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15.07.2022 - 15:06

Credit Suisse vale sempre meno, ma nessuno la compra

Il valore delle azioni della banca oggi in Borsa è sceso per la prima volta sotto i 5 franchi. Ma i concorrenti sembrano non voler correre rischi

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone

Credit Suisse vale sempre di meno in Borsa – oggi l’azione è scesa per la prima volta nella storia sotto i 5 franchi –, ma nessuno sembra volersi fare avanti per comprare la banca: ci sono infatti buoni motivi per cui i concorrenti preferiscono evitare di rischiarci le dita, spiega la Neue Zürcher Zeitung (NZZ) in un contributo online odierno.

L’istituto è ormai l’ombra di se stesso, affermano i cronisti della testata zurighese. Con il titolo sotto 5 franchi (brevemente stamani a 4,99 franchi: nel pomeriggio a 5,07 franchi) in Borsa vale quindi solo 13 miliardi di franchi: un affare, si direbbe. UBS costerebbe circa quattro volte tanto, Nestlé addirittura più di venti volte. Allo stesso tempo, il valore contabile di CS supera i 40 miliardi di franchi. Ciò significa che, in teoria, qualcuno potrebbe acquistare la banca, scomporla in parti, rivenderle e realizzare un enorme profitto di oltre 25 miliardi di franchi.

Queste considerazioni sono però appunto puramente teoriche, mette in guardia la NZZ: il valore contabile non può essere reso liquido così facilmente. Malgrado ciò non sorprende che con ogni miliardo di valore di mercato che la banca perde le speculazioni sul suo futuro acquistino nuovo slancio. Un mese fa ad esempio si era diffusa la notizia – poi smentita da entrambe le parti – che il gruppo finanziario statunitense State Street volesse acquistare la società elvetica.

In precedenza per operazioni analoghe si erano fatti i nomi di Unicredit, UBS e Deutsche Bank. La maggior parte degli attuali principali investitori della banca non commentano quasi mai il tema sui media, mentre altri, come l’americana Harris Associates, segnalano di non essere fondamentalmente contrari se il prezzo dovesse essere corretto.

Stando alla Neue Zürcher Zeitung vi sono argomenti a favore di una vendita: la banca ha il potenziale per generare un profitto significativamente maggiore rispetto a quanto fatto in tempi recenti. È al secondo posto nella gestione patrimoniale globale (al di fuori degli Stati Uniti), superata solo da UBS. Ha una base di clienti abbastanza fedele in Asia, Medio Oriente e America Latina, per esempio. E anche la divisione elvetica fornisce da anni un contributo costante agli utili. La banca d’investimento è stata ultimamente soggetta a crisi, ma potrebbe generare guadagni elevati nei periodi di congiuntura favorevole. Inoltre quanto più grande è una banca, tanto meno incidono i costi fissi dovuti alla digitalizzazione e alle norme di conformità sempre più ampie.

Credit Suisse non è però mai riuscita a realizzare questo potenziale a causa di una serie di scandali e delle conseguenze della sua scarsa cultura del rischio, scrivono i commentatori della NZZ, che individuano sette motivi per cui nessuno si fa avanti a comprare la banca. Eccoli:

1) Paura della stagflazione - Le azioni CS possono sembrare molto economiche, dato che la società ha perso quasi il 45% del suo valore di mercato nel corso del 2022, ma tutte le banche sono in difficoltà: i relativi indici bancari europei e americani hanno lasciato sul terreno tra il 15 e il 25%. L’attuale inversione di tendenza dei tassi d’interesse è fondamentalmente positiva per gli istituti di credito, perché garantisce maggiori entrate dall’attività di interesse. Ma è accompagnata da alcuni pericoli e incertezze. Se l’inflazione in Occidente andrà completamente fuori controllo le banche centrali dovranno aumentare i tassi di interesse in modo ancora più marcato, il che potrebbe spingere le economie in recessione o addirittura innescare una nuova crisi del debito sovrano in alcuni Stati. Lo scenario orribile dal punto di vista delle banche sarebbe la stagflazione: un ulteriore aumento dei prezzi unito a un’economia reale che langue.

2) I dipendenti - Tutte le acquisizioni aziendali comportano il rischio per gli acquirenti di sopravvalutare il valore dell’oggetto comprato. Prima della transazione vedono l’azienda solo dall’esterno e devono compensare questo deficit di informazioni controllando a fondo i libri contabili del candidato. Le brutte sorprese capitano. Con le banche è particolarmente difficile stabilire se il prezzo di acquisto sia ragionevole: le aziende non possiedono fabbriche o brevetti, il loro potenziale di guadagno e di conseguenza il loro valore dipendono fortemente dai dipendenti e dai clienti. L’esperienza dimostra, tuttavia, che anche le acquisizioni di successo comportano l’abbandono di una parte della forza lavoro: i team di consulenti possono cogliere l’opportunità e passare a un’altra banca con i loro clienti. La maggior parte delle banche cerca di non legare i propri clienti a un solo consulente per evitare che ciò accada.

3) Il fattore banca svizzera e i clienti - In caso di acquisizione i clienti dell’istituto possono anche andarsene se non gradiscono il nuovo proprietario. Le banche elvetiche sono tra i più importanti gestori patrimoniali del mondo e non è un caso: la Confederazione gode di una buona reputazione, è ancora sinonimo di indipendenza, affidabilità e alta qualità del servizio. CS si commercializza anche con l’attributo "Suisse": se ora venisse acquisita da una grande banca statunitense, questo vantaggio andrebbe perso. Ci sono clienti che consapevolmente non lavorano con banche americane: si pensi alle crisi petrolifere degli anni 70 e alle guerre tra il mondo arabo e Israele. Alcuni ricchi dei Paesi arabi hanno portato il loro denaro in Svizzera per proteggerlo da un possibile intervento da parte degli Stati Uniti.

4) Il regolatore - Le grandi banche sono strettamente controllate dalle autorità di regolamentazione dei mercati finanziari di tutto il mondo, soprattutto da quando la crisi finanziaria del 2008 ha dimostrato che il loro crollo rappresenta un rischio sistemico per le economie nazionali. Anche CS è strettamente integrata in questa rete e deve soddisfare le autorità di regolamentazione europee, britanniche e americane, oltre all’Autorità svizzera di vigilanza sui mercati finanziari (Finma). Alcune norme penalizzano le banche particolarmente grandi o impediscono loro di sfruttare appieno le economie di scala che dovrebbero derivare da fusioni e acquisizioni. Una fusione tra UBS e CS sarebbe particolarmente difficile: da un lato, la banca sarebbe troppo grande nel settore domestico svizzero e dovrebbe cederne una parte significativa per motivi di diritto della concorrenza. D’altra parte, entrambe le banche sono di importanza sistemica nel nostro Paese. Si applicano inoltre norme patrimoniali esponenziali: una banca molto grande deve detenere più capitale di due banche indipendenti che insieme hanno le stesse dimensioni. Per gli azionisti di UBS, che si aspettano un elevato rendimento del capitale investito, l’acquisto di CS non è quindi interessante.

5) Le banche hanno altro da fare - Ogni acquisizione di un’azienda comporta elevati costi di opportunità: l’acquirente può fare altro con il denaro e il tempo investiti nell’acquisto. L’integrazione di un’altra banca è estremamente costosa. È necessario garantire che i clienti soddisfino gli standard di conformità della banca, la gestione del rischio deve essere standardizzata, i sistemi informatici spesso non corrispondono. Anche la cultura aziendale, il modo in cui le persone si rapportano tra loro e affrontano i progetti, è molto diversa. Se CS venisse rilevata, i circa 50’000 dipendenti verrebbero nuovamente suddivisi in caselle, livelli e ruoli. Anche questo impedirebbe loro di lavorare in modo produttivo per un periodo di tempo lungo.

6) C’è un’altra bomba in arrivo nei libri contabili di CS? - Un motivo importante per cui CS vale meno di quanto dovrebbe sulla carta è la sua recente serie di disavventure (Archegos, Greensill Capital, Mozambico). Un acquirente deve chiedersi: se la cultura del rischio ha fallito così clamorosamente, ci sono ancora più scheletri nell’armadio? Gli investitori apprezzano di più i profitti prevedibili e stabili che gli alti e bassi irregolari. Ci vorrà tempo prima che l’impresa, che negli ultimi trimestri ha ripetutamente riservato sorprese negative, riesca a trasmettere nuovamente questa stabilità.

7) La dirigenza - Se la direzione e il Consiglio di amministrazione si oppongono a un’acquisizione, sarà molto difficile per un acquirente: l’esempio di Saint Gobain e Sika lo dimostra. L’entità della resistenza interna dipende certamente dalla costellazione. Ma gli azionisti di Credit Suisse difficilmente sarebbero di grande aiuto per i possibili acquirenti: negli ultimi anni hanno fatto una pessima figura e non sono stati in grado di guidare la banca sulla strada giusta nonostante le scarse prestazioni. Sarebbe una sorpresa se riuscissero a prevalere sui vertici della banca, conclude la NZZ.

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