Dib. Elettorale
13.03.2019 - 18:090

Cambiamenti climatici in Ticino

Correva l’anno 2004 e come giovane ingegnere fresco di una delle prime pubblicazioni scientifiche sui pericoli naturali e i cambiamenti climatici in Ticino (maggiori informazioni su giovannipedrozzi.ch) mi candidai per il Consiglio comunale a Lugano. Il mio motto era “Per uno sviluppo sostenibile della Nuova Lugano” ma pochi ne comprendevano il significato. Ora mi candido per il Gran Consiglio perché data la loro complessità tecnica, la politica incontra difficoltà nell’affrontarli.
L’obiettivo stabilito dalla comunità scientifica è di limitare l’aumento della temperatura media di +1.5° (Cop21) o +2.0° (Cop24) nel 2100, scenario Rcp 2.6. Invece, se non si prenderanno delle misure, si prevede un aumento medio mondiale di +4.8° nel 2100 (Rcp 8.5). Ricordo che l’aumento previsto in Ticino sarà il doppio rispetto a quello mondiale (v. rapporto della Confederazione del 2018, avevo scritto in proposito su un quotidiano ticinese già nel 2015). Quale termine di paragone, basta pensare che durante l’ultima glaciazione di 20’000 anni fa, la temperatura scese di -5° e il Ticino era completamente coperto da un ghiacciaio (spuntava solo la cima del San Salvatore): un grado è molto.
Altra considerazione di tipo economico. Cito Kristalina Georgieva, presidente della Banca Mondiale: “Un rialzo delle temperature di +2.5 gradi porterà via il 15% del Pil globale, uno di +3 gradi il 25%”. Anche il mondo economico ha interesse nel contenere l’aumento della temperatura, e l’economia verde sta diventando una attività sempre più importante (ricordo che il primo pannello fotovoltaico in Europa venne costruito in Ticino nel 1982 da un gruppo di “visionari” Tiso (Ticino Sole). A oggi in Ticino avremmo potuto vantare un centro di competenze mondiali, ma rimane poca cosa perché la politica a suo tempo non lo sostenne.
Ultima considerazione di ordine sociale: l’emigrazione dovuta ai cambiamenti climatici è maggiore di quella a seguito delle guerre.
A seguito dei cambiamenti climatici si dovrà agire su più fronti: globali e locali. Ridurre l’aumento della temperatura (ridurre CO2 e consumo d’energia), è soprattutto un compito della Confederazione, ma anche a livello cantonale si può agire. Di competenza cantonale sono le misure locali per ridurre gli effetti prima che diventino una emergenza per esempio prevenire gli effetti sull’agricoltura, il permafrost, l’aumento degli incendi e l’apparizione di malattie tropicali ecc… Il Gran Consiglio dovrà occuparsene già nella prossima legislatura, e sarà importante avere dei granconsiglieri competenti e capaci di immaginare cosa succederà in futuro. Esempio già sul tavolo del Consiglio di Stato è il problema della regolazione del livello del Lago Maggiore che le Regioni italiane vogliono innalzare a +1.5 metri a seguito delle siccità sempre più frequenti e intense, mentre le autorità ticinesi lo vogliono mantenere a +1.0 m per il pericolo di inondazione a seguito delle piogge intense sempre più frequenti.

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