ULTIME NOTIZIE Economia
Economia
4 gior

Emmi per la prima volta oltre i 4 miliardi di franchi

Fatturato record nel 2022 per l’azienda lucernese, con vendite in aumento dell’8,1% rispetto all’anno precedente
Economia
4 gior

Banca Migros supera il milione di clienti

La clientela nel 2022 registra un +27% rispetto all’anno precedente, sulla scia dell’introduzione della nuova carta di credito Cumulus
Economia
5 gior

Credit Suisse prevede un’inflazione più alta

La banca scommette su un rincaro 2023 che dovrebbe raggiungere l’1,7%, oltre a un aumento pari a 1,75% anche per i tassi della Banca nazionale svizzera
Economia
6 gior

Blocchi regionali e protezionismo contro le economie emergenti

I Paesi Non Allineati Nuovi (Nan) temono che la loro crescita venga ostacolata dai muri commerciali eretti da Stati Uniti, Europa e Cina
Economia
6 gior

E all’improvviso nulla più turba le Borse

Inflazione, tassi d’interessi più elevati, rallentamento cinese, timori di recessione: in Europa e negli Usa l’ottimismo si diffonde, nonostante tutto
Economia
1 sett

Lufthansa vuole comprare una quota di Ita Airways

È l’unica offerta arrivata al Governo italiano, tedeschi pronti a rilevare l’intera compagnia aerea
Economia
1 sett

Importante cessione nel settore chimico

Sika, gruppo attivo nelle specialità chimiche, ha deciso di vendere una parte dell’ex filiale del colosso tedesco Basf
Speciale Economia
1 sett

La deglobalizzazione non è la strada giusta

Economia
2 sett

Il franco si indebolisce sull’euro: moneta europea sopra 1,00

È la prima volta dall’inizio di luglio 2022 che l’euro torna sopra la parità
Economia
2 sett

Pry-Cam Home, la nuova frontiera di Prysmian

Il colosso mondiale della produzione di cavi ad alta tecnologia entra nelle case con una tecnologia che monitora la rete elettrica domestica
Economia
2 sett

Anno turbolento alle spalle, 2023 complicato per chi investe

Tensioni geopolitiche, crisi energetica, inflazione, incognite legate alla politica monetaria: quattro analisti valutano le prospettive degli investimenti
Speciale Economia
2 sett

Orientamento costruttivo

Economia
3 sett

Il 40% di consegne in più non basta: scivolone Tesla

Il gruppo guidato da Elon Musk chiude la giornata a Wall Street in calo del 12%. Il peggior risultato in una sola seduta degli ultimi 2 anni
Economia
3 sett

Tonfo degli averi a vista della Banca nazionale svizzera

In una settimana sono calati di 3,5 miliardi, passando da 542,7 miliardi di franchi a 539,2 miliardi
31.10.2022 - 10:13

La tesi controcorrente di George Muzinich sull’Italia

Il fondatore di Muzinich & Co. sostiene che ‘il Belpaese ha più di un buon numero da giocare’ e che è ben posizionata rispetto a Germania e Regno Unito

di Giuditta Marvelli, L’Economia, a cura di di Giuditta Marvelli, L’Economia
la-tesi-controcorrente-di-george-muzinich-sull-italia
Keystone
‘Flessibilità, mentalità imprenditoriale e abilità nel seguire i cambiamenti’

L’Italia? «È ben posizionata rispetto ad altri paesi». E il riferimento non è a qualche nazione emergente, ma niente di meno che alla Germania («l’economia dipende troppo dall’industria meccanica») o alla Gran Bretagna («in questo momento non sanno bene dove andare»).

George Muzinich, fondatore di Muzinich & Co. sostiene da tempi non sospetti le tesi controcorrente (o per lo meno contro una visione eccessivamente negativa del nostro sistema) che nelle ultime settimane hanno prodotto una seduta di autocoscienza sulla stampa britannica, con la copertina de L’Economist (Welcome to Britaly, Londra adesso è un po’ come Roma) e la risposta del Financial time (Britaly? You Wish, ovvero: vi piacerebbe, per gli inglesi assomigliare all’Italia sarebbe una fortuna).

Effetto tricolore

Secondo il gestore newyorchese, che ha da poco visitato gli uffici milanesi della sua società, «al netto dei vostri storici problemi legati alla burocrazia e all’efficienza del sistema legale, il Belpaese ha più di un buon numero da giocare». Se la bibbia dei giornali finanziari ricorda l’avanzo primario e il basso debito privato (quello pubblico, lo sappiamo, è enorme) per sottolineare le potenzialità che oggi renderebbero la nostra fragilità meno pericolosa di quella britannica, Muzinich si concentra, oltre che sulle dimensioni della ricchezza privata («quasi 5 mila miliardi, oltre diecimila con gli immobili; quanti altri Paesi possono vantare numeri simili?»), anche su «flessibilità, mentalità imprenditoriale e abilità nel seguire i cambiamenti».

Qualità che, per un investitore istituzionale focalizzato sulle piccole e medie aziende tricolori, sono molto importanti. E Muzinich lo è, con numeri di tutto riguardo nel nostro Paese. La boutique di gestione del risparmio, da lui fondata nel 1988 a New York, è attiva Italia dal 2014. Dieci dei 50 miliardi di masse in gestione fanno riferimento qui, rendendo l’Italia il primo mercato mondiale della casa, che ha 14 sedi tra Stati Uniti, Europa e Asia.

Nel giugno del 2018 è entrato nel team di Muzinich Fabrizio Pagani, che è stato a capo della segreteria tecnica del ministero del Tesoro, e che ora è senior advisor della società, guidata in Italia da Domenico Del Borrello.

Muzinich è specializzata su una singola asset class: il comparto obbligazionario corporate. Con mandati su misura e 11 fondi, distribuiti tramite partnership bancarie, ma anche con una consolidata esperienza nel campo dei private debt. Che cosa significa? «Finanziamo con una quota aggiuntiva rispetto a quella ottenuta tramite canali bancari le piccole imprese che offrono garanzia di saper creare economie diversificate e opportunità di impiego nelle loro comunità», spiega Muzinich. Se ne occupano oltre 100 gestori e analisti.

Il primo fondo di private debt in Italia risale al 2011-2012, mentre correva la difficile stagione della crisi dei Btp. Una forma di partecipazione, quella del private debt, che non prevede posti a sedere nei consigli di amministrazione (come avviene invece con il private equity e il venture capital), ma che richiede in ogni caso un’attenta expertise dei candidati. «Evitiamo, per esempio, gaming, leisure ma anche servizi turistici senza una presenza storica e consolidata», spiega ancora. Ma quali aziende scegliete? «Devono avere tre caratteristiche fondamentali: buon business, buon management e una convincente struttura finanziaria», dice Muzinich. Che non fa nomi, ma enumera alcuni settori made in Italy in cui cercare occasioni: packaging, farmaceutica, moda, alimentare.

Le tre incognite

Che cosa pensa dei tre grandi problemi attuali, l’inflazione, la guerra e la crisi energetica? «Stiamo assistendo ad una serie di comportamenti irrazionali», dice Muzinich riferendosi all’assetto geopolitico del mondo scosso dal conflitto e in cerca di nuovi equilibri. Per quanto riguarda l’inflazione, invece, occorre entrare nell’ordine di idee che veniamo da un periodo eccezionale di tassi a zero e che questo è un tempo di transizione verso una maggiore normalità. «Il costo della vita si stabilizzerà, a livelli più bassi di quelli attuali. Ma non ritornerà sotto quel 2% che le banche centrali ritengono desiderabile»», dice ancora Muzinich.

Un costo della vita più elevato e tassi ben più alti di quelli a cui eravamo abituati favorirà una minor speculazione: sui mercati si rischia di meno se il denaro non è più gratis. Vede nel futuro un intensificarsi di default aziendali? «Non credo. Tante aziende sono riuscite a rifinanziarsi a tassi molto bassi subito dopo la pandemia. Quindi il numero di quelle con l’acqua alla gola dovrebbe essere ancora sotto controllo».

Per i fondi della casa la difesa del capitale è una caratteristica fondativa. In 33 anni di attività i suoi portafogli hanno offerto uno dei più bassi livelli di default tra gli asset management specializzati sulle obbligazioni corporate (0,13% annualizzato contro il 3,32%, media di mercato).

© Regiopress, All rights reserved