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10.10.2022 - 11:40
Aggiornamento: 14:40

Inflazione, l’Fmi verso allarme sull’economia mondiale

Il Fondo monetario internazionale è preoccupato: guerra in Ucraina, pandemia e ora carovita non lasciano tregua. E in Italia sarà un 2022 a crescita zero

Ansa / Ats, a cura di Red.Web
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Keystone
La preoccupazione aumenta

L’economia mondiale vacilla sotto il peso della guerra in Ucraina, della pandemia e di un’inflazione che non lascia tregua. Il Fondo monetario internazionale (Fmi) si appresta a lanciare l’allarme su una situazione sempre più complessa e pericolosa, che rischia di causare una recessione. La direttrice generale Kristalina Georgieva, presentando le riunioni annuali dell’Fmi, ha detto chiaramente, senza giri di parole, che "le cose peggioreranno prima di andare meglio". La stima del Fondo è che "un terzo dell’economia mondiale sperimenterà almeno due trimestri consecutivi di contrazione quest’anno o il prossimo. E anche in caso di crescita positiva, la sensazione sarà quella di recessione a causa del calo dei redditi reali e dell’aumento dei prezzi", ha spiegato Georgieva individuando nella lotta all’inflazione una priorità.

I prezzi galoppano negli Stati Uniti e nell’Unione europea, e il taglio della produzione petrolifera dell’Opec+ rischia di esacerbare ulteriormente le pressioni inflazionistiche sulle due sponde dell’Atlantico e non solo. La segretaria al Tesoro americano Janet Yellen ha bollato la riduzione come "inutile e poco saggia", negativa per l’economia mondiale e "non appropriata nelle circostanze che ci troviamo ad affrontare".

Giovedì i dati americani aggiornati

Per contenere la corsa dell’inflazione la Fed ha avviato una aggressiva campagna di rialzi dei tassi di interesse, che l’ha già portata ad alzare il costo del denaro dello 0,75% per tre riunioni consecutive. Il prossimo appuntamento è in novembre, quando la stessa Fed potrà contare su un quadro economico più preciso per decidere. Una delle informazioni chiave è attesa giovedì 13 ottobre, quando saranno pubblicati i dati sull’inflazione americana in settembre, attesa dagli analisti in lieve rallentamento all’8,1% rispetto all’8,3% di agosto. Un calo che probabilmente non sarà sufficiente a modificare la tabella di marcia della Banca centrale americana che, secondo gli analisti, prevede un altro ritocco al rialzo del costo del denaro dello 0,75% a novembre e forse anche a dicembre.

Non sta a guardare neanche la Banca centrale europea (Bce). Christine Lagarde è impegnata in prima linea a combattere l’inflazione con rialzi dei tassi che, comunque, precedono a ritmo più lento rispetto a quelli americani alla luce delle diverse problematiche economiche. "La Bce deve agire per riportare l’inflazione al suo obiettivo che non è ridurre la crescita o causare una recessione, ma la stabilità dei prezzi. E dobbiamo farlo, altrimenti ci sarà un danno per l’economia ancora maggiore", ha detto la presidente dell’Eurotower nelle ultime settimane.

Proprio sulla lotta all’inflazione e sullo stato dell’economia mondiale i ministri finanziari e i governatori delle banche centrali si confronteranno durante le riunioni dell’Fmi, occasione per fare il punto anche in vista di novembre e del G20 dei capi di Stato.

In Italia si va verso la crescita zero

L’economia italiana è ferma da luglio. Nelle previsioni di autunno del Centro studi di Confindustria, il Pil per l’anno 2022 si chiuderà anche meglio delle attese, in crescita del 3,4%. Grazie, però, alla sola crescita già acquisita alla fine del primo semestre. Perché la prospettiva per il Pil 2023 è crescita zero. Il terzo trimestre di quest’anno è piatto, il quarto sarà in arretramento come anche il primo trimestre del 2023, poi ci sarà una ripresa ma a un tasso di crescita decisamente più contenuto.

A pesare è soprattutto lo shock energetico che "abbatte le prospettive di crescita": il Centro studi degli industriali italiani calcola infatti che nel 2022 l’incidenza dei costi energetici sui costi di produzione sale dal 4,6 al 9,8%, con una bolletta energetica di 110 miliardi aggiuntivi rispetto al pre-pandemia. Nella sola manifattura i costi energetici salgono di 43 miliardi. Andrà meglio "se si riuscisse a imporre un tetto di 100 euro al prezzo del gas". In questo caso, il Pil "guadagnerebbe l’1,6% nel biennio".

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