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Un caffè riparazione dell'Acsi (prima del Covid) (Archivio Ti-Press)
Economia
21.10.2020 - 09:450
Aggiornamento : 10:07

I consumatori chiedono un ‘bollino di riparabilità’

Secondo un sondaggio dell’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori gli svizzeri sono pronti a pagare di più per prodotti riparabili

I consumatori svizzeri vogliono prodotti che durino più a lungo e siano riparabili, anche a costo di pagarli di più. È quanto emerge da un sondaggio realizzato a livello nazionale dall’Alleanza delle organizzazioni dei consumatori.

Una larga maggioranza (98%) vuole per un sistema di etichettatura che valuti la riparabilità di prodotti come elettrodomestici o apparecchi elettronici, una richiesta che verrà ora portata in Parlamento a Berna.


Al sondaggio hanno partecipato 2’665 consumatori svizzeri. Una partecipazione, osserva l'Acsi (Associazione consumatrici e consumatori della Svizzera italiana) in un comunicato, che dimostra il forte interesse suscitato dalla tematica della riparabilità. In seguito all’introduzione da parte dell’Ue del concetto di diritto alla riparazione, in Francia a partire dal 2021 smartphone, computer portatili, televisori, lavatrici e tagliaerba saranno i primi prodotti a dover essere muniti di un’etichetta denominata “indice di riparabilità”, che valuterà il grado di riparabilità dei prodotti secondo criteri oggettivi. Ciò porterà i produttori a proporre prodotti più longevi e riparabili, a vantaggio dell’ambiente e del portafoglio. 

Per la maggioranza dei partecipanti al sondaggio la possibilità che un elettrodomestico duri a lungo è un fattore decisivo (64%) o importante (35%) nella scelta di acquisto. Solo l’1% lo ritiene un fattore secondario. Un’etichetta che valuti secondo criteri oggettivi la riparabilità dei prodotti sarebbe un fattore decisivo (58%) o importante (39%) per la netta maggioranza dei consumatori. Il 96% sarebbe disposto a pagare di più per un prodotto che fornisca precise garanzie in fatto di riparabilità, anche se il 38% precisa: solo di poco. Il 97% afferma di aver già dovuto buttare almeno una volta un oggetto ancora in buono stato soltanto perché il costo della riparazione era troppo elevato o non erano disponibili i pezzi di ricambio. Al 34% è successo “molte volte”. Il 77% sarebbe favorevole a un divieto alla vendita di alcuni prodotti impossibili da riparare.

 

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