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31.05.2019 - 20:120
Aggiornamento : 23:26

È partito il contrattacco cinese agli Usa

Sul caso Huawei Pechino rilascerà a breve una sua lista nera di aziende americane 'inaffidabili'. E tira in ballo anche il Canada

La Cina passa al contrattacco sul caso Huawei con il rilascio a breve della lista nera di "entità inaffidabili" straniere che danneggiano gli interessi delle sue società, e accusa il Canada di essere subalterno agli Usa.

La mossa, annunciata dal ministero del Commercio, è fumosa, ma appare mirata a esercitare pressioni sulle società straniere perché mantengano le relazioni commerciali con Huawei. 

La questione delle aziende statunitensi

Google (il cui sistema operativo Android è vitale per gli smartphone), Arm (designer nippo-britannico di semiconduttori di Softbank), la californiana Synopsys (il primo fornitore mondiale di strumenti di design per microchip) sono solo alcuni dei player globali che hanno aderito al blocco delle forniture a Huawei dopo la sua iscrizione nella "lista nera" del commercio Usa.

«Alcune entità straniere hanno violato le normali regole del mercato e lo spirito dei loro contratti» per «intraprendere altre azioni discriminatorie contro le compagnie cinesi danneggiandole nei loro diritti e interessi legittimi e mettendo in pericolo la sicurezza e gli interessi nazionali», ha spiegato il portavoce del ministero Gao Feng, parlando con il tabloid Global Times.

Huawei, secondo il Financial Times, ha ordinato ai dipendenti di cancellare i meeting tecnici con controparti americane e ha rispedito a casa numerosi dipendenti statunitensi impegnati nel quartier generale di Shenzhen, cerando di limitare qualsiasi interazione del suo staff con cittadini americani.

Accuse anche al Canada

Che la Cina sia pronta, almeno per ora, a giocare ogni carta a disposizione lo dimostra lo scontro con Ottawa. «Speriamo che la parte canadese possa comprendere le piene conseguenze del togliere le castagne dal fuoco agli Usa, smettendo di infliggere altri danni a se stesso», ha rilevato il portavoce del ministero degli Esteri Geng Shuang, sulle parole del vicepresidente Mike Pence, secondo cui Donald Trump al G20 di Osaka perorerà con Xi Jinping la causa dei due canadesi, Michael Spavor e Michael Kovrig, fermati in Cina dopo l'arresto a Vancouver, su richiesta americana, del capo finanziario di Huawei, Meng Wanzhou, accusata di aver violato le sanzioni statunitensi all'Iran.

Meng è agli arresti domiciliari in attesa del giudizio estradizione verso gli Usa; i due canadesi si avviano, salvo gli attesi segnali da Ottawa, a essere processati per "furto di segreti di Stato" e minaccia alla sicurezza nazionale.

La questione del 5G

E Trump, secondo il Financial Times, è intanto pronto a minacciare la stretta degli scambi di intelligence durante la visita a Londra se il Regno Unito opterà per il 5G di Huawei. Il segretario di Stato Mike Pompeo (in visita in Svizzera  ha invece ribadito alla cancelliera Angela Merkel che le reti "devono essere affidabili e non nelle mani di Partito comunista cinese": la Cina minaccia "la sicurezza nazionale Usa" e "delle democrazie occidentali in tutto il mondo".

Geng ha accusato gli Usa di "mentire ripetutamente" sui costi della guerra commerciale sull'economia di Pechino criticando gli ultimi commenti del tycoon, secondo cui i dazi americani stanno producendo "devastanti effetti" sull'economia del Dragone. "La parte Usa ha detto bugie e non solo per una o due volte. Ogni volta la Cina le denuncia in tempo, ma gli Usa sembrano essere molto insistenti, se non ossessionati, e continuano a ripeterle".

Dati alla mano, l'economia ha mostrato oggi altri segnali incerti: l'indice Pmi manifatturiero ha registrato a maggio una netta frenata a 49,4 dal 50,1 di aprile e contro il 49,9 atteso dai mercati. Mentre le tensioni sul mercato interbancario hanno costretto la Banca centrale cinese (Pboc) alla maxi iniezione di 430 miliardi di yuan (circa 63 miliardi di dollari) nel corso della settimana, la più corposa effettuata a mercati aperti da gennaio.

L'intervento si è reso necessario dopo il salvataggio per insolvenza di Baoshang Bank, il principale istituto della Mongolia interna, con un'operazione effettuata venerdì scorso che è stata la prima del suo genere in 18 anni. E che, per alcuni osservatori, potrebbe essere solo la punta dell'iceberg.

Da domani, intanto, saranno applicati i dazi, tarati tra il 5% e il 25%, su 60 miliardi di dollari di importazioni made in Usa, in risposta alle tariffe al 25% dell'amministrazione Trump su prodotti 'made in China' per 200 miliardi di dollari. Nel mirino, ha ricordato una circolare dell'Amministrazione generale delle Dogane, un totale di 5'410 prodotti, dai profilattici ai profumi e alla tequila.

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