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Ultimo aggiornamento: 25.06.2019 18:31
Mettere qualcosa da parte è la prima forma pensionistica (Foto Ti-Press)
Economia
13.04.2019 - 06:000

Pensioni, meglio risparmiare di più

Un accesso agevolato al terzo pilastro diminuirebbe le lacune previdenziali

I tre pilastri su cui si basa il sistema previdenziale svizzero (Avs, cassa pensione e risparmio privato vincolato) sono traballanti da tempo. A più riprese ci sono state proposte di riforma ritenute troppo restrittive dai cittadini tanto che le hanno respinte in votazione popolare. Il sistema, pur mantenendo fermi i principi su cui si basa, è però certamente migliorabile intervenendo sulle regole che reggono la previdenza individuale vincolata. Insomma, non essendoci il consenso politico a riformare i primi due pilastri, si potrebbe incentivare il risparmio privato. Questa settimana il Credit Suisse ha pubblicato uno studio proprio su questo tema dal quale si evince che circa il 55% dei salariati svizzeri versa regolarmente delle quote al terzo pilastro (3a); le donne sono meno rappresentate tra i contribuenti regolari, ma la probabilità che una donna, a parità di condizioni (reddito e occupazione) aderisca a questa forma di risparmio previdenziale è più elevata del 14% rispetto agli uomini.

Se non lo fanno, è solo per ragioni finanziarie ovvero non guadagnano abbastanza.
Stando all’ultimo dato disponibile sulla popolazione attiva (Ufficio federale di statistica, 2015), il reddito mediano lordo annuo delle donne riguardo le loro abitudini pensionistiche private era inferiore del 35% rispetto a quello degli uomini (51’600 franchi contro 79’730).

Una parte della differenza – fanno notare i ricercatori di Credit Suisse – è certamente dovuta a un tasso di occupazione inferiore: il 59% delle donne lavora a tempo parziale, contro il 17,5% degli uomini (dati 2017). Inoltre, vi sono più frequenti interruzioni del reddito, dovute per esempio alla maternità e cura dei figli.
Esistono anche chiare differenze di comportamento a seconda della cultura e della geografia. Romandi e ticinesi sono, per esempio, molto meno inclini alla previdenza privata rispetto agli svizzero tedeschi.

Per le coppie sposate con doppio reddito e figli a carico, il contributo annuo medio per salariato al terzo pilastro si attesta a 1’721 franchi a Ginevra e 1’886 franchi a Bellinzona, a fronte dei 3’314 franchi a Stans e i 32919 franchi a Soletta. A livello nazionale il versamento medio raggiunge i 2’870 franchi. Un importo che ancora lontano dal massimo deducibile ai fini fiscali, ossia circa 6’800 franchi per i salariati e circa 34mila per gli indipendenti. Il margine di manovra – reddito permettendo – è quindi ampio per famiglie, giovani e madri single. E lo sarebbe ancora di più se – suggerisce il Credit Suisse – le autorità politiche aumentassero, nell’ordine, l’importo massimo deducibile dall’imponibile; permettessero l’accesso al terzo pilastro anche alle persone non attive e la possibilità di riscatti retroattivi al pari del secondo pilastro.

Questa opzione potrebbe, ad esempio, essere interessante in tempi di ‘prosperità finanziaria’ per colmare le lacune contributive.
Infatti è proprio il fattore reddito a essere discriminante. In generale, continua lo studio del Credit Suisse, i redditi alti tendono ad aumentare i risparmi nel terzo pilastro il quale ha aumentato d’importanza negli ultimi 20 anni. A fine 2017 i fondi depositati ammontavano a 117 miliardi di franchi (quasi il 3% in più rispetto al 2016).

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