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19.08.2019 - 09:420

Associazione 50epiù, a difesa del lavoro dei 'senior'

I disoccupati in quella fascia d'età faticano a trovare un'occupazione. Aperta un'antenna in lingua italiana per sensibilizzare la classe politica a prendere le necessarie misure

Negli ultimi anni il numero di over 50 disoccupati e precari è andato progressivamente aumentando e sempre più persone si ritrovano in condizioni finanziarie disastrose a fine carriera. La Svizzera italiana non è certo risparmiata, anche se ancora questa tematica è poco discussa a livello politico. A seguito delle numerose richieste di disoccupati ultracinquantenni ticinesi, l’associazione 50etplus ha deciso di aprire un’antenna in lingua italiana, 50epiù. La sede dell’associazione 50etplus è sempre a Ginevra, ma nei prossimi mesi ci sforzeremo di ampliare la parte italiana del nostro sito (www.50etplus.ch/it/), di fornire maggiori informazioni sulla situazione nella Svizzera italiana e di essere presenti nei media per stimolare il dibattito sulle problematiche legate alla disoccupazione dopo i 50 anni. A livello federale 50etplus, assieme ad altre associazioni di difesa degli ultracinquantenni, si batte da anni per indurre la politica ad adottare misure concrete prima che la situazione peggiori ulteriormente. I nostri sforzi iniziano a dare i loro frutti: a giugno il Consiglio federale ha infatti posto in consultazione un avamprogetto di legge che prevede l’introduzione di una rendita transitoria calcolata sulla base delle prestazioni complementari per chi finisce le indennità di disoccupazione dopo i 60 anni. Lo scopo di questa prestazione è evitare che chi perde il lavoro poco prima del pensionamento sia obbligato a richiedere l’assistenza. Fino a poco tempo fa le autorità e la Segreteria di Stato all’economia (SECO) minimizzavano il problema adducendo che i tassi di disoccupazione per questa categoria di età sono più bassi. Per gli over 50 trovare un nuovo impiego risulta però molto più difficoltoso. Secondo uno studio della Scuola universitaria professionale bernese (HESB). solo il 13,9% degli over 55 riesce a reintegrare in modo permanente nel mercato del lavoro per il 16,8% il reinserimento sarà solo parziale il 38% avrà un’attività lavorativa minima e insufficiente a garantirsi l’esistenza e circa un terzo verrà completamente escluso dal mondo del lavoro. I disoccupati “senior” hanno quindi un rischio maggiore di dipendere dall'assistenza sociale. Nel caso in cui ritrovano un impiego devono comunque accettare un netto peggioramento della loro situazione: tagli salariali ingenti, retrocessioni di funzione, più lavori a tempo parziale o orari di lavoro irregolari.

Le cifre dell’Ufficio federale di statistica confermano queste conclusioni : È vero, come dice la SECO, che il tasso di disoccupazione ILO dai 50 ai 64 anni è più basso rispetto alla media (3,9% contro 4,8% nel 2017) però il numero di senza lavoro over 50 è aumentato del 39% fra il 2010 e il 2017, contro +10% in media. Il numero dei sottoccupati di questa fascia di età - cioè le persone con un impiego a tempo parziale che vorrebbero aumentare la percentuale lavorativa senza riuscirci - è aumentato nello stesso periodo in maniera esponenziale: +72% contro +33% in generale. Nel 2017 il tasso di sottoccupazione era già più elevato per i 50-64 anni: 8,1% contro 7,3% in generale nel 2017. L'aumento dei disoccupati che hanno fatto ricorso all'aiuto sociale dal 2011 al 2017 è stato del 36% in generale, mentre per gli ultracinquantenni del 66%. Per il Ticino non disponiamo di uno studio o statistiche simili. Sappiamo però che oltre un terzo delle persone in cerca di impiego iscritte agli URC ha fra i 50 e i 64 anni e che questa categoria di età rappresenta oltre la metà dei disoccupati di lunga durata. Secondo un recente studio dell’Ufficio cantonale di statistica, il numero degli over 55 che si mettono in proprio è nettamente aumentato negli ultimi anni, ma non sempre è una libera scelta; a volte è la mancanza di un impiego che spinge le persone a tentare questa via per evitare l’assistenza. Il cantone ha introdotto nel 2016, nell’ambito della revisione delle Misure di rilancio dell’occupazione, un “Sostegno all’assunzione di disoccupati età superiore ai 55 anni”. Il bilancio è a dir poco deludente: 25 sussidi distribuiti nel 2016, 25 nel 2017 e 29 nel 2018 a fronte di una media di 1'680 disoccupati di questa fascia di età iscritti nel 2018. Il problema sono i pregiudizi di molte aziende verso quelli che definiscono lavoratori “anziani”, come ha dimostrato anche una ricerca realizzata dal “Groupement des services d'action et d'aide social des cantons romands, de Berne et du Tessin” nel 2017. Non solo molte aziende non assumono dipendenti di questa fascia di età, ma spesso li licenziano per sostituirli con lavoratori considerati meno costosi e più flessibili. Dalle cifre pubblicate dalla SECO stessa nel 2018 risulta infatti che il licenziamento è la prima causa di disoccupazione per la classe 55-64 anni. Sul totale dei disoccupati di questa classe di età quasi la metà (48,6%) si ritrova in disoccupazione perché è stata licenziata.  In nessuna altra fascia di età la percentuale di disoccupati licenziati è così alta.  Le difficoltà che riscontrano i lavoratori giunti ormai verso la fine della carriera professionale, non riguardano solo chi oggi ha più di 50 anni, coinvolgono tutti : i giovani, che già attualmente devono accontentarsi in molti casi di lavori precari, la politica che dovrà prendere decisioni vitali sul sistema di previdenza vecchiaia, e la società tutta intera che dovrà sopportare i costi di una strategia di “obsolescenza programmata” dei lavoratori. Il solo fatto che un lavoratore o un disoccupato ultracinquantenne venga definito “anziano”, quando in realtà dovrebbe lavorare altri 14-15 anni per arrivare alla pensione, la dice lunga sulla mentalità che si è instaurata negli ultimi anni. Non siamo “anziani”, siamo a fine carriera e non ci meritiamo di essere parcheggiati in assistenza o di dover vivere di espedienti fino al pensionamento.

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