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Economia
11.05.2018 - 17:360

Non decollano le vendite di formaggio in Cina

A quattro anni dall’entrata in vigore dell’Accordo di libero scambio fra Svizzera e Cina, per l'Unione svizzera dei contadini i risultati sono deludenti

L’Unione Svizzera dei Contadini (Usc) considera deludenti i risultati a quattro anni dall’entrata in vigore dell’Accordo di libero scambio fra Svizzera e Cina. Le promesse di incrementare le esportazioni di prodotti agricoli, in particolare di formaggio di qualità, non si sono realizzate, afferma oggi l’associazione con sede a Brugg (AG).

L’Usc ha analizzato le conseguenze dell’accordo sull’economia in generale, sul commercio agricolo e sulle esportazioni di formaggio. A eccezione dell’industria farmaceutica, per l’economia svizzera questa intesa non ha avuto gli effetti sperati, sottolinea l’associazione contadina.

Fra il 2012 e il 2017 la percentuale dei prodotti agricoli sul totale delle esportazioni verso la Cina è raddoppiata raggiungendo l’1,2 %. Questa crescita è dovuta in particolare all’esplosione delle vendite di latte per neonati, che assieme a caffè e cioccolato totalizza oltre il 70 % delle esportazioni alimentari. L’accordo di libero scambio non ha avuto nessun influsso, l’incremento è legato allo scandalo del latte contaminato con melamina in Cina.

Per quanto riguarda il formaggio, i volumi esportati sono cresciuti del 60% dopo l’entrata in vigore dell’accordo. Non si tratta però di un aumento della domanda di formaggi pregiati come, Gruyère, Emmental o Appenzeller, ma di formaggio grattugiato o in polvere a basso costo. Questi prodotti, con un prezzo medio di 4,26 franchi al chilo, non creano nessun valore aggiunto per i produttori e rischiano di rovinare l’immagine del formaggio svizzero.

L’Usc intende ora capire come mai le vendite non siano decollate. Sembrerebbe che i formaggi svizzeri risultino troppo salati per i gusti cinesi e che altri ostacoli al commercio, come le formalità doganali e le prescrizioni per la sicurezza alimentare, frenino le esportazioni.

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