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Sfefan Gerlach, Franco Polloni e Moz Afzal, l’anno scorso in presenza, oggi in video conferenza
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21.01.2021 - 17:570
Aggiornamento : 22.01.2021 - 10:49

La velocità della ripresa dipenderà da quella dei vaccini

Stando agli economisti di Efg, la pandemia di coronavirus sta cambiando i paradigmi di consumo con il boom dell’e-commerce

La crisi pandemica condizionerà ancora l’economia mondiale. La ripresa economica, dopo un anno difficile, si manifesterà sì nel corso del 2021, ma sarà ancora debole nella prima parte dell’anno. «Il sentiero di crescita dipenderà fondamentalmente dalla velocità con cui si procederà con la vaccinazione anti-Covid in tutte le principali economie mondiali», ha spiegato Moz Afzal, Global Cio di Efg Asset management e Ceo di Efg Asset management (UK), durante il tradizionale incontro con la stampa d’inizio anno. Incontro svoltosi rigorosamente in videoconferenza, come impongono le regole anti-Covid. «A questo si aggiunge anche il fattore rapidità del ritiro delle misure di confinamento e il livello di fiducia dei consumatori», precisa l’economista di Efg. C’è comunque ottimismo per quanto riguarda il futuro. Il fatto che la crescita sia sincronizzata in tutte le principali economie, lascia intendere che ci potrà mettere alle spalle questo brutto periodo abbastanza in fretta. La crisi pandemica ha anche accelerato alcune tendenze in atto come quella della digitalizzazione. «Il cambio di paradigma dei consumatori condizionerà l’anno appena iniziato e anche i prossimi. In alcune economie importanti, come gli Stati Uniti e la Gran Bretagna, la tendenza alla crescita dell’e-commerce era già presente prima della pandemia di coronavirus. Nella prima metà del 2020 l’aumento di questa tendenza è stata molto pronunciata», ha ricordato Afzal. Stessa dinamica anche in altre paesi. In Spagna e Italia, che storicamente hanno una quota di e-Commerce più bassa (tra il 5 e il 10%) rispetto ad altri paesi europei, l’ulteriore crescita è stata ancora più elevata che altrove. Altre tendenze che segneranno il prossimo futuro saranno la continuazione del processo di elettrificazione dell’autotrasporto e l’aumento degli investimenti nel settore delle energie rinnovabili. Cambiamenti dettati dall’agenda climatica.

A ogni modo il ruolo dei governi e delle banche centrali resterà fondamentale nel processo di ricostruzione economica. «I governi hanno incrementato fortemente i loro bilanci con conseguente indebitamento. I deficit non verranno recuperati tanto in fretta e ci vorranno anni per rientrare», afferma da parte sua Daniel Murray, Deputy Cio & capo della ricerca di Efg Asset management che fa notare che l’inflazione, nonostante massicci interventi monetari, è ancora bassa. Ci si riferisce sempre alle principali economie occidentali.

E per quanto riguarda la Svizzera? «Già nel corso del 2020 si è notata una tendenza alla ripresa, dopo il tonfo del Pil della scorsa primavera, molto più rapida rispetto ad altri paesi europei. Per quanto riguarda il 2021, la crescita si consoliderà nella seconda parte dell’anno», spiega invece Gianluigi Mandruzzato, economista senior presso Efg Asset management a Lugano che precisa che la dinamica dei prezzi è tornata negativa (deflazione) mentre i tassi d’interesse rimangono a livelli storicamente bassi (sotto lo zero). Il franco svizzero si è ulteriormente rafforzato. «La recente inclusione, da parte degli Stati Uniti, della Svizzera tra i manipolatori di valute non ha senso», ha affermato Mandruzzato.

Il bilancio della Banca nazionale svizzera, a ogni modo, resta a livelli record. «Gli attivi della Bns sono pari a circa mille miliardi di franchi, con utili cumulati, dal 201, pari a 159 miliardi di cui 18,7 miliardi versati a Confederazione e Cantoni», fa notare Stefan Gerlach, capo economista presso Efg Bank a Zurigo. Si pone la domanda se questa distribuzione di utili possa essere aumentata a favore delle finanze pubbliche. La riserva di valuta, da cui si attinge, è pari a ben 79 miliardi. Se la Bns consegue delle perdite, queste sono coperte dalla riserva di distribuzione pari a 83 miliardi di franchi. Un dibattito, quello di destinare più utili ai Cantoni e alla Confederazione, di cui si discute anche in Ticino. Altrove, addirittura, si pensa di annullare il debito pubblico in mano alle banche centrali come misura straordinaria.

 

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