laRegione
il-futuro-del-lavoro-fra-robot-e-globalizzazione
(Ti-Press)
ULTIME NOTIZIE Economia
Economia
14 ore

La velocità della ripresa dipenderà da quella dei vaccini

Stando agli economisti di Efg, la pandemia di coronavirus sta cambiando i paradigmi di consumo con il boom dell’e-commerce
Economia
1 gior

Medacta, vendite in leggero calo l'anno scorso

La pandemia e il differimento degli interventi medici incide negativamente sul fatturato dell'azienda che scende del 2,6%
Economia
1 gior

Julius Bär: l'ex Ceo Collardi ammonito dalla Finma

L'autorità di vigilanza dei mercati finanziari sta indagando sulle carenze nella lotta al riciclaggio in presunti casi di corruzione in Venezuela
Economia
1 gior

Il coronavirus non frena la crescita di Banca Migros

Un 2020 chiuso con il sorriso per l'istituto che aumenta la sua cifra d'affari. Incrementati anche i depositi della clientela e i crediti ipotecari
Economia
1 gior

Natalia Ferrara co-direttrice dell'Asib

La ticinese guiderà assieme ad Anne-Wienke Palm l'Associazione svizzera degli impiegati di banca. Le due prenderanno il posto di Denise Chervet dall'1 marzo
Economia
2 gior

Netflix vola grazie (anche) alla pandemia

Il colosso della tv in streaming ha chiuso il 2020 sopra i 200 milioni di abbonamenti (203,7) e a Wall Street arriva a guadagnare oltre il 10,4%
Economia
3 gior

Hotelplan: 75 agenzie di viaggio chiuse fino a fine febbraio

L'obbligo del telelavoro decretato del Consiglio federale fra i motivi per le chiusure, oltre all'impatto negativo della pandemia sull'industria dei viaggi
Economia
3 gior

Svizzera, annunci di lavoro calati del 15%

Sono i dati del 2020 influenzati dalla pandemia. Negli ultimi sei mesi c'è però stato un recupero. Tecnologia e informatica i settori più colpiti
Economia
4 gior

La tutela del clima è redditizia anche per l'economia

Risparmi milionari se la Svizzera promuovesse il passaggio alle auto elettriche e la sostituzione del riscaldamento a olio e a gas con pompe di calore
Economia
1 sett

Tesla, negli Usa chiesto il ritiro di 158mila vetture

L'agenzia americana per la sicurezza stradale ha rilevato problemi legati all'esaurimento della memoria nel computer di bordo
Economia
1 sett

Accordo Frame Asset Managament e Aurea Gestioni Patrimoniali

Le due società attive nel settore della gestione patrimoniale hanno siglato una partnership strategica. Michele De Michelis diventa presidente di Aurea
Economia
1 sett

Verso nuova ondata di soppressioni di impieghi in Svizzera

Lo rileva uno studio realizzato dall'azienda attiva nella consulenza per le risorse umane von Rundstedt. Sempre più importante la rete di contatti personali
Economia
1 sett

Ubs sopprimerà 44 filiali in Svizzera, tre in Ticino

La conferma arriva da Axel Lehmann, responsabile per la Svizzera dell'istituto bancario elvetico
Economia
1 sett

I media: 'Ubs pianifica di chiudere 40 filiali in Svizzera'

Lo annunciano le testate Ch-Media citando fonti interne. Il colosso bancario non commenta
Economia
1 sett

PwC Svizzera e Fidinam avviano una collaborazione

Venticinque collaboratori di PwC verranno integrati nella società ticinese per implementare il progetto Abacus
Economia
1 sett

Londra, Dr. Martens vuole entrare in Borsa

Fondato nel 1960, Dr. Martens vende ogni anno 11 milioni di paia in 60 paesi e fattura 672 milioni di sterline.
Economia
1 sett

Migliora la reputazione dell'economia svizzera nei media

La percezione dell'economia locale si è sviluppata positivamente nonostante il Covid grazie in gran parte al settore finanziario
Economia
1 sett

Gli investitori guardano al 2021 con forte ottimismo

Secondo i principali analisti la ripresa economica sarà più robusta del previsto
Economia
1 sett

Apple e Google, la gara dei 'frenemies'

In realtà le due giganti dell'high-tech dipendono l'una dall'altra e lavorano insieme
Economia
1 sett

Anche la disoccupazione è pandemica

Salito il tasso dei senza lavoro sia in Svizzera che in Ticino dove sfiora il 4%. Boom di lavoro ridotto e di persone alla ricerca d’impiego
Economia
2 sett

Trasporto aereo e coronavirus, a novembre stop alla ripresa

Nel mese di novembre il traffico aereo ha registrato il -70,3% di passeggeri in meno rispetto allo stesso mese dell'anno precedente
Economia
2 sett

Onere fiscale al 24,7% nel 2021, Ticino poco sopra la media

Lo indica una nota dell'Amministrazione federale delle finanze (AFF). Nella Svizzera centrale il carico fiscale più leggero, in Ticino è circa il 26%
Economia
2 sett

Con la pandemia serve più tempo per trovare un nuovo lavoro

Nel 2020 in media necessari 8,2 mesi per trovare lavoro dopo un licenziamento contro i 7,3 del 2019
Economia
2 sett

Supera i 35mila dollari: è nuovo record Bitcoin

Nelle ultime ore JPMorgan ha previsto che la criptovaluta possa toccare i 146mila dollari nel lungo termine.
Economia
2 sett

Con il virus aumenta il costo delle abitazioni

Il Ticino è in controtendenza per quanto riguarda gli affitti. Tassi ipotecari stabili durante la seconda ondata
Economia
2 sett

Il virus non frena l'industria svizzera: continua la ripresa

Nonostante la seconda ondata, l'indice Pmi raggiunge il livello più alto dal settembre 2018; il più basso era stato ad aprile 2020 durante il lockdown
Economia
2 sett

Record di nuove aziende svizzere nel 2020 nonostante il Covid

Malgrado la pandemia, 46'842 nuove imprese nel registro di commercio, il 5% in più del 2019. Trend contrario in Ticino (-16%) e Romandia (-4%)
Economia
3 sett

Bns: i prestiti Covid hanno raggiunto l'obiettivo

Il programma di prestiti garantiti dalla Confederazione hanno raggiunto le imprese realmente colpite dal lockdown e non le aziende a bassa redditività
Economia
3 sett

A Natale in Svizzera è boom dello shopping online

Aumentato del 33% il commercio online rispetto all'anno precedente, boom per orologi e gioielli. -29% per gli acquisti in negozi di elettronica
Economia
3 sett

Uno svizzero su cinque pensa che avrà meno soldi nel 2021

In Ticino, però, sono meno le persone preoccupate dalla crisi legata alla pandemia: 78%. I romandi lo sono di più (92%)
Economia
4 sett

Commercio dettaglio: 2020 ok, dal 2021 torna turismo acquisti

Le vendite di quest'anno ben superiori a quelle del 2019, ma nel 2021 la tendenza perderà slancio. Aumento del 6,6% delle vendite sul territorio nazionale
Economia
1 mese

Epidemia e lavoro, salari giù per un terzo degli svizzeri

Disoccupazione parziale e licenziamenti tra le cause del calo del reddito. Un quarto della popolazione teme uteriori riduzioni
Economia
30.11.2019 - 11:150

Il futuro del lavoro fra robot e globalizzazione

Un colloquio col geniale David Autor, professore di economia al Massachusetts Institute of Technology: il lavoro non scomparirà, ma alcuni soffriranno

Sono storie che si sentono spesso: l’impiegato sulla cinquantina rimasto a casa perché non sa ‘adoperare l’internet’, l’operaio la cui azienda ha chiuso perché la concorrenza cinese l’ha spazzata via. A volte gli economisti raccontano questi due fenomeni – rivoluzioni tecnologiche e concorrenza globale – con una certa freddezza, come se gli sconfitti fossero casi isolati. David Autor no. Sarà che prima di insegnare al Mit lui stesso è saltato da un ambito all’altro: psicologia, politiche pubbliche, informatica, corsi di formazione per i bambini poveri. “Ci ho messo un po’ a trovare quello che sapevo fare”, ci ha detto mercoledì a Lugano; e basterebbe questo a cogliere il tono spiazzante e (auto)ironico del suo approccio intellettuale, lo stesso che ha trasformato il modo in cui gli economisti pensano agli effetti di automazione e commercio. Autor era qui per il convegno sul futuro del lavoro organizzato dall’Ubs Center for Economics in Society, in collaborazione con l’Università della Svizzera italiana.

Professor Autor, si sentono previsioni apocalittiche per il lavoro del futuro. C’è chi fra qualche anno s’immagina posti di lavoro dimezzati. In una decina d’anni saremo tutti disoccupati?

Assolutamente no. È legittimo preoccuparsi della ‘disruption’, ma il numero di posti di lavoro non calerà e l’automazione li potrà rendere più produttivi. Tanto più che in quasi tutti i Paesi sviluppati stiamo entrando in un lungo periodo di scarsità di lavoratori, a causa di fattori come l’invecchiamento della popolazione. Né tutti i settori saranno automatizzati dall’oggi al domani.

Alcuni impieghi, però, sono già vulnerabili.

A essere investiti dal cambiamento saranno soprattutto quei mestieri che comprendono compiti ripetitivi, come la produzione e certi lavori d’ufficio. Posizioni più creative, specialistiche o di responsabilità riceveranno semmai un aiuto dall’automazione.

In ogni caso, ci saranno molte persone che dovranno trovarsi un nuovo lavoro.

Sì. E quali saranno questi nuovi lavori non è così sicuro: in America, negli ultimi anni, abbiamo visto un declino nella produzione industriale e nei lavori d’ufficio che richiedono abilità medie. Ne è seguita una biforcazione: chi aveva già un’educazione superiore si è ulteriormente formato e la sua posizione si è mossa verso l’alto; gli altri si sono dovuti adattare a lavori manuali che richiedono meno abilità e sono pagati meno.

E in Svizzera?

Siccome tendete ad avere più persone impiegate in banche e assicurazioni, potreste essere più esposti all’adozione dell’intelligenza artificiale. Sia chiaro: l’intelligenza artificiale non è magica, ma permette di informatizzare anche procedure meno rigide e codificate rispetto a quelle automatizzate finora. Quei compiti nei quali finora i computer non erano così bravi, ma neppure gli esseri umani: chi a livello intermedio risponde a domande come ‘dovremmo concedere questa polizza?’ ‘c’è rischio di frode?’, ‘qual è il rischio di credito?”.

Quand’è che invece l’automazione è d’aiuto?

Quando è un complemento del lavoro, invece di un sostituto. Io ad esempio mi occupo di economia applicata: le nuove tecnologie mi permettono di risparmiare un sacco di tempo: tutti i calcoper li che ho svolto nei primi quindici anni della mia carriera, ora si potrebbero fare in quattro secondi sul suo smartwatch. Per me la tecnologia è un supporto, non una minaccia.

Sì, ma lei è professore in un’università prestigiosa. Che ne è di chi – ad esempio nel sistema binario dell’educazione Svizzera – già da adolescente viene formato per un solo, specifico lavoro?

Dovete essere fieri del vostro sistema educativo, molto meglio del sistema americano che è ‘college or bust’: o vai all’università o sei un fallito. Un disastro: mandiamo troppa gente al college e non investiamo abbastanza su tutti gli altri. Il vostro sistema continua a creare ‘colletti blu’ con molte abilità, dunque ben pagati, che poi hanno l’opportunità di perseguire ulteriori formazioni. Naturalmente c’è sempre il rischio di formare troppe persone in ruoli troppo specifici, ma la base di partenza per introdurre certi correttivi è ottima.

Oltre alla tecnologia, c’è chi perde il lavoro a causa della competizione dei mercati emergenti. Che ne è della narrazione secondo la quale la globalizzazione avrebbe fatto stare tutti meglio?

Beh, l’amara verità è che la teoria del vantaggio comparato dice che tutti i Paesi staranno meglio grazie al commercio, ma non che ogni persona al loro interno starà meglio. Al contrario: alcuni staranno peggio, anche se i vincitori saranno più dei perdenti. Negli Usa fra questi ci sono stati gli operai di alcuni settori. Il commercio peraltro si muove molto più velocemente della tecnologia, contrariamente a quanto si potrebbe pensare. Quando inizi a progettare veicoli a guida autonoma, lasci alla gente decine di anni prima che il loro lavoro sia minacciato: molti nel frattempo andranno in pensione, molti giovani si formeranno per altri lavori; quando invece apri un mercato le conseguenze possono essere improvvise, del tipo ‘bomba che cade dal cielo’ su interi settori e imprese. Le sfide politiche immediate sono molto più difficili.

Quali sono le conseguenze sociali?

I costi ricadono soprattutto sui maschi senza laurea, anche se molto di più in America che qui: il loro ruolo sociale si è eroso, non riescono più a mantenere la famiglia. Il lavoro poi non è solo questione di soldi: è centrale per l’identità di una persona, fornisce uno scopo, autostima, una comunità di simili. Perdere questa posizione crea difficoltà ben oltre la questione finanziaria. Ed è per questo che la ridistribuzione di risorse non è abbastanza: non basta dare a chi li ha persi i soldi che guadagnava prima, tramite aiuti; questo non li farà sentire bene, si sentiranno ‘comprati’ per restare fuori.

Quindi dovremmo fermare il commercio internazionale, costruire muri?

Ovviamente no. Molti Paesi – inclusa la Svizzera – hanno goduto di enormi benefici per l’apertura a mercati come la Cina. E quando si chiudono frontiere e mercati, ci si trova esclusi da quelli degli altri. Pretendere di chiudere fuori tutti e tutto e portare indietro le lancette della storia è controproducente. Ma è legittimo voler controllare certi fenomeni, in modo da renderli meno sconvolgenti sul breve periodo: che si tratti dell’accesso cinese ai mercati o dell’immigrazione. Le frontiere aperte creano moltissimi benefici economici, anche in termini di innovazione e nuove idee. Ma ci sono anche difficoltà che non si possono ignorare.

Come si aiutano gli esclusi?

Suonerà ovvio, ma lo dico lo stesso: l’investimento nella formazione è fondamentale. Non solo i più giovani: il training per adulti funziona, purché non imponga di stare per ore a guardare un professore che scrive alla lavagna, ma offra un programma più concreto e pratico.

La politica può ancora fare qualcosa?

È importante trovare soluzioni per incentivare un investimento bilanciato su lavoro e sul capitale, non solo su quest’ultimo. Si tratta anche di ‘guidare’ la tecnologia, che non spunta fuori all’improvviso come si può pensare: spesso l’innovazione è guidata da incentivi fiscali, investimenti pubblici e nuove priorità sui problemi da risolvere. Non necessariamente, ad esempio, la priorità per l’intelligenza artificiale dev’essere quella di sostituire le persone, invece di aiutarle. Qui anche le scelte politiche sono importanti: il futuro non si inventa da solo. Auspicabile è anche qualche forma di Mitbestimmung, di compartecipazione dei lavoratori alle scelte aziendali, incluse quelle sull’innovazione e i suoi potenziali traumi.

Una parte della nostra società tende però a incolpare gli ‘esclusi,’ quasi fossero incapaci, pigri, immeritevoli.

L’idea di meritocrazia, se estremizzata, è pericolosa perché incolpa le persone per un destino che non possono controllare. Il nostro successo non dipende solo dai nostri sforzi, ma anche da fattori come l’investimento della nostra famiglia su di noi, la nostra resistenza alla fatica e alla malattia… Peraltro, il mercato premia in maniera sproporzionata minime differenze di abilità e talento: il fatto che Bill Gates guadagni cento volte quello che guadagna un altro non significa che sia cento volte più capace. Non penso che vorremmo una società nella quale il reddito sia considerato un indicatore proporzionale del merito, sarebbe una specie di distopia alla Ayn Rand (autrice del romanzo ‘The Fountainhead’, caro agli iperliberisti, ndr).

Qual è il futuro del welfare state? Serve un reddito di cittadinanza?

Il reddito di cittadinanza costerebbe moltissimo. Userei piuttosto le stesse risorse per sostenere la qualità del lavoro: standard di lavoro più elevati, maggiori salari minimi, orari più agevoli, sussidi alle imprese ove necessario.

E chi paga? C’è chi parla di ‘microtassare’ le transazioni finanziarie elettroniche.

Di certo il lavoro è eccessivamente tassato rispetto al capitale. Quando si impone una tassa bisogna anche chiedersi se questo ci aiuterà a correggere delle esternalità negative: nel caso della finanza questo potrebbe essere il caso, dato che certe transazioni possono creare instabilità. Ma su questo non sono un esperto.

E se tassassimo i robot?

È un’idea stupidissima! I robot non generano particolari esternalità negative: possono migliorare anzitutto la produttività invece di sostituire i lavoratori – come si vede anche in Svizzera – e sono strategici per rimanere un’economia innovativa. Una volta che si tassano i robot – e si tratta anche di capire come fare – questi costeranno di più, penalizzando la produzione interna e favorendo le importazioni. Peraltro l’intelligenza artificiale ha un potenziale di ‘disruption’ molto maggiore rispetto ai robot, anche se molti ne parlano come se fossero la stessa cosa.

Molti, colpiti da globalizzazione e innovazione, potrebbero favorire ricette populiste.

Il populismo cerca un gruppo al quale dare la colpa, che si tratti dei ricchi o dell’élite istruita o degli stranieri. Il sostegno di cui gode dipende anche dalla situazione economica: quando le persone si sentono escluse e declassate, tenderanno a sposare più facilmente questo tipo di posizioni. La nostra identità – il gruppo al quale sentiamo di appartenere: la nazione, la classe operaia… – è malleabile, ed è ridefinita molto rapidamente dagli shock economici. Improvvisamente ti senti tagliato fuori da quella che credevi la tua comunità, inizi a vedere nuovi nemici. Ed ecco che sposi tesi populiste. Una società dove si ritiene che il proprio lavoro sia apprezzato è meno permeabile ai populismi.

© Regiopress, All rights reserved