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Ultimo aggiornamento: 22.09.2019 12:06
Economia
23.05.2018 - 05:500

Riazionare la leva fiscale

All’assemblea di TicinoModa, Marina Masoni rilancia il dibattito tributario

«L’industria della moda deve essere percepita in Ticino per quello che essa realmente è: un motore economico che diversifica le opportunità di crescita e quindi riduce sensibilmente i rischi dei contraccolpi recessivi». Così Marina Masoni durante l’assemblea ordinaria di TicinoModa, l’associazione di categoria che rappresenta 31 aziende del settore le quali occupano a loro volta circa 6mila addetti su 8mila dell’intero settore. «Fino a pochi anni fa – ha continuato Marina Masoni – l’insediamento di una grande azienda era una notizia positiva, l’indicatore della forza competitiva del nostro territorio nel contesto del mercato europeo e nel processo della globalizzazione». «Oggi capita invece che qualcuno accolga come una notizia positiva la partenza dal Ticino di una grande azienda, vista come togliere dal nostro territorio un elemento estraneo, di disturbo», ha continuato ribadendo comunque che alla base del nostro modello di società che ha quale motore «il libero mercato, la libertà di fare impresa, naturalmente nel quadro delle leggi che tutelano chi lavora, il territorio, il suo ambiente e chi ci vive».

Il riferimento è al recente caso Philipp Plein che ha innescato discussioni e polemiche. Pur ricordando i vantaggi e i problemi di un mercato del lavoro maggiormente aperto (accordi bilaterali, ndr), la presidente di TicinoModa ha fermamente affermato che «nessuno, per il solo fatto di pagare molte imposte nel nostro Cantone, può pretendere di fare quello che vuole. Tra le esigenze dei clienti e dei fornitori, quelle dell’azienda e quelle dei suoi collaboratori c’è sempre il modo di trovare una conciliazione nell’interesse di tutte le parti». Per questa ragione TicinoModa ha sottoscritto due contratti collettivi di lavoro: un nel settore della produzione con Ocst e Unia e uno per gli impiegati di commercio aderendo al Ccl firmato da Camera di commercio, Ocst e Sic.

‘Riforme troppo timide’

Marina Masoni ha salutato positivamente il voto popolare ‘risicato’ (per soli 193 voti) sulla recente riforma ‘fiscale e sociale’ del Cantone Ticino, ma lo giudica un «passo troppo timido». Il Ticino è rimasto fermo per troppi anni sul fronte del riformismo fiscale, ha affermato. L’ultimo cambiamento sostanziale è avvenuto 15 anni fa. «È decisamente positivo il primo passo di diminuire le aliquote sulla sostanze e sul capitale. Manca invece la diminuzione dell’aliquota sugli utili delle persone giuridiche. Il Ticino su questo fronte non è più concorrenziale», ha precisato.

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