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(Ti-Press)
Economia
16.09.2021 - 12:210
Aggiornamento : 15:46

In Svizzera la disoccupazione Ilo è al 5%, più che in Germania

Il dato tiene conto delle persone che non hanno un impiego, hanno cercato lavoro nelle quattro settimane precedenti e sono disponibili a lavorare

Rimane elevata la disoccupazione Ilo in Svizzera: nel secondo trimestre il tasso si è attestato al 5%, contro il 5,8% registrato nei primi tre mesi dell’anno e il 4,6% dello stesso periodo del 2020. Si tratta di un valore sensibilmente superiore a quello che si osserva ad esempio in Germania e in diversi paesi dell’Europa dell’est.

Il dato emerge dalla rilevazione sulle forze di lavoro in Svizzera (Rifos) pubblicata oggi dall’Ufficio federale di statistica (Ust). Un disoccupato ai sensi dell’Ufficio internazionale del lavoro (ILO) è una persona che non ha un impiego, che ha cercato un lavoro nelle quattro settimane precedenti ed è disponibile a lavorare. La Segreteria di Stato dell’economia (Seco) calcola invece le persone iscritte agli uffici regionali di collocamento: in giugno il tasso di disoccupazione Seco era del 2,8%, in maggio del 3,1% e in aprile del 3,3%.

Tornando ai dati ILO relativi al secondo trimestre, va notata la netta progressione annua delle donne senza lavoro (+0,8 punti al 5,2%) e la ancora più sensibile avanzata dei disoccupati stranieri (+1,6 punti al 9,2%). In generale particolarmente colpiti (9,7%) sono coloro che non dispongono di una formazione post obbligatoria.

Rispetto ai dati Seco quelli ILO hanno il vantaggio di poter essere meglio confrontati a livello internazionale. Ecco così che la disoccupazione in Svizzera (5%) appare più elevata che in numerose altre nazioni come Germania (3,7%), Cechia (3,0%), Ungheria (4,1%), Paesi Bassi (3,3%), Polonia (3,7%) o Slovenia (4,4%). La Francia è al 7,6%, l’Italia al 9,6%; l’Ue nel suo insieme è al 7,2%, l’Eurozona al 7,9%.

L’Ust ha reso noto anche dati più generali sul lavoro: le persone occupate nel secondo trimestre erano 5,04 milioni, lo 0,3% in più di gennaio-marzo e lo 0,5% dello stesso periodo del 2020. Interessante risulta anche il forte aumento (+9,9%) su base annua delle ore effettive di lavoro settimanali per persona occupata, che sono tornate quasi al livello pre-pandemia.

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