(Keystone)
Economia
13.08.2018 - 20:020

Mercati sempre sul chi vive per la crisi della lira turca

Patiscono le principali borse. Ankara avvia un'indagine su 346 account sospetti. Erdogan rassicurante: la nostra economia è molto forte.

Non è ancora finita la paura sui mercati per la crisi della lira turca, dei titoli di Stato di Ankara e della conseguente debolezza della Borsa di Istanbul. Nessun crollo, ma i 'bond' dei Paesi europei maggiormente sotto la pressione della speculazione restano molto nervosi, con immediate ripercussioni sui gruppi bancari. Anche perché la stessa Unione europea (Ue) vede un possibile impatto sugli istituti di credito.

Comunque Ankara sembra aver superato la parte più difficile della tempesta d'agosto scatenata dalle ipotesi di sanzioni più dure da parte degli Stati Uniti. Con cerotti messi dalla Turchia che sono stati progressivi: ha iniziato la Banca centrale assicurando che erogherà "tutta la liquidità di cui le banche necessitano", ha detto il ministro delle Finanze Berat Albayrak parlando di un piano di azione economico che sarà attuato da subito. Poi è intervenuto direttamente il presidente Erdogan spiegando che "i fondamentali della nostra economia sono molto forti" e che "faremo il possibile per risolvere la questione".

Il crollo della lira – per il quale la Turchia ha avviato un'indagine su 346 account che avrebbero pubblicato contenuti "che hanno provocato la crisi" – si è fermato, ma i suoi effetti non ancora del tutto. Nella prima seduta della settimana a pagare il conto più salato sono stati i mercati asiatici, con Tokyo che ha chiuso in perdita dell'1,98%, Hong Kong dell'1,6% e Seul che ha lasciato sul terreno l'1,5%. Minore l'impatto sulle Borse europee, partite male ma con un chiaro tentativo nel finale di giornata di contenere le perdite: Piazza Affari è stata per qualche frazione con Francoforte (appesantita anche dal 'caso Bayer') la peggiore con un calo di mezzo punto percentuale, mentre Londra ha ceduto lo 0,3% e Parigi ha concluso piatta.

Anche il listino azionario di Ankara ha contenuto le perdite a due punti percentuali e mezzo, che porta il ribasso cumulato di queste due sedute difficili a un livello comunque inferiore al 5%.

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