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18.11.2019 - 11:150
Aggiornamento : 12:18

Ubs, Ermotti in otto anni ha guadagnato 93,5 milioni

Secondo iFinews, l'uscita di scena del manager ticinese sarebbe nella primavera del 2021. Un ticinese dovrebbe lavorarne 1'400 per raggiungere il 59enne

Le speculazioni sui tempi della partenza di Sergio Ermotti dal vertice di Ubs diffuse oggi dal portale Finews riportano al centro dell'attenzione l'argomento numero uno per cui il manager è conosciuto presso il grande pubblico: lo stipendio, che ne fa uno dei dirigenti più pagati di sempre in Svizzera e in Europa.

In questi giorni il 59enne ha avviato il suo nono anno alla guida della direzione di Ubs: è infatti entrato in carica quale Ceo definitivo il 15 novembre 2011, dopo essere stato nominato nel 24 settembre dello stesso anno numero ad interim, per succedere a Oswald Grubel, costretto ad abbandonare il timone dopo la scoperta di un grave caso di malversazione nella sede londinese della banca che aveva comportato perdite miliardarie.

Nel periodo di otto anni fra il 2011 e il 2018 Ermotti ha guadagnato 93,5 milioni di franchi. A parte nel primo e nel secondo anno, il suo compenso è stato sempre a doppia cifra milionaria: si è quindi mosso in un campionato di altissimo rango, un campetto di gioco il cui cancelletto si apre solo per pochissime persone. Ermotti ha incassato la cifra più alta nel 2017 (14,2 milioni), in linea praticamente con quella dell'anno scorso (14,1).

Grazie allo stipendio e ai bonus che arriveranno nel corrente 2019 Ermotti, che ha cominciato la carriera a Lugano come apprendista presso Cornèr Banca, supererà quindi i 100 milioni di retribuzione presso Ubs.

Già oggi le cifre sono da capogiro: per arrivare a guadagnare i 93,5 milioni con cui la banca ha onorato il lavoro di Ermotti nei primi otto anni uno svizzero normale (stipendio mensile mediano 6502 franchi nel 2016, ultimo dato disponibile) deve lavorare 1198 anni, mentre un ticinese (stipendio mediano 5563 franchi) sarebbe chiamato a sgobbare esattamente 1401 anni.

Questi paragoni non mancano di suscitare accese discussioni. C'è chi fa presente che gli stipendi dei top manager devono essere messi in relazione con i risultati conseguiti da una società: concretamente nei nove anni in questione Ubs ha realizzato complessivamente utili per quasi 24 miliardi di franchi.

Altri ricordano che se il maggior gruppo bancario elvetico esiste ancora è perché è stato sostenuto dallo stato: il 16 ottobre 2008, per evitare il crollo dell'istituto giudicato di importanza sistemica, nel pieno della crisi finanziaria, la Banca nazionale svizzera e il Consiglio federale intervennero con una manovra da 68 miliardi (60 miliardi di dollari la Bns, 6 miliardi di franchi la Confederazione). Un intervento - così venne detto allora - volto a "rivitalizzare il bilancio di Ubs".

Il dibattito concerne anche la correlazione fra le remunerazioni dei piani alti e l'andamento dell'azione. Nel periodo di "reggenza Ermotti" l'azione è partita da un minimo di 9,69 franchi, per poi salire sino a un massimo di 22,57 franchi nel 2015 e tornare poi a scendere. Oggi il titolo è scambiato a circa 12 franchi, cioè più o meno quanto valeva a inizio 2019.

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