Economia
26.06.2018 - 13:550

'La velocità sorprende e lascia aperti molti dubbi'

Tutti i 1'150 contratti di lavoro Ovs verranno sciolti entro fine giugno. In Ticino toccate almeno 40 persone

Sempione Fashion, la società che gestisce oltre 140 negozi Ovs in Svizzera, ha confermato oggi la rescissione di tutti i contratti di lavoro dei suoi dipendenti al termine del processo di consultazione. È quanto indica una nota odierna dell’azienda. Il Cda e la direzione di Sempione Fashion sono giunti alla conclusione che non è più possibile proseguire l’attività nella forma attuale. Per questo motivo, tutti i contratti di lavoro verranno sciolti entro fine giugno.

Barlume di speranza per una parte del personale

Diverse società attive nel settore dell’abbigliamento hanno tuttavia dimostrato interesse per rilevare parte del personale di vendita specializzato toccato dalla chiusura dei negozi, precisa la nota. A inizio giugno, la società aveva comunicato di non essere riuscita a posizionarsi sul mercato elvetico, dopo aver rilevato nel 2016 il gruppo Charles Vögele. L’azienda – che impiega 1150 persone – evocava un fatturato insufficiente. L’8 giugno, OVS aveva annunciato la liquidazione di 132 filiali su 143 in Svizzera. In Ticino l’unico negozio a risultare non ancora in liquidazione era quello di Lugano. I punti vendita ticinesi destinati ad essere liquidati sono quelli di Balerna, Bellinzona, Biasca, Locarno, San Antonino e Tenero.

In Ticino toccate almeno 40 persone

Nei sette negozi a marchio Ovs attivi in Ticino sono occupate una quarantina di persone. «Come i loro colleghi del resto della Svizzera, da oggi e fino alla fine del mese incominceranno a ricevere le lettere di licenziamento», ci conferma Giangiorgio Gargantini, responsabile del settore terziario del sindacato Unia. «L'azienda ha fatto sapere che rispetterà i termini di disdetta individuali e che la procedura sarà ancora lunga. Verosimilmente i negozi rimarranno aperti fino a esaurimento delle scorte e poi man mano chiusi o – è un'ipotesi – rilevati da altri possibili investitori», continua Gargantini che stigmatizza il comportamento del management svizzero. «Una società che è arrivata in Svizzera da meno di due anni, immagino abbia fatto delle analisi di mercato e valutato a medio-lungo termine l'impatto dell'investimento. La velocità con cui si è giunti alla decisione di lasciare il mercato elvetico sorprende e lascia aperti molti dubbi, commenta ancora il sindacalista ticinese".

Non si parla di piano sociale

Non c'è un obbligo legale di allestire in piano sociale in quanto i dipendenti (in maggioranza donne, ndr) non sono sottoposti a un contratto collettivo di lavoro. Inoltre, essendo la società in moratoria concordataria, non è possibile privilegiare creditori rispetto ad altri. «Anche se ci fosse la possibilità di un piano sociale, il commissario del concordato deve rispettare le disposizioni legali in materia», aggiunge Gargantini.

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