14.07.2022 - 13:52
Aggiornamento: 15:36

Prezzi alla produzione e all’importazione in continuo aumento

In Svizzera indice a 109,8 punti. Rispetto a maggio sono più cari in particolare i prodotti petroliferi, alcuni articoli per l’edilizia e i latticini.

Ats, a cura di Red.Web
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Keystone

I prezzi alla produzione e all’importazione si confermano in aumento in Svizzera: in giugno il relativo indice calcolato dall’Ufficio federale di statistica (Ust) si è attestato a 109,8 punti, con una progressione dello 0,3% rispetto a maggio e un incremento del 6,9% in confronto allo stesso periodo del 2021.

Nel dettaglio, per quanto riguarda il dato sui soli prezzi alla produzione – che mostra l’evoluzione dei prodotti indigeni – si è assistito a una crescita rispettivamente dello 0,2% (mese) e del 4,4% (anno), con un indice a 106,0 punti. Nel confronto con maggio sono diventati più cari in particolare i prodotti petroliferi, alcuni articoli per l’edilizia e i latticini.

Il secondo sottoindice, quello dei prezzi all’importazione, presenta un incremento rispettivamente dello 0,6% e del 12,1%, con un indice a 117,9. Si è dovuto pagare di più – nel paragone mensile – soprattutto anche in questo caso per i prodotti petroliferi, ma il costo è aumentato pure per gli autoveicoli e i loro componenti, come pure per computer e diverse altre forniture. Meno cari sono risultati per contro gas naturale e metalli.

L’indice dei prezzi alla produzione e all’importazione è un indicatore congiunturale che riflette l’andamento dell’offerta e della domanda sui mercati dei beni, spiegavano gli specialisti dell’Ust di Neuchâtel in una pubblicazione di qualche tempo fa. Rappresenta quindi l’espressione del concorso di vari fattori, tra i quali in particolare i cambiamenti in atto nelle strutture di mercato, nelle condizioni generali, nella produttività, nei tassi di cambio e nella globalizzazione economica.

Il dato è considerato un indicatore importante per capire lo sviluppo dei prezzi al consumo (cioè l’inflazione), poiché i costi di produzione sono normalmente trasferiti sui prodotti finali. Tuttavia mostra oscillazioni significativamente più marcate ed è molto più volatile a causa della forte dipendenza dalle materie prime.

Come noto il tema dell’inflazione figura ormai al primo posto nell’agenda economica mondiale, con i paesi avanzati alle prese con tassi che non si vedevano da decenni. A titolo d’esempio negli Stati Uniti – è notizia di ieri – il rincaro annuo si è attestato al 9,1% in giugno, segnando un massimo dal 1981. Nell’Eurozona è stato toccato l’8,6%, un livello mai registrato da quando è stata creata l’Unione economica e monetaria. Anche in Svizzera i prezzi al consumo stanno aumentando, sebbene in modo un po’ meno marcato: nel sesto mese dell’anno il relativo indice è salito del 3,4% su base annua: per ritrovare un valore così alto bisogna risalire all’ottobre 1993.

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