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30.09.2019 - 15:34
Aggiornamento: 16:11
di Ats

Credit Suisse, top manager pedinato: 'Thiam deve andarsene'

Secondo Maurice Pedergnana, professore di economia bancaria, 'il Ceo ha carenze a livello caratteriale ed è la persona sbagliata per guidare una banca svizzera'

Tidjane Thiam non è più sostenibile e deve andarsene dalla testa di Credit Suisse: ne è convinto Maurice Pedergnana, professore di economia bancaria presso la scuola universitaria professionale di Lucerna, secondo cui il Ceo ha carenze a livello caratteriale ed è la persona sbagliata per guidare una banca svizzera.

Thiam non si può salvare, afferma Pedergnana in un'intervista pubblicata oggi da 20 Minuten. "Non è più sostenibile e non ha più alcun credibile margine di manovra".

Il problema, secondo l'esperto, non è tanto il fatto che abbia fatto pedinare Iqbal Khan, che sino a fine giugno era responsabile della gestione patrimoniale di Credit Suisse e che dal primo ottobre ricoprirà la stessa funzione presso UBS. "Quello che è inaccettabile è la sua vertenza personale con Khan". Non è quindi rilevante, in ultima analisi, cosa emergerà dal rapporto chiesto dal consiglio di amministrazione (Cda) per fare luce sul caso scoppiato ormai dieci giorni or sono.

Per Pedergnana i vertici della banca hanno auspicato il documento solo per guadagnare tempo. Pensavano che dopo qualche giorno la vicenda non sarebbe più stata in primo piano: è invece accaduto il contrario.

"Un problema di carattere non può essere risolto con un rapporto su un'indagine", taglia corto il professore. "Il numero uno di una grande banca deve fungere da esempio: cosa devono pensare i clienti se una persona a quanto sembra litigiosa è ai vertici dell'azienda?".

Pedergnana non crede che, al posto del Ceo, verrà sacrificato un altro dirigente. "Alla fine la responsabilità è di Thiam, per il pedinamento e per la faida personale con Khan". Se a partire fosse un altro manager sia Thiam, sia il presidente del Cda Urs Rohner rimarrebbero comunque vulnerabili.

Secondo lo specialista bancario il Ceo paga anche lo scotto di aver cercato poco il contatto con i media e di essersi circondato solo di stranieri. "La Svizzera è troppo piccola per Thiam, vive in una sfera elitaria. Non si è occupato a sufficienza dell'attività bancaria all'interno del paese, sebbene questo sia il comparto più sostenibile e che rende meglio. A mio avviso è la persona sbagliata quale rappresentante di una banca elvetica", conclude.

Intanto il Financial Times scrive oggi che il Cda si sta schierando dalla parte di Thiam e continua a ritenere che debba rimanere in sella. Secondo fonti interne la banca, nel pedinare l'ex dipendente, ha agito in piena legalità. L'organo di sorveglianza non ha però ancora preso visione del rapporto definitivo. Esplicito sostegno a Thiam è giunto la settimana scorsa dalla società d'investimento americana Harris Associates, importante azionista dell'impresa.

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