Economia

Il Parlamento britannico discute la nazionalizzazione temporanea di British Steel

La proposta del governo Starmer mira a salvaguardare posti di lavoro e produzione strategica minacciati dai dazi USA

12 aprile 2025
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È iniziata alla Camera dei Comuni la seduta straordinaria del Parlamento britannico, riconvocato oggi dalle ferie di Pasqua, per discutere di una legge promossa d'urgenza dal governo laburista di Keir Starmer al fine di autorizzare il ritorno in mano pubblica - almeno temporaneo - del colosso nazionale dell'acciaio British Steel: in crisi da molti anni e minacciato ora anche dai dazi USA di Donald Trump.

L'iniziativa, introdotta in aula dalla ministra Lucy Powell, Leader of the House, segue la decisione del gruppo cinese Jingye, che controlla British Steel dal 2020 dopo una serie di passaggi di proprietà fra privati, di chiudere gli altiforni dello stabilimento di Scunthorpe (Inghilterra orientale) e di altri impianti, mettendo a rischio la produzione di un materiale considerato strategico e 2700 posti di lavoro.

L'obiettivo dichiarato dell'esecutivo "è difendere il futuro della Gran Bretagna", ha detto il premier, presente al dibattito. L'iter prevede un esame sprint della legge ai Comuni e poi alla Camera dei Lord con voto finale (scontato, data la maggioranza blindata) in giornata.

Dopo Powell è intervenuto il ministro delle Attività Produttive, Jonathan Reynolds, che ha definito l'azione del governo "necessaria e proporzionata" a tutela di tanti posti di lavoro e di un comparto vitale per il Regno Unito, anche sul fronte dell'incremento della produzione di armi previsto nell'ambito del recente annuncio di spese extra per la difesa sullo sfondo della situazione internazionale.

Il testo di legge è quanto mai scarno: una sola riga per garantire sulla carta all'esecutivo il potere di subentrare d'autorità nel controllo di British Steel nel momento in cui riterrà di farlo.

L'obiettivo della leadership laburista moderata del governo Starmer è in effetti quello di assicurarsi per ora la possibilità di liquidare la proprietà privata e assumere un controllo - almeno temporaneo - dell'azienda, senza escludere di rimetterla successivamente sul mercato.

In ogni modo sir Keir e i suoi ministri si tengono le mani libere e ripetono da ieri che "tutte le opzioni sono sul tavolo": inclusa quella di una ipotetica nazionalizzazione vera e propria, sostenuta apertamente dalla sinistra del Labour, dai Verdi e anche - a destra - dal partito 'trumpiano' Reform UK di Nigel Farage. La leader dell'opposizione conservatrice Kemi Badenoch accusa da parte sua l'esecutivo di voler mettere solo "una toppa" e di essersi mostrato "incompetente" convocando tardivamente il Parlamento in ferie quando avrebbe "potuto e dovuto farlo" prima della pausa.

Un ultimo sondaggio ripreso dai media rivela intanto come una larga maggioranza di britannici, il 57%, sia oggi favorevole alla ri-nazionalizzazione del settore siderurgico, contro appena un 9% di contrari e di difensori del dogma delle privatizzazioni, e il resto incerti.

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Questo articolo è stato pubblicato con l'ausilio dell'IA. Maggiori informazioni