laRegione
paolo-rossi-si-puo-ancora-ridere-in-questi-tempi-grami
(foto: MoniQue)
ULTIME NOTIZIE Culture
Spettacoli
11 ore

Addio a Daria Nicolodi, con Dario Argento nella vita e nei film

Attrice e sceneggiatrice, madre di Asia, ha lavorato con il regista romano in molti dei suoi film storici, da 'Profondo rosso' a 'Opera'
Jazz
12 ore

Frank Salis, due concerti in tutta intimità

Al Sociale domani, venerdì 27 novembre alle 20.45, e al Gatto sabato 28 novembre alle 20.30. Tanto caribbean jazz e una Christmas song
Cult
19 ore

'Vacanze di Natale', il cinepanettone diventa libro

Il libro ripercorre la gestazione e la realizzazione di una pellicola entrata ormai nell'olimpo dei cult
Il caso
21 ore

Fare la spesa in modo sexy: è bufera sulla Rai

Proteste sui social e nel mondo politico per un tutorial che spiega come fare la spesa in modo sensuale, andato in onda a 'Detto Fatto'
Castellinaria
1 gior

Nonostante la nebbia. Nonostante Paskaljevic

Fuori concorso a Castellinaria l'ultimo film del regista e sceneggiatore serbo: un non sempre convincente dramma psicologico sui minori non accompagnati
Cinema
1 gior

Jennifer Grey su Patrick Swayze: 'Insostituibile'

L'attrice parla del sequel di 'Dirty Dancing', che la vedrà di nuovo nei panni di Frances 'Baby' Houseman, ma senza l'attore morto nel 2009.
Musica
1 gior

'Tra jazz e nuove musiche', in radio e in streaming

Primo appuntamento giovedì 26 novembre alle 21 negli studi di Lugano-Besso, in collaborazione con Jazz in Bess, con il trio Feigenwinter-Oester-Pfammatter
Musica
1 gior

Mina: esce 'Italian Songbook', la prima di sei antologie

Il primo capitolo è stato presentato da Massimiliano Pani, produttore 'della più famosa sconosciuta d'Italia', come la chiama lui.
Spettacoli
1 gior

Molestie alla Rsi, Canetta: procedure interne da migliorare

Il direttore sulle 32 segnalazioni di comportamenti impropri: capire perché non siano emerse prima ‘è il grande tema’
Musica
1 gior

Andrea Bignasca, vecchio lupo di mare

Un altro singolo, ‘Most Times’ aspettando l'album, ‘Keep Me From Drowning’, in cui il songwriter è 'un po' marinaio e un po' naufrago' (tra il Ticino e l'Atlantico)
Televisione
1 gior

Molestie Rsi, già 32 segnalazioni: indagherà un'istanza esterna

Si moltiplicano i comportamenti impropri segnalati al sito appositamente allestito. Il direttore Maurizio Canetta: 'Anche un solo caso, sarebbe già di troppo'
Musica
1 gior

'Electro Acoustic Room', il microfono come microscopio

Per il secondo appuntamento, venerdì 27 novembre alle 18.30, l'Aula Magna del Conservatorio ospita il 'Nano-Cosmos' della compositrice Ana Dell'Ara-Majek.
Arte
1 gior

Capolavori per tutte le tasche: Wopart è 'Virtual Fair'

Sono 400 esemplari, 'esposti' alla Fiera internazionale di Lugano dedicata prevalentemente a opere d’arte su carta. Che si apre giovedì 26 novembre alle 15.
Lirica
1 gior

'La Magia del Natale', ad Arbedo con Bonomi-Cattaneo-Greppi

Il concerto lirico, che ha nel suo programma i brani sacri e i canti natalizi più amati, si tiene domenica 6 dicembre alle 17 nella Chiesa di San Giuseppe
Teatro Sociale
1 gior

Per 'Zona 30', Leproust e Berman nel 'Klaus Nomi Project'

L'omaggio a una delle figure più singolari della New Wave americana nello spettacolo scritto e diretto da Pierre Lepori
Spettacoli
28.10.2020 - 20:450

Paolo Rossi, si può ancora ridere in questi tempi grami

Standing ovation al Lac per il suo 'Pane o libertà. Su la testa', omaggio a Jannacci, Gaber, Fo, De André, che 'Paolino' considera i suoi maestri.

Non dev’essere facile, di questi tempi, trovarsi di fronte a una platea dimezzata e cogliere dietro le mascherine il classico – e oggi più che mai sentito – “Facce ridere!”. Paolo Rossi, tuttavia, dimostra una gran voglia di tornare a fare il giullare, di trascinarsi dietro il suo pubblico; che addirittura coinvolge in una ritmatissima lezione di ginnastica all’inizio della sua perfomance 'Pane e libertà'. Il titolo viene dritto dritto da 'La peste' di Camus, ma Rossi ha un formidabile tridente di avvocati difensori: “Rubare è geniale, copiare è da coglioni. Lo diceva Dario Fo, riprendendo una battuta di Picasso che a sua volta fu ispirato da Shakespeare”. Lo spettacolo approdato al LAC vuol essere un omaggio a quelli che Rossi considera i suoi Maestri. Il Bardo, la tragedia greca, ma pure il già citato Premio Nobel, Gaber, De André e naturalmente Enzo Jannacci.

Dal Festival dell'Unità agli Alpini gay

Da quest’ultimo Rossi sembra prendere quel modo di biascicare, di sussurrare in maniera quasi inintelligibile, salvo poi riprendere una dizione ferma e chiara per prorompere nella battuta. Non c’è un vero fil rouge, così dopo una struggente versione del 'Suonatore Jones', dal Faber si passa a Gianmaria Testa, suo grande e compianto amico: “E vanno via dalle mani e dai pensieri certi sogni più leggeri”, non a caso tratta da 'La maschera di Arlecchino'. Già, maschere e mascherine. “Noi la maschera l’abbiamo sempre indossata” – con chiaro riferimento alla Commedia dell’Arte – sin da quando questo Allen dei Navigli (ma guai a chiamarlo così, oggi!) muoveva i primi passi esibendosi ai Festival dell’Unità. “I rossi ci pagavano in nero – confessa – ma bisognava accontentarsi. Se andavamo dai neri, quelli ci avrebbero fatti rossi di botte”. Gioca con le parole anche ricordando una serata siciliana: “A Cerda c’è un monumento al carciofo che sembra un’opera di Giò Pomodoro”; ancora dalla Sicilia (S. Quasimodo, 'Alle fronde dei salici') prende spunto per ricordare come ai tempi del lockdown e di movida inibita “si prendeva lo spritz sui balconi per allontanarci da quegli armadi pieni delle nostre anime”. Racconta che alla Scala, dov’era figurante, qualcuno gli disse: “Qui c’è ancora il fantasma della Callas, che castiga chi non ha talento”. Si chiede se “con l’immunità di gregge il formaggio verrà migliore” e se la prende con Conte, il presidente del Consiglio che quando Trump si è ammalato “gli ha inviato un augurio a nome di tutti gli italiani”: lui si tira fuori!. “È stato uno di quei momenti in cui sento agitarsi nella pancia un intero Coro di Alpini gay!".

Sul palco Rossi è accompagnato dagli Anciens Prodiges, tre musicisti bardati in modo altamente improbabile, però “pronti a esibirsi ai matrimoni e ai battesimi, così come durante riunioni condominiali ad alta tenzione, per serenate d’insulti e persino per ninne nanne insurrezionali”. L’applauso finale si trasforma in una standing ovation: il pubblico sa che “si andrà incontro all’inverno del nostro scontento” (stavolta Paolino scippa dal Riccardo III), ma pare rinfrancato e con una certezza in più. Si può ancora ridere, anche in questi tempi grami. E meglio ancora se lo si fa in maniera intelligente.

Paolino e il Signor G

Sua moglie Ombretta Colli era appena scesa in campo, schierandosi clamorosamente con la neonata Forza Italia, quando Giorgio Gaber giunse a Lugano col suo nuovo recital. Molti si aspettavano che Il Signor G approfittasse dei siparietti coi quali introduceva musiche e canzoni per commentare quella situazione particolare, per non dire imbarazzante. Invece niente: ci si dovette accontentare dell’ironia involontaria del brano “… e pensare che c’era il pensiero” e delle generiche invettive del suo testo: siamo “in un mare di parole che ci fanno bene e siam contenti. Ma parlan più che altro i deficienti!”. Anni dopo, lo rimproverò il Cabaret della Svizzera italiana: “Cert l’è dificil difent i tò pusizzion, quant la tò dona la vota Berluscon!”

Da quel ricordo nasce un paragone forse azzardato, però di fronte a un evento così eclatante e certo più tragico come la pandemia, va sottolineato come Paolo Rossi abbia invece reagito, eccome! Non solo è stato il primo, dopo il lockdown, a ri/convocare il pubblico in un vero Teatro, nel giugno scorso a Bolzano. In 'Pane e libertà' ha poi inserito alcune frecciate contro il nuovo decreto che ri/chiude cinema e teatri, sebbene sia acclarato che da lì non sia mai partito nessun focolaio di contagio. “Non fanno più come Göring: di fronte alla parola cultura, questi metton mano ai consigli d’amministrazione. E per loro è facile chiudere i teatri, tanto non ci sono mai entrati!”. Prima della dichiarazione finale (“Non so se s’è capito, ma io sto con tutti i lavoratori dello spettacolo”), l’invettiva più forte la prende in prestito dall’Enrico V shakespeariano: “Se non possiamo raccontare, chi ricorderà? Se non possiamo cantar ballate, che guerra sarà?”. Aggiungendo poi di suo “La memoria si nasconderà tra le chiappe della Storia!”

Ingrandisci l'immagine
© Regiopress, All rights reserved