Il metallo prezioso raggiunge picchi storici tra tensioni geopolitiche e incertezze economiche
Valore rifugio per eccellenza, l'oro brilla al termine della prima metà del 2025. Il metallo prezioso ha conseguito una serie di record in un contesto di tensioni commerciali e geopolitiche, la guerra in Ucraina che continua, così come il conflitto a Gaza. Un massimo storico è stato raggiunto alla fine di aprile, a 3500,10 dollari l'oncia.
Nell'arco di sei mesi, il prezzo di 31,1035 grammi d'oro è balzato del 26%, raggiungendo il primo luglio i 3337 dollari, circa 163 dollari in meno rispetto al record di aprile, a causa dell'allentamento delle tensioni, in particolare in Medio Oriente. Oltre alle incertezze politiche hanno sostenuto il metallo prezioso una inflazione persistente, la debolezza del dollaro e le aspettative di taglio dei tassi d'interesse da parte della Federal Reserve (Fed) statunitense.
Dal suo massimo storico, l'oro ha subito diverse correzioni temporanee, che riflettono una fase di consolidamento naturale dopo un'ascesa molto rapida. All'inizio di aprile, poco prima di questo picco, il prezzo era già sceso del 5,5% in sei giorni, soprattutto a causa dell'annuncio dell'amministrazione statunitense di un massiccio aumento dei dazi, in particolare sui beni importati dalla Cina, che ha innescato prese di beneficio e una aumentata volatilità del mercato.
Un'ulteriore correzione significativa è intervenuta a fine aprile con un'intensificazione delle prese di beneficio dopo diverse settimane di crescita ininterrotta. Questo movimento tecnico, ordinato e che non ha messo in discussione il trend rialzista di fondo, ha visto il prezzo dell'oro scendere leggermente, in particolare in risposta alle fluttuazioni politiche statunitensi, come le critiche di Donald Trump nei confronti della Federal Reserve e le sue inversioni di rotta sulla politica commerciale.
Da metà aprile, il mercato dell'oro è entrato in una fase di correzione più sostenuta, con un calo di circa l'11% rispetto ai massimi, che si è distribuito su circa due mesi. Questo consolidamento è visto dagli analisti come una pausa dopo un'impennata spettacolare.
Sebbene questi movimenti correttivi siano stati talvolta marcati, non hanno messo in discussione la tendenza rialzista di fondo che continua a beneficiare dell'incertezza del contesto economico e geopolitico. La maggior parte degli analisti prevede quindi un corso compreso tra 3300 e 3900 dollari entro la fine del 2025, con alcuni scenari che scommettono su rialzi ancora più marcati in caso di peggioramento delle tensioni o di forti shock economici.
JPMorgan, ad esempio, prevede ora una media di 3675 dollari l'oncia nel quarto trimestre, e gli esperti della banca non escludono la prospettiva di 4000 dollari entro la metà del 2026. "Siamo profondamente convinti che si manterrà uno scenario strutturalmente rialzista per l'oro, anche a causa dei rischi di recessione e delle persistenti tensioni commerciali", spiega Natasha Kaneva, responsabile globale della strategia sulle materie prime di JPMorgan.
Dopo aver moderato un po' le sue attese all'inizio dell'anno, anche UBS è ottimista per l'oro quest'anno: "La domanda delle banche centrali e la tendenza alla diversificazione delle riserve dovrebbero rimanere i fattori essenziali della progressione del metallo giallo, osservano gli analisti di UBS. La banca svizzera ha recentemente alzato il suo obiettivo di prezzo a 3500 l'oncia per il 2025, sottolineando le accresciute incertezze commerciali legate ai dazi statunitensi, una fragile crescita economica mondiale e un'inflazione ancora elevata.
Goldman Sachs è ancora più ottimista: la banca statunitense punta a un prezzo di 3700 dollari l'oncia entro la fine del 2025 e non esclude uno scenario estremo con un corso di 4500 dollari in caso di forte recessione o di una nuova escalation geopolitica. "Gli ETF (exchange-traded fund, ndr) e le banche centrali continuano ad alimentare la domanda, mentre l'oro rimane un atout di scelta per coprire i rischi economici e politici", insistono gli strateghi di Goldman Sachs.
Se le prospettive si rivelano favorevoli, Morningstar invita alla prudenza, alla luce di un possibile calo tecnico a breve termine legato a prese di beneficio o a un aumento dell'offerta mineraria. Tuttavia, l'attuale clima economico, caratterizzato da persistenti fattori di rischio, induce la maggior parte degli esperti a prevedere un forte sostegno per il mercato dell'oro nei prossimi mesi.