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Thomas Jordan, presidente della Bns, oggi in conferenza stampa (Keystone)
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18.06.2020 - 16:500
Aggiornamento : 21:41

Bns: Svizzera in profonda recessione, le banche ok

La Banca nazionale prevede una contrazione del Pil dello 6%. Massicci interventi per frenare il rafforzamento del franco e i rischi del mercato immobiliare

La Svizzera è entrata in una profonda recessione: lo osserva la Banca nazionale svizzera (BNS), che prevede per l'anno in corso una contrazione del prodotto interno lordo (Pil) del 6% circa. L'istituto considera quindi tuttora essenziale la sua politica monetaria espansiva, orientata agli interessi negativi per evitare un rafforzamento ritenuto eccessivo del franco.

La pandemia da coronavirus e le misure adottate per contenerla hanno determinato, sia all'estero che nella Confederazione, una forte contrazione dell'attività economica e un calo dell'inflazione, sottolinea la BNS in un comunicato odierno. La politica espansiva permane quindi "necessaria per garantire condizioni monetarie adeguate nel nostro paese".

Il tasso guida viene mantenuto fermo al -0,75% e sono confermati anche gli interessi negativi, pure del -0,75%, sui conti giro presso la BNS, cioè quelli a carico delle banche che "parcheggiano" il loro denaro presso l'istituto. Altro tradizionale aspetto della comunicazione dell'entità guidata da Thomas Jordan: viene ribadita la disponibilità a procedere a interventi più massicci sul mercato dei cambi. Nel quadro delle misure per far fronte al Covid-19 viene inoltre fornita ulteriore liquidità al sistema bancario, sostenendo in tal modo l'erogazione di crediti alle aziende a condizioni favorevoli. Finora sono stati messi a disposizione circa 10 miliardi di franchi.

La conferma di questi aspetti, ampiamente prevista dagli analisti, non rappresenta una sorpresa. L'interesse degli investitori, alla vigilia del tradizionale esame trimestrale della situazione economica e monetaria, era quindi focalizzato sulle prospettive congiunturali. Si trattava in particolare di sapere se la BNS si sarebbe accodata al pessimismo mostrato da altre grandi banche centrali, sulla scia della crisi innescata dal Covid-19.

La pandemia ha fatto precipitare l'economia mondiale in una grave recessione, ricordano gli esperti di Jordan. Le misure di contenimento hanno limitato significativamente le possibilità di produzione e di consumo, determinando in molti paesi un crollo congiunturale già nel primo trimestre, La contrazione del Pil dovrebbe risultare ancora più marcata nel secondo trimestre.

Nel suo scenario di base per l'economia mondiale la BNS si attende che sarà possibile evitare nuove ondate di contagi, ma sottolinea che il grado di incertezza è elevato, con un'evoluzione che potrebbe essere sia più che positiva che più negativa.

Nonostante i segnali di ripresa rilevati in maggio la Banca nazionale si attende che, come all'estero, anche in Svizzera la ripresa economica rimanga in un primo tempo incompleta e che il Pil non ritorni al suo livello pre-crisi. La flessione del Pil sarà "di circa il 6%" nel 2020. Se dovesse confermarsi questo dato si tratterebbe della diminuzione più sensibile dalla crisi petrolifera degli anni 70, sottolinea lo stesso istituto.

L'accelerazione dell'attività economica nella seconda metà dell'anno dovrebbe tradursi in una crescita nettamente positiva nel 2021: la BNS non avanza però cifre concrete. Nel precedente esame trimestrale, risalente al 19 marzo, la BNS non aveva presentato numeri nemmeno per il 2020, limitandosi ad affermare che "la crescita sull'intero anno potrebbe risultare negativa".

Rispetto a tre mesi fa sono anche cambiate le previsioni sull'inflazione, parametro cardine per tutte le banche centrali. Per l'anno in corso la stima è del -0,7% (-0,3% in marzo); nel 2021 il tasso dovrebbe salire, restando tuttavia ancora leggermente negativo, al -0,2% (+0,3%), per poi tornare positivo al +0,2% (+0,7%) nel 2022. Il pronostico si basa basa sull'assunto che il tasso guida BNS rimanga pari a -0,75% lungo l'intero orizzonte temporale.

Le banche svizzere dovrebbero resistere a crisi coronavirus

La crisi del coronavirus e le prospettive economiche fortemente offuscate pongono le banche svizzere di fronte a grandi sfide. Secondo la Banca nazionale svizzera (BNS), tuttavia, anche la maggior parte degli istituti che si concentrano sul mercato interno dovrebbe sopravvivere a questa tempesta.

Nell'attesa che l'economia globale guarisca le sue ferite e torni alla normalità, le banche elvetiche dovranno stringere i denti, ha sottolineato la BNS nel suo "Rapporto sulla stabilità finanziaria 2019" pubblicato oggi. Ciò vale in particolare per UBS e Credit Suisse.

La Banca nazionale prevede un peggioramento dei risultati della gestione patrimoniale e dell'investment banking per questi due istituti di importanza sistemica. Ciononostante ritiene che UBS e Credit Suisse siano ben capitalizzate e ben posizionate per affrontare le difficoltà senza grossi ostacoli.

Le cinque banche svizzere a rischio sistemico - UBS, Credit Suisse Banca cantonale di Zurigo, Raiffeisen e PostFinance - non devono tuttavia abbassare la guardia riguardo al regolamento. L'attuale predisposizione delle normative "too big to fail" è ancora necessaria, indica BNS.

L'entità degli effetti coronavirus sulle banche nazionali è ancora molto incerta. Gli istituti orientati verso il mercato interno saranno confrontati a difficoltà in qualche modo diverse, ma dovrebbero rimanere complessivamente redditizi, indica la BNS. Tuttavia "un certo numero" andrà in perdita.

Rischio del mercato immobiliare

Il mercato immobiliare continua a essere fonte di preoccupazione per la BNS, soprattutto con la crisi del coronavirus. Gli squilibri del mercato ipotecario svizzero sono ancora presenti e rappresentano un rischio.

E una recessione più lunga e profonda di quanto ipotizzato nello scenario di base potrebbe innescare una correzione dei prezzi nel mercato immobiliare residenziale. Inoltre, l'aumento della disoccupazione rischia di accrescere ulteriormente i rischi legati all'accessibilità economica per gli acquirenti di case.

Sul franco forte Thomas Jordan ammette: siamo intervenuti pesantemente

La Banca nazionale svizzera è intervenuta pesantemente nelle scorse settimane per evitare che il franco aumentasse ancora di valore. Lo ha riconosciuto il presidente della direzione Thomas Jordan, nella conferenza stampa al termine della tradizionale verifica, ogni tre mesi, della situazione economica e monetaria.

"Siamo intervenuti con grandi volumi dall'ultimo esame trimestrale", ha detto Jordan. "Un ulteriore rafforzamento del franco, la cui quotazione è già elevata, si sarebbe infatti tradotto in ulteriori difficoltà per la nostra economia".

Al culmine della crisi del coronavirus il corso euro/franco è sceso a tratti sotto 1,05. Tutti gli esperti erano già convinti del fatto che BNS si fosse impegnata sul mercato: ma come noto la BNS evita di fornire dettagli su quello che fa e non fa. Qualche indizio trapela comunque dai dati sugli averi a vista, comunicati a ritmo settimanale e tornati a salire vertiginosamente. Negli ultimi tempi i valori sono poi di nuovo scesi.

Il dibattito su questo tipo di interventi è comunque tuttora aperto. Gli Stati Uniti potrebbero per esempio ritenere queste azioni una manipolazione del mercato delle divise. Jordan non teme però che ciò accadrà: la BNS ha buoni contatti con le autorità americane e può quindi spiegare bene e in modo plausibile la situazione in cui si trova ad agire, ha detto.

La politica della banca nazionale suscita peraltro discussioni anche in Svizzera. Gli interessi negativi infatti provocano problemi in vari ambiti: da quello ipotecario - gli svizzeri sono sempre più indebitati e la stessa BNS parla di squilibri sul mercato- a quello relativo ai rendimenti degli investimenti, a partire da quelli delle casse pensioni.

Ma non c'è solo il problema della distorsione del mercato: c'è anche chi non esita a parlare di un gigantesco modello ridistribuivo, un balzello deciso autonomamente dalla BNS, senza legittimità democratica, che doveva essere temporaneo ma che si è poi prolungato nel tempo. I tassi di interessi negativi sui conti giro sono infatti stati introdotti nell'ormai lontano - finanziariamente parlando - gennaio 2015.

La BNS rimane comunque convinta che i benefici della sua politica, per la Svizzera nel suo complesso, siano chiaramente superiori ai costi. Intanto i cittadini sono chiamati a muoversi e a prendere le loro decisioni in una realtà molto diversa da quella vissuta nei decenni precedenti e che non è destinata a cambiare rapidamente, secondo gli esperti. "Guardando al futuro, il tasso di interesse di riferimento rimarrà probabilmente invariato ben oltre la fine del nostro orizzonte di previsione biennale e probabilmente oltre il 2025", afferma ad esempio oggi David Oxley, analista di Capital Economics.

 

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