A sostenere il risultato l'andamento dell'export, che ha contribuito per 0,5 punti percentuali, grazie alla solida domanda dagli Stati Uniti di auto ibride giapponesi e agli investimenti globali nell'intelligenza artificiale, spingendo le vendite di apparecchiature per semiconduttori.
A giugno le esportazioni sono cresciute del 19,3% su base annua, il ritmo più sostenuto da novembre 2022, favorite anche da uno yen ai minimi da 40 anni sul dollaro. In controtendenza la stagnazione dei consumi privati, che valgono oltre la metà del Pil, rimasti invariati contro le attese di un +0,5%, mentre gli investimenti delle imprese sono calati dell'1,2% rispetto alle previsioni di crescita. Il contesto in cui matura il dato di aprile-giugno resta segnato dalle tensioni internazionali.
La crescita dei primi mesi dell'anno si era registrata in una fase precedente all'acuirsi delle tensioni in Medio Oriente e al conseguente rialzo dei prezzi energetici sui mercati internazionali, con il Paese del Sol Levante particolarmente esposto data la sua dipendenza dalle importazioni di idrocarburi. Anche per questo il governo di Tokyo a fine luglio ha rivisto al ribasso le sue proiezioni, tagliando la stima di crescita reale per l'anno fiscale 2026 allo 0,9%, dal precedente 1,3% indicata a gennaio, citando l'impatto dei prezzi del greggio più elevati, solo in parte compensato dalla crescita salariale e dal sostegno delle politiche pubbliche. Anche i centri di previsione internazionali indicano un rallentamento nella parte centrale dell'anno: gli analisti si attendono che la crescita del Pil giapponese rallenti sotto l'1%, mantenendosi su questi livelli fino alla fine del 2026, complici gli effetti del conflitto Usa-Iran sui costi energetici, che pesano sulle spese delle famiglie e sulla produzione industriale.
Il governo della premier Sanae Takaichi ha già varato nuovi sussidi in primavera per sostenere i consumi e ha annunciato per aprile 2027 il taglio della tassa sui consumi alimentari dall'8% all'1%. Resta però il nodo dell'inflazione, salita a giugno all'1,6% annuo, e dei salari nominali, +3,4%, che secondo la Bank of Japan (Boj) dovrebbero progressivamente alimentare un circolo virtuoso tra redditi e spesa. Gli analisti si attendono ora che la Boj, dopo lo status quo di luglio, possa anticipare già da settembre un nuovo rialzo. Preoccupano infine i timori per la politica di bilancio espansiva di Tokyo, con un debito pubblico oltre il doppio del Pil.