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09.06.2022 - 19:28
Aggiornamento: 19:58

‘Inizio anno difficile, i bitcoin si sono rivelati inaffidabili’

Gli analisti di Ubs tracciano un bilancio del 2022: ‘L’inflazione diminuirà ma i prezzi resteranno alti’. Preoccupa l’approvvigionamento energetico

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Ti-Press
Da inizio anno il loro valore è crollato

Per i mercati finanziari quello del 2022 è stato il peggior inizio d’anno dal 1981. Uno dei settori più colpiti è sicuramente l’industria, che soffre il rincaro di energia e materie prime. C’è però chi sta peggio. Stiamo parlando del mondo delle criptovalute. «Alla prova del nove hanno deluso le promesse: non sono né riuscite a diversificare i mercati né a evitare l’inflazione», afferma il chief investment officer di Ubs Matteo Ramenghi. «Siamo da sempre molto critici sui bitcoin e le altre criptovalute. Ci siamo sbagliati per alcuni anni, perché le loro quotazioni salivano. Ora invece sono crollate. Il bitcoin ha perso un terzo del suo valore, ed è la valuta che ha fatto meglio. ‘Coinbase’, il mercato dove vengono scambiate, ha fatto registrare una perdita del 70-75%» prosegue la senior credit analyst Elena Guglielmin. «Sono asset altamente speculativi che non consigliamo ai nostri clienti di avere nei loro investimenti strategici». Discorso diverso secondo i due esperti di Ubs per quanto riguarda il blockchain, la tecnologia sulla quale si basano le criptovalute. «Piuttosto che nei bitcoin raccomandiamo d’investire in questo ambito, che ha possibilità d’applicazione nei più svariati settori».

‘Senza regolamentazione nessun futuro’

A complicare l’affermarsi delle criptovalute è soprattutto l’assenza di una regolamentazione. «La Cina ha vietato i bitcoin e la presidente della Banca centrale europea Christine Lagarde è stata chiara: senza una regolamentazione non ci sarà nessun futuro per queste valute nei mercati regolati», spiega Guglielmin. Anche la tecnologia blockchain presenta comunque un problema non di poco conto: il consumo energetico. «La tecnologia è estremamente interessante e offre una grandissima sicurezza. Ma replicare un dato su una miriade di terminali diversi, come succede nel blockchain, ha un consumo energetico elevatissimo. Se non si risolve questo problema difficilmente ci potrà essere una vera rivoluzione di questo tipo».

‘Europa e Stati Uniti hanno un’inflazione diversa’

Di grande attualità è ovviamente il tema dell’inflazione, che sta colpendo in modo diverso Europa e Stati Uniti. «Negli Usa l’aumento dei prezzi riflette la salute della loro economia. I salari aumentano e c’è una grande mobilità tra i lavoratori, che spesso cambiano impiego per ottenere delle condizioni più vantaggiose. Nel vecchio continente invece l’inflazione è totalmente frutto del rincaro delle materie prime», dice Guglielmin. All’orizzonte c’è quindi il rialzo dei tassi d’interesse da parte della Banca centrale europea (Bce). «Ci si avvia verso tassi positivi, un aumento motivato esclusivamente dalla lotta all’inflazione». Un andamento che seguirà anche la Svizzera. «Nel nostro paese abbiamo ‘il lusso’ di non dover aumentare forzatamente i tassi a causa dell’inflazione, che resta contenuta (2,2%). L’economia svizzera sta andando sostanzialmente bene, anche i settori che erano un po’ indietro, come il turismo e i servizi, stanno recuperando. È però importante uscire dai tassi d’interesse negativi, per avere maggiore margine di manovra e riuscire a sganciarsi dalla politica monetaria europea». In ogni caso sembra scongiurato un rischio di recessione: «Il 2021 è stato ottimo e la ripresa della crescita solida. Ci aspettiamo una diminuzione dell’inflazione, ma non dei prezzi. Le materie prime resteranno costose e quindi il potere d’acquisto dei cittadini europei è destinato a restare più basso». In quest’ottica, ribadiscono Ramenghi e Guglielmin, sarà importante il dibattito legato all’aumento dei salari e della retribuzione minima.

‘Difficile l’alternativa energetica, la Russia era partner affidabile’

Un tema di grande discussione alle nostre latitudini è anche quello legato al costo del carburante, con la Svizzera che ha deciso (a differenza di altri paesi) di non tagliare o sospendere parte delle imposte. «In Italia, per esempio, la situazione è un po’ diversa, con le accise che erano già più alte del dovuto prima della guerra in Ucraina. Ogni paese ha adottato misure differenti, anche se si vede un fil rouge: a breve termine si è voluto sgravare famiglie e imprese. La seconda risposta è stata invece la ricerca di nuovi fornitori» spiegano gli analisti. «Non sarà facile. La Russia si è rivelata un partner affidabile. L’unica alternativa strutturale è il rinnovabile, ma ci vorranno anni per riuscire a poter soddisfare completamente la domanda». Quello dei rifornimenti energetici resta quindi una problema di difficile soluzione.

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