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21.03.2019 - 06:100

Norme certe per il mondo delle valute digitali

Adeguare gli strumenti legali dell’autorità giudiziaria al mondo delle monete virtuali. Lo chiede il Consiglio nazionale al Governo

Gli strumenti procedurali delle autorità giudiziarie e amministrative devono essere adeguati anche alle criptovalute e non soltanto alle cose, ai crediti, ai diritti e ai dati informatici. Ne è convinto il Consiglio nazionale che ieri ha approvato – con 99 voti contro 83 e 10 astenuti – una mozione in tal senso del consigliere nazionale Giovanni Merlini (Plr). Stando al testo del parlamentare ticinese, il Consiglio federale è incaricato di presentare un disegno di legge per l’adeguamento delle normative, affinché esse siano applicabili anche alle criptomonete. Per Merlini, è opportuno individuare le lacune del sistema di protezione contro gli abusi e mettere a disposizione delle autorità strumenti necessari per far fronte alla diffusione delle valute elettroniche.

Merlini mette inoltre in guardia dall’anonimato di gran parte di queste monete, il che facilita le estorsioni informatiche e il riciclaggio. Per questo, a suo avviso, bisognerebbe valutare la possibilità di equiparare i responsabili delle piattaforme di scambio delle criptovalute agli intermediari finanziari e di assoggettarli alla vigilanza diretta della Finma. Il governo proponeva invece di respingere la mozione. Secondo il ministro delle Finanze Ueli Maurer, il Consiglio federale ha già previsto di studiare in modo approfondito la regolamentazione delle criptomonete, quali i bitcoin, coinvolgendo anche i settori e gli attori interessati. Ma la maggioranza del plenum non lo ha seguito e ha preferito approvare il testo.

Le direttive della Finma

La Finma, in qualità di autorità di vigilanza sui mercati finanziari, è intervenuta a più riprese sul tema delle criptovalute. Per quanto riguarda le Ico (Initial coin offering), oltre un anno fa (il 16 febbraio 2018) ha diffuso una guida pratica destinata soprattutto agli investitori essendoci di fatto molti punti di contatto tra le Ico e il diritto vigente in materia di mercati finanziari. In particolare, pur non essendoci né una giurisprudenza consolidata né una dottrina giuridica univoca, la Finma ha suddiviso i ‘token’ (il gettone elettronico identificativo della criptovaluta, ndr) in diverse categorie: di pagamento, di utilizzo e di investimento. Mentre il primo e il secondo, come si intuisce, sono più simili a una ‘moneta’ per lo scambio di beni e servizi, la terza categoria è paragonabile a un valore patrimoniale e può rappresentare, in particolare, un credito ai sensi del diritto delle obbligazioni nei confronti dell’emittente oppure un diritto sociale ai sensi del diritto societario. Secondo la funzione economica del ‘token’ e secondo la prassi della Finma, quindi, una criptovaluta può essere simile a una moneta, a un’azione, a un’obbligazione o a uno strumento finanziario derivato.

Al di là delle direttive della Finma, non esiste però al momento una legislazione chiara sul tema criptovalute. Per questa ragione la mozione di Giovanni Merlini, se accettata anche dal Consiglio degli Stati, è benvenuta perché costringerebbe il Consiglio federale a proporre regole che porterebbero ordine in un settore – quello legato alla tecnologia blockchain – che ha conosciuto una rapida crescita non sempre ben compresa da chi è attirato da promesse di facili guadagni.

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