La chiusura di Hormuz fa piombare lo spettro della stagflazione - una maledizione per le banche centrali - sulla strada della Bce. E a pronunciare la parola a chiare lettere, dopo che la presidente Christine Lagarde l'aveva relegata a ipotesi di scuola in salsa anni '70 - è Olli Rehn, governatore finlandese, membro del Consiglio direttivo a Francoforte e già commissario Ue all'Economia.
"L'aumento dei prezzi dell'energia rallenta la crescita economica e accelera l'inflazione, almeno nel breve periodo" - ha detto Rehn al LocalTapiola Asset Management Summit. "Si tratta quindi di uno shock cosiddetto 'stagflazionario'. I primi segni si sono già visti nelle statistiche: la crescita dell'area dell'euro nel primo trimestre è stata appena in territorio positivo (+0,1%), mentre l'inflazione è salita al 3% ad aprile".
Sono i dati di Eurostat a tratteggiare il "regalo" dell'amministrazione Usa a un'Europa già colpita dai dazi dopo la pandemia e la guerra in Ucraina. Con i carburanti saliti in alcuni Paesi europei sopra i 2,5 euro al litro, proprio i consumi delle famiglie, che stavano guidando la ripresa, cominciano a cedere. Con l'incertezza alle stelle, gli investimenti vengono congelati.
Per la Bce, che ha come obiettivo un'inflazione al 2%, l'ipotesi di alta inflazione associata a stagnazione è un grattacapo enorme. A differenza della Fed, dove si discute di un taglio nonostante l'inflazione sia volata al 3,8%, Francoforte ha discusso già nella riunione di fine aprile l'ipotesi di aumentare i tassi. Scartata, rinviando tutto a giugno, perché tolta l'energia e il settore alimentare, l'inflazione è solo al 2,2%.
Se i rincari energetici innescassero fra le imprese una corsa al si salvi chi può, cioè agli aumenti generalizzati, ecco che anche l'inflazione di fondo scapperebbe via. Costringendo la Bce ad alzare i tassi, pur sapendo di strozzare la crescita economica, per evitare una spirale dei prezzi.
Per Rehn, la decisione dipenderà dal propagarsi dell'inflazione energetica al resto dell'economia. Fra i prudenti, a sorpresa, spunta l'austriaco Martin Kocher: "ancora non sappiamo", spiega, "se vediamo un accordo di pace, se finiscono le ostilità, se c'è più certezza sulle prospettive economiche, allora intendiamo evitare una stretta non necessaria".
Ma c'è il rischio di una spaccatura al Consiglio Bce del 10 e 11 giugno. Il tedesco Joachim Nagel e una pattuglia di governatori fra cui lo slovacco Kazimir danno la stretta quasi per inevitabile. Un po' come gli economisti, che scommettono su due ritocchi al rialzo dei tassi nel 2026 - uno a giugno e uno settembre - mentre i mercati anticipano un terzo rialzo entro fine anno che porterebbe il tasso sui depositi al 2,75% dall'attuale 2%.
Con un rialzo dei tassi il mese prossimo, la Bce seguirebbe la strada già intrapresa dalle banche centrali di Giappone, Australia e, più di recente, Norvegia.