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25.01.2022 - 09:11
Aggiornamento: 09:31
Ats, a cura de laRegione

Credit Suisse, le vendite di immobili salvano il 4° trimestre

La banca prevede un risultato stabile per il quarto trimestre 2021. Gli incassi dalle vendite immobiliari compensano le uscite per controversie legali

La grande banca Credit Suisse ha annunciato oggi di prevedere un risultato netto grossomodo stabile per il quarto trimestre del 2021. Gli accantonamenti per le controversie legali pesano negativamente sui conti per 500 milioni di franchi, ma sono compensati parzialmente da 225 milioni incassati con vendite immobiliari, si legge in un comunicato odierno. I risultati definitivi verranno pubblicati il prossimo 10 febbraio.

Dopo gli scandali Archegos e Greensill, la banca recentemente è stata scossa dalla partenza del controverso presidente del consiglio di amministrazione António Horta-Osório, sostituito con effetto immediato dall’ex top manager di UBS Axel Lehmann. A influenzare negativamente l’ultimo trimestre dello scorso anno sono però in particolare una serie di casi in cui il gruppo - senza entrare nei dettagli - ha già cercato accordi e che riguardano principalmente vecchie controversie legali legate all’investment banking, spiega Credit Suisse.

Inoltre, l’attività non ha avuto lo stesso rendimento nell’ultimo trimestre. In particolare, le entrate basate sulle transazioni sono diminuite: il declino ha interessato sia l’investment banking, sia l’attività di gestione patrimoniale. Ciò, scrive il numero due bancario elvetico, riflette il solito rallentamento stagionale. Tuttavia, Credit Suisse si attende anche un “ritorno a condizioni commerciali più normali” dopo l’ambiente eccezionale che ha caratterizzato la maggior parte del 2020 e del 2021. Nella gestione patrimoniale, l’attività ha subito un significativo rallentamento nelle divisioni International Wealth Management - attività strategica del gruppo - e Asia Pacific.

Quanto annunciato oggi non rappresenta una vera sorpresa per il mercato: già a inizio novembre, in occasione della pubblicazione dei risultati del terzo trimestre, Credit Suisse aveva reso noto di aspettarsi un’altra perdita per gli ultimi tre mesi dell’anno. La causa, in particolare, è una rettifica di valore da 1,6 miliardi di franchi in relazione all’ammortamento del goodwill rimanente nell’investment banking.

Questo deriva principalmente dalla banca d’investimenti americana Donaldson, Lufkin & Jenrette, acquisita nel 2000. Si tratta tuttavia di “costi senza effetti sulla liquidità”, che non ridurranno né le quote di capitale del gruppo né i loro valori contabili materiali, assicurava il numero due bancario elvetico.

Per l’intero 2021 l’istituto prevedeva a inizio novembre un ulteriore calo dei volumi di mercato, dato che la situazione sulle piazze azionarie si è normalizzata rispetto ai massimi registrati l’anno scorso. Nella banca d’investimenti dovrebbe inoltre avere ripercussioni sui ricavi derivanti dalla negoziazione e vendita di azioni l’abbandono della maggior parte dei “prime services” (all’origine del caso Archegos). Il consiglio di amministrazione e la direzione desiderano infatti ridurre l’esposizione al rischio dell’istituto dopo le recenti controversie.

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