinese in una versione che ora ottiene punteggi più alti nelle valutazioni indipendenti di qualsiasi altro modello europeo. Dobbiamo coltivare quel potenziale per dare all'Europa una gamma di modelli aperti tutti suoi".