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Economia
30.04.2019 - 10:400

L'inflazione s'è mangiata il (timido) aumento degli stipendi

Salari reali giù dello 0,4% nel 2018: è il secondo calo consecutivo. E il rincaro non tiene conto dell'incremento dei premi di cassa malati...

Neuchâtel – Meno soldi a disposizione alla fine del mese per i dipendenti in Svizzera: i salari reali nel 2018 sono diminuiti dello 0,4% rispetto all'anno prima, emerge dai dati pubblicati oggi dall'Ufficio federale di statistica (Ust). I timidi aumenti nominali sono stati infatti erosi dall'inflazione.

Gli stipendi nominali sono cresciuti in media dello 0,5%, confermando una tendenza osservata dal 2010, con tassi di crescita che non hanno superato l'1% (ultimi anni: +0,4 nel 2017, +0,7% nel 2016 e +0,4% nel 2015).

In generale le decisioni di adeguamenti salariali per il 2018 sono state prese alla fine del 2017, quando il rincaro per l'anno seguente era stimato al +0,2%. L'inflazione si è poi rivelata assai superiore, pari al +0,9%, secondo i dati Ust. Quella percepita da diversi consumatori rischia però di essere stata anche più elevata, visto che come noto i funzionari di Neuchâtel non comprendono nel loro paniere dei prezzi i premi dell'assicurazione malattia, aumentati in media del 4% nel 2018 per gli adulti e del 5% per i minorenni.

I salari reali medi sono quindi scesi dello 0,4% (+0,5% nominale meno 0,9% inflazione). Il dato medio riassume naturalmente una realtà settoriale assai più variegata: si va dal +0,8% del ramo chimico farmaceutico al -1,3% dell'industria del legno, della carta e dalla stampa, passando da realtà intermedie come per esempio commercio al dettaglio (+0,1%), costruzione (-0,4%) e amministrazione pubblica (-0,6%). Complessivamente il settore secondario presenta un -0,6% e quello terziario un -0,4%.

Tornando al dato generale elvetico, va rilevato che è il secondo anno consecutivo che si registra una flessione, dopo il -0,1% del 2017. Per ritrovare invece un terzo anno negativo bisogna risalire al 2008 (-0,4%). In mezzo vi sono annate con il segno più: negli ultimi cinque anni (dal 2014 al 2018) il ritmo annuo medio della progressione dei salari reali è stato, per l'insieme degli stipendiati, dello 0,6% (+0,5% per gli uomini e +0,7% per le donne; +0,5% nel secondario, +0,6% nel terziario).

Ad aver maggiormente influenzato l'andamento al rialzo durante questo lustro anni sono stati due rami ad alta densità di ricerca e sviluppo, nonché fortemente orientati all'esportazione: si tratta dell'industria chimica e farmaceutica (+1,1%) e di quelle della fabbricazione di prodotti informatici, elettronici, elettrici, ottici e dell'orologeria (+0,8%). Gli altri rami industriali hanno presentato tassi di crescita annui medi compresi tra +0,2% e +0,7%.

Nel terziario, le evoluzioni più marcate sono state osservate nel comparto dei servizi finanziari e delle attività assicurative (+1,1%), nonché nel campo editoria, audiovisivo, radiotelevisione e telecomunicazioni (+0,9%). Gli aumenti reali medi più contenuti sono stati per contro registrati nel ramo del trasporto e magazzinaggio (+0,1%) nonché in quello delle attività amministrative e di servizi di supporto (+0,3%).

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