Mario Draghi, presidente della Bce (Foto Keystone)
Economia
06.06.2019 - 19:050
Aggiornamento : 19:44

Mario Draghi inonda le banche di liquidità

La Bce manterrà i tassi d'interesse ai minimi storici almeno altri sei mesi e vara un ulteriore maxi-prestito per sostenere l'economia

I tassi ai minimi record proseguiranno almeno per un altro semestre, le banche incassano un nuovo maxi-prestito per sostenere l’economia, e la Bce potrebbe non fermarsi qui: di fronte a uno scenario avverso, la Bce non ha affatto finito le munizioni. E’ pronta a "mettere mano a tutti i suoi strumenti", e la discussione riguarda anche le ipotesi di un ulteriore taglio dei tassi o una ripresa del quantitative easing.

A meno di cinque mesi dalla fine del suo mandato, Mario Draghi ha deciso di non restare nelle retrovie nella speranza che sia la politica di bilancio a difendere l’Eurozona dai venti globali di crisi. Innescati, in particolare, dai dazi di Trump in cui alcuni – ha detto Draghi – vedono qualcosa di più profondo, lo sconvolgimento, avviato dal presidente Usa, del multilateralismo che ha dominato il dopoguerra.

La Bce, ospite questa volta della banca centrale lituana, ha lasciato i tassi invariati (-0,40%) ma ha cambiato nuovamente la forward guidance che fino ad oggi prometteva nessun rialzo fino a dicembre: i tassi resteranno invariati più a lungo, "almeno fino alla prima metà del 2020".

Il nuovo prestito alle banche, il ’Tltro-III’ fondamentale per mantenere il bilancio della Bce al 40% del Pil dell’Eurozona e per dare una mano alle banche traballanti, ha termini tutto sommato generosi. Le banche che presteranno oltre una certa soglia riceveranno fondi a un tasso che parte da 10 punti base sopra il tasso di riferimento (0%) a dieci punti base sopra a quello sui depositi (-0,40%).

Il resto della riunione di Vilnius lo ha fatto Draghi, snocciolando i dati di una crescita dell’Eurozona che tutto sommato tiene (le stime della Bce per la prima volta da mesi migliorano, a 1,2%, per il 2019, e scendono ma di poco per i due anni successivi). Ma l’inflazione è lontana dall’obiettivo del quasi 2% (nelle stime, 1,3% nel 2019 per arrivare a 1,6% solo nel 2021).

E, soprattutto, i rischi sono più acuti e allungano la loro minaccia sul futuro: per la situazione incerta della Cina, per il rebus Brexit e sopratutto per la possibilità di una guerra commerciale. Se a marzo si sperava in un accordo Washington-Pechino, "ora è diverso", ammette il presidente della Bce. Per questo, anche se una deflazione è esclusa e una recessione ha probabilità molto basse, Draghi spiega che la riunione di oggi intendeva "fare giustizia" sui dubbi avanzati da qualcuno sullo spazio di manovra ancora a sua disposizione.

La Bce "è pronta ad agire e tutti gli strumenti sono nella sua cassetta degli attrezzi". Come spiega Draghi anticipando i verbali della riunione, che arriveranno a marzo, "diversi membri hanno sollevato la possibilità di ulteriori tagli dei tassi, altri una ripresa del programma di acquisto titoli (il Qe, ndr), o un’ulteriore estensione della forward guidance". Scenari lontani, che dipendono anche da chi sarà il prossimo presidente della Bce. Ma, di fatto, con le scelte di oggi Draghi ha già impegnato il suo successore. La cui scelta – di fronte a una Bce che non sceglie affatto di giocare nelle retroguardie – potrebbe persino dover avvenire all’interno del consiglio direttivo.

Come funziona il terzo maxi-prestito per le banche

Un nuovo prestito ’a obiettivo’, finalizzato a spingere il credito per rafforzare le aspettative d’inflazione, e che per le banche che presteranno oltre una certa soglia prevede un abbassamento sotto zero, fino a -0,30%, del tasso d’interesse applicato dalla Bce.

È il 'Tltro-III' (l’acronimo sta per Targeted Longer-Term Refinancing Operation) con cui la Bce lancia la terza fase di una misura che ha diverse sfaccettature. Da un lato consente di mantenere l’espansione monetaria sui livelli attuali, con un bilancio della Bce pari a circa il 40% del Pil (la Fed è sotto il 20%) che altrimenti si ridurrebbe a causa dei bond acquistati con il quantitative easing che man mano arrivano a scadenza. Dall’altra stimola il credito. E – cosa non indifferente – da un altro ancora dà una bella mano alle banche: in diversi Paesi dell’Eurozona gli istituti hanno bisogno di liquidità a buon mercato dalla Bce, anziché prenderla in prestito dalle altre banche. In Italia, poi, e in misura minore in Spagna, tante banche di minori dimensioni sono tuttora letteralmente tagliate fuori dal mercato interbancario: con l’approssimarsi del precedente Tltro-II, quegli istituti di credito sarebbero rimasti senza funding. Le banche dei due Paesi hanno in mano il 56% dei 724 miliardi totali di contanti dei precedenti Tltro.

Ecco dunque lo scopo del Tltro-III, che secondo qualcuno potrebbe rivelarsi in futuro un ’game changer’, il vero ’bazooka’ di Daghi, se i tassi applicati in futuro dovessero scendere persino al di sotto del -0,4% con cui la Bce attualmente ’remunera’ (o piuttosto, penalizza) le banche che depositano a Francoforte liquidità in eccesso.

Nel dettaglio, fra settembre 2019 e marzo 2021, in aste trimestrali, le banche avranno accesso a una montagna di liquidità, a un tasso di 10 punti base sopra il tasso principale (attualmente pari a 0%). Ma se concederanno prestiti sopra una certa soglia, il tasso scenderà, fino a 10 punti base al di sopra del tasso sui depositi.

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