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10.06.2022 - 20:22
Aggiornamento: 20:55

L’inflazione Usa vola ai massimi, i mercati affondano

Tonfo a Wall Street: solo nell’Ue bruciati 265 miliardi. La Borsa svizzera chiude in calo del 2,10%

Ansa, a cura de laRegione
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L’iconica Wall Street (Keystone)

La galoppata dell’inflazione americana, schizzata ai massimi da 40 anni, e la stretta sui tassi annunciata dalla Bce affondano le Borse. Un venerdì nero per le piazze finanziarie mondiali. Quelle europee chiudono in profondo rosso bruciando 265 miliardi di dollari, con Milano, la peggiore, che perde il 5,17% e vede andare in fumo 39 miliardi. Non va meglio a Wall Street, dove i listini accusano perdite fra il 2 e il 3% con la corsa dei prezzi che aumenta le chance di una Fed ancora più aggressiva.

Il balzo dell’inflazione negli Stati Uniti all’8,6% in maggio, ben oltre le attese degli analisti, apre infatti la strada a strette decise da parte della banca centrale americana. Un ritocco da mezzo punto percentuale è dato ormai per scontato alla riunione della prossima settimana, e l’attenzione degli analisti e degli investitori è tutta concentrata sugli appuntamenti successivi. Le chance di un rialzo dei tassi da 75 punti base in luglio aumentano, così come quelle di un altro rialzo da mezzo punto a settembre.

Trema anche la Casa Bianca

Un ciclo di strette aggressivo che spaventa Wall Street, sempre più preoccupata da una possibile recessione. Trema anche la Casa Bianca di Joe Biden che sul caro-vita rischia di perdere le elezioni di metà mandato di novembre.

La frustrazione fra gli americani infatti sta crescendo, soprattutto per un caro-benzina che non lascia tregua: servono ormai 100 dollari per il pieno di un’auto. E la frustrazione potrebbe tradursi in una fuga dal partito democratico e in un Biden che, senza la maggioranza in Congresso, si ritroverebbe ‘anatra zoppa’ negli ultimi due anni di presidenza. "Faremo il possibile per far calare i prezzi", assicura il presidente americano, notando come "l’inflazione non sta calando rapidamente"

Da colomba a falco

La volata dell’inflazione negli Stati Uniti e l’attesa di una Fed ‘falco’ sono una doccia fredda anche per le piazze finanziarie europee, già innervosite dal repentino cambio di rotta della Bce. Dopo anni di politica monetaria accomodante Christine Lagarde ha abbandonato i toni da ‘colomba’ annunciando l’addio dopo sette anni agli acquisti di debito pubblico da parte della Bce e un primo rialzo dei tassi a luglio da un quarto di punto, cui ne seguirà un altro già a settembre probabilmente da mezzo punto.


Christine Lagarde (Keystone)

Chi si attendeva che la svolta fosse accompagnata da uno ‘scudo anti-spread’ è rimasto deluso: l’Eurotower, si è impegnata solo a parole, senza darsi una soglia di intervento. E proprio la mancanza di questo paracadute a sostegno dei titoli di Stato dei Paesi periferici innesca una fuga degli investitori dagli Stati europei più indebitati, causando un’impennata dei loro costi di finanziamento. Lo spread fra Btp e Bund è arrivato fino a 225 punti, ovvero a un livello che non si vedeva dal febbraio del 2014 e superiore all’impennata vista nel 2018. I redimenti sui bond greci a 10 anni sono saliti di 0,23 punti percentuali al 4,28%, oltre i massimi toccati durante la pandemia. Tensioni si sono registrate anche sul debito spagnolo e portoghese dilagando poi anche alle banche europee, molte della quali hanno in portafoglio quote importanti di debito sovrano.

Al nuovo scossone sui mercati globali guardano con preoccupazione gli analisti, agitati dalla strette repentine, aggressive e in contemporanea delle principali banche centrali. E soprattutto alle loro conseguenze su un’economia mondiale che non ha ancora recuperato in pieno dalla crisi della pandemia e si ritrova già alle prese con la paura di una recessione, o ancora peggio di una stagflazione.

Giù anche Zurigo

Altra seduta negativa per la borsa svizzera, che dopo un inizio di settimana titubante ha proseguito sprofondando sempre più in territorio negativo. L’indice Smi ha terminato a 11’084.62 punti, in calo del 2,10%, mentre l’Spi ha perso l’1,92% a 14’246.11 punti.

Il mercato elvetico, come d’altronde le altre piazze continentali e Wall Street, ha sofferto degli annunci fatti ieri della Banca centrale europea (Bce), che ha lasciato i tassi fermi, indicando però che intende alzarli di 25 punti base nella riunione di luglio.

A smorzare ulteriormente gli ardori sono giunti pure i dati riguardanti l’inflazione degli Stati Uniti: i prezzi al consumo in maggio sono saliti dell’8,6%, sopra l’8,3% atteso dagli analisti. Il dato costituisce un massimo degli ultimi 40 anni.

Anche l’altro dato proveniente da Oltreoceano, quello riguardante la fiducia dei consumatori americani pesa fortemente sui listini: il rispettivo indice Michigan è crollato ai minimi storici, scendendo in giugno a 50,2 dal 58,4 maggio. Il dato è inferiore alle attese degli analisti che scommettevano su 58,1.

Per quanto concerne la piazza elvetica, tutti i titoli hanno chiuso oggi al di sotto della linea di demarcazione. Ha pesato in maniera particolare Credit Suisse, crollato a -5,72% (a 6.198 franchi) dopo che ieri sera il gruppo finanziario statunitense State Street ha smentito le voci di un progetto di acquisizione della grande banca. Il titolo è sceso nel pomeriggio ampiamente sotto al 6%: si è trattato della peggior seduta da marzo, quando aveva toccato il minimo assoluto di 6.10 franchi per azione.

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