Dib. Elettorale
03.04.2019 - 18:370

Clima: risposte imbarazzanti di una politica banderuola

I quattro dibattiti organizzati nella scorsa settimana dal ‘Movimento Sciopero per il Clima’ miravano a ottenere, dai politici ticinesi, alcune risposte alle innumerevoli domande che attanagliano i giovani: perché non dichiariamo l’emergenza climatica? Economia e protezione climatica sono conciliabili? Quali sono le misure da adottare?
Tutti i candidati, perlomeno a parole, hanno riconosciuto l’esistenza dei cambiamenti climatici, sebbene alcuni con palesi remore nel dichiarare l’emergenza ambientale. Complessivamente, sembrerebbe che, dal 7 aprile, indipendentemente dall’esito delle elezioni, avremo un governo disposto a rimboccarsi le maniche a favore dell’ambiente. Facile, però, a una settimana dalle elezioni e con i giovani che occupando le piazze hanno instillato negli elettori una certa sensibilità ambientale, seguire il trend. A prova del fatto che molti partiti si sono colorati di verde per l’occasione sono stati vari interventi, i quali hanno evidenziato una grave disinformazione, nonché un approccio eccessivamente naïf alla problematica. Ci si è, infatti, soffermati a lungo su quanto già fatto e sulla (in)fattibilità di attuare nuove misure puntuali e concrete a causa di una sommaria e limitante analisi tra costi e benefici. Un semplice calcolo, quest’ultimo, che dimentica l'importanza degli interessi ambientali e sociali per rispetto a quelli economici e che soprattutto non considera i costi ancora modesti nell’agire oggi invece di domani, quando ormai sarà troppo tardi. È dunque evidente che tali partiti, impregnati di politiche sensazionalistiche e illusorie anche riassunte nel paradosso della crescita infinita, siano incatenati al passato, o meglio al lontano ‘800 dato che, a più riprese, hanno gridato “all’isteria”. È d’obbligo ricordare che "isteria" (dal greco hysteron, utero) è un termine dispregiativo, utilizzato per lungo tempo in campo "medico-psichiatrico" per descrivere la veemenza, la rabbia o la scontrosità del genere femminile. Pertanto, associare tale epiteto al turbamento  –  tanto giovanile come senile – per le problematiche dei nostri tempi, oltre a risultare offensivo, rivela la scarsa considerazione per le  preoccupazioni degli elettori e delle elettrici ticinesi.   
Al centro del discorso si è poi messa la responsabilità individuale, sottolineando quanto sia importante, talvolta anche sufficiente per limitare i danni e mitigare le emissioni di gas a effetto serra. Tralasciando il fatto che ridurre una problematica così complessa e dalle dimensioni globali a un comportamento poco sostenibile dei singoli cittadini sia frutto di una riflessione semplicistica e ingenua, raramente si è parlato di come un consumo più consapevole e a favore dell’ambiente possa essere incentivato e facilitato localmente.
È inoltre sempre molto comodo ricordare quanto noi nella piccola Svizzera, e ancor di più nella nostra realtà ticinese, non possiamo cambiare una tendenza dettata dall’egemonia di colossi come Cina e Stati Uniti. Nel dubbio quindi, meglio non agire, invece che riconoscere la responsabilità che il nostro paese, quale forte potenza economica, dovrebbe avere nel dare uno slancio alla transizione verso una società più verde, e nel fermare quegli investimenti miliardari (83 miliardi di dollari solo negli ultimi tre anni) ancora permessi alle nostre banche nel settore delle energie fossili.
Sono stati pochi i partecipanti, anche tra i sedicenti partiti progressisti, a spiccare per coraggio e determinazione nel sollevare il vero problema, ovvero che il sistema economico attuale non è compatibile con una soluzione efficace per la lotta ai cambiamenti climatici: serve un cambiamento strutturale. Forse l’argomento è troppo impopolare per essere affrontato in campagna elettorale? È comunque deludente che anche quei partiti che dovrebbero rappresentare l’opposizione e/o l’alternativa non osano spingersi oltre in modo deciso. Pochi esponenti hanno infatti espresso un parere consapevole e responsabile sull'urgenza e sulla gravità dell’argomento, mentre per gli altri la prerogativa è ancora troppo spesso quella di conquistare il proprio seggio, più che per migliorare il reale benessere dei cittadini.
Invitiamo quindi i giovani e coloro che hanno a cuore il nostro unico pianeta a esprimersi a favore di quei candidati che perlomeno cercano di assicurarci un futuro, e non per quelli che palesemente, in modo passivo e miope, il futuro ce lo rubano; ma soprattutto ricordiamoci di continuare a indignarci di fronte a cotanto immobilismo, perché la nostra battaglia è solo agli inizi.

*Veronica Bozzini, membro di SYFC (Swiss Youth for Climate)
*Giulia Petralli, candidata al GC per I Verdi

 

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