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Le società preferiscono i candidati più giovani (Archivio Ti-Press)
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09.01.2020 - 07:19
Aggiornamento: 07:46
Ats, a cura de laRegione

Obbligo di annuncio, poche chance di lavoro per gli over 50

La misura, introdotta per attuare la regolazione dell’immigrazione, non migliorerebbe la situazione dei disoccupati "anziani"

Secondo uno studio condotto dalla società Von Runstedt di Zurigo, specializzata nella gestione del personale, i disoccupati over 50 non beneficiano dell'obbligo di annuncio dei posti vacanti. Nonostante il numero di annunci sia cresciuto, gli "anziani" vengono scartati per ragioni d'età.

"Gli over 50 di solito trovano un nuovo impiego grazie a contatti personali; la possibilità di successo tramite piattaforme d'annuncio è assai ristretta", secondo il responsabile dello studio Pascal Scheiwiller.

La società Von Rundstedt sostiene i disoccupati nella ricerca di un nuovo lavoro. Per il Barometro del mercato del lavoro elaborato da questa azienda sono stati esaminati i dati riguardanti 1.524 persone licenziate e 192 aziende che l'anno scorso avevano dato il preavviso di disdetta.

Gli ultracinquantenni, gruppo target effettivo dell'obbligo di annuncio introdotto nel 2017, hanno difficoltà con le ricerche di personale pubblicate sul web, ha spiegato Scheiwiller. Tramite queste piattaforme giungono infatti rapidamente alle aziende centinaia di candidature. Gli over 50 hanno spesso poche possibilità, perché le società preferiscono i candidati più giovani.

Alla fine ad approfittare maggiormente dell'obbligo di annuncio sono quindi i lavoratori più giovani: nel 2019, il 41% ha trovato lavoro attraverso annunci di lavoro pubblicati, rileva lo studio, una percentuale ben più elevata rispetto all'anno precedente (24%).

D'altra parte, la quota di successo mediante contatti personali è diminuita notevolmente: nel 2019, solo un terzo dei posti di lavoro è stato trovato grazie a questo sistema. Nell'anno precedente la quota era ancora del 41%.

Più tempo per trovare un impiego

Inoltre, ci si dovrebbe aspettare che con così tanti posti vacanti e una contemporanea carenza di lavoratori qualificati il tempo di ricerca diminuisca. Ciò vale per i più giovani, ma non per i disoccupati più in là con gli anni, ha detto Scheiwiller.

Per questi ultimi il tempo di ricerca si allunga perché molte aziende hanno riserve sull'età. Ad esempio, la durata media delle ricerche per i senza lavoro tra 40 e 50 anni è passata da 5,2 mesi nel 2018 a 5,8 mesi un anno dopo. Per gli ultracinquantenni, il tempo di attesa è salito da 6,8 a 7,8 mesi.

Tuttavia, la durata della ricerca dipende non solo dall'età, ma anche da altri fattori. Per esempio, ci sono over 50 che trovano un nuovo impiego in tempi relativamente brevi, mentre altri ci mettono di più. "Notiamo che la discrepanza tra i profili 'facili' (durata della ricerca: 3,5 mesi) e i profili 'difficili' (durata della ricerca: 11,2 mesi) è ancora grande. La polarizzazione del mercato del lavoro sta crescendo", ha sottolineato il responsabile dello studio.

Per le persone direttamente toccate dal problema si tratta di una situazione frustrante. Viene sempre detto loro che le aziende sono alla disperata ricerca di lavoratori qualificati e che la situazione del mercato del lavoro è buona, ma loro stessi non ne traggono alcun beneficio, ha spiegato Scheiwiller.

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