laRegione
Nuovo abbonamento
locarno2020-nemesis-un-documentario-lungo-7-anni
Thomas Imbach
ULTIME NOTIZIE Culture
Arte
13 ore

Falsi Modigliani, processo rinviato a gennaio

Iniziato, e subito rinviato, il processo per i 20 dipinti sequestrati mentre era in corso una mostra, curata da Rudy Chiappini, a Palazzo Ducale a Genova
Arte
14 ore

Immersi nella Vienna di Gustav Klimt

Apre al Palacinema di Locarno Klimt Experience, mostra multimediale e immersiva dedicata all'artista viennese. Ma con qualche limite
Scienze
15 ore

I ghiacci dell'Artico ridotti ai minimi termini

Nell'estate 2020 registrata la seconda estensione minima dall'inizio delle misurazioni, nel 1979
Scienze
16 ore

Un nuovo fascio di luce potrebbe uccidere il Sars-Cov-2

A individuarlo è stato uno studio dei ricercatori dell'Università di Hiroshima sull'uso della luce ultravioletta C (Uvc)
Arte
16 ore

Oscar Andrea Braendli, singolarità di un artista

Alla Biblioteca cantonale di Bellinzona, il 24 settembre, una selezione di acquerelli dell'artista di origini elvetiche vissuto tra Milano, Zurigo e il Luganese
Fotografia
20 ore

Chiocciola Slow Food 2020 al fotografo Ely Riva

Per l'atteggiamento 'lontano anni luce dalle seduzioni della fretta e del facile risultato' e le molte altre qualità contenute nella motivazione.
Musica classica
21 ore

'Settimane Musicali' chiude con successo (e la formula tornerà)

Premiate da pubblico e critica. Il fine settimana con musica da camera e la partecipazione di un gruppo di rinomati solisti potrebbe riproporsi nel 2021.
Scienze
21 ore

Ghiaccio marino artico sotto i 4 milioni di chilometri quadrati

È la seconda volta dall'inizio delle registrazioni satellitari nel 1979. 'Andiamo verso un Oceano Artico stagionalmente senza ghiacci. Un chiodo nella bara'.
Cinema
22 ore

'Nomadland', dopo Venezia anche Toronto

La pllicola di Chloé Zhao, con Frances McDormand nel ruolo della nomade Fern, conquista la 45esima edizione del Festival canadese
Libri
23 ore

'Scritture di lago', Fazioli e Bernasconi finalisti

Il concorso letterario premierà i suoi vincitori sabato 28 novembre nella Sala Bianca del Teatro Sociale di Como
Società
23 ore

Twitter non è (ancora) un social per donne

Un rapporto di Amnesty denuncia i pochi sforzi fatti dal social network per gestire la violenza di genere
Teatro
1 gior

'Se la va la gh'a i röd': se ne riparla a primavera 2021

L'annuncio della Compagnia Flavio Sala. Nando, Federer, Sac a Poche 'e tutta la combriccola del garage Pistoni' danno appuntamento al prossimo anno.
Culture
1 gior

'Luna Park' Finzi Pasca, giri di giostra per 7'600 spettatori

'Ci auguriamo che questo sia un inizio di una nuova avventura', commentano i fondatori della Compagnia al termine di dodici giorni di spettacolo immersivo.
Cinema
1 gior

Addio a Michael Lonsdale, nemico di 007 in 'Moonraker'

Recitò per Steven Spielberg, Orson Welles, François Truffaut, Louis Malle, Luis Buñuel ed Ermanno Olmi. Aveva 89 anni.
Culture
1 gior

Il Lac da 'en plein air' diventa 'edu'

Dal ciclo d'incontri 'Arti liberali' alle letture nel parco, dagli atelier con nuove tecnologie alla pratica yoga che precede la visita al museo
Televisione
1 gior

Emmy: trionfo per 'Succession', 'Watchmen' e 'Schitt's Creek'

Assegnati i premi della 72esima edizione, condotta in forma virtuale dal comico Jimmy Kimmel coadiuvato da Jennifer Aniston e Jason Bateman.
Società
1 gior

Quanto a cultura, gli svizzeri ci vanno coi piedi di piombo

Un terzo dei confederati intervistati per un sondaggio commissionato da Ufc e Cdac non riprenderanno le visite culturali se non a crisi sanitaria superata.
Musica
1 gior

De Sfroos, reunion da 'Manicomi': 'Bello, come all'inizio'

Alla Rsi, estratti dall'album del '95 'rilucidato' e in uscita il 25 settembre. Intervista a Davide 'Van De Sfroos' Bernasconi e Alessandro 'Frode' Giana
Spettacoli
1 gior

Monsieur Pigeon, una storia d’amore e di solitudine

Al cinema il bel documentario di Antonio Prata dedicato a Giuseppe, senzatetto dal grande cuore
Scienze
1 gior

Interrotta la ricerca sulla memoria del ghiacciaio del Grand Combin

Gli scienziati abbandonano il campo in quota dopo un guasto al carotatore
Spettacoli
10.08.2020 - 22:030

Locarno2020, ‘Nemesis’, un documentario lungo 7 anni

Thomas Imbach ha presentato il suo ‶documentario alla finestra″: una stazione ferroviaria distrutta per far posto a un carcere, dagli scambi alla prigionia

Che cos’è un documentario? È una raccolta d’immagini pronta a cambiare senso. È il tentativo falso di raccontare una verità offrendone altre. Lo abbiamo pensato assistendo alla prima locarnese di “Nemesis” di Thomas Imbach, film che aveva trovato la sua prima mondiale alla 51ª edizione di Visions du Réel, che si è svolta solo online, per cui il pubblico del Festival di Locarno è stato il primo a vederlo su grande schermo, come merita. 

Il film è dedicato alla metamorfosi della vecchia stazione merci di Zurigo, distrutta, o meglio cancellata, per la costruzione di un carcere e di un centro di polizia. Il film è una specie di diario filmato che racconta questo evento capitale per la civiltà di una città che già sa che il 90 per cento dei carcerati della nuova prigione saranno immigrati, per lo più rifugiati in attesa di essere espulsi dalla Svizzera. Thomas Imbach osserva dalla sua finestra dal 2013 al 2019 lo scempio, la cancellazione forzata del passato e la sua vile sostituzione con apparati di sicurezza. Da un luogo di scambio di merci, di liberi arrivi e partenze a uno di prigionia senza rispetto. È chiaro che le immagini, girate in 35 mm dal regista, restano, al di là del suo film, una testimonianza fondamentale del cambiamento d’uso di un territorio, e insieme l’ultima memoria di un’architettura del primo Novecento cancellata, e se vogliamo anche la memoria di come è nato il nuovo carcere di Zurigo. Ma il film di Imbach non vuole mettersi su questo piano di memorie, altrimenti non dedicherebbe lunghe inquadrature a una volpe libera di passeggiare prima tra rovine e poi tra costruzioni, o a un calabrone che amoreggia con un fiore, o a due amanti che cercano di baciarsi masticando un chewing gum.

Imbach impressiona lo spettatore con le mascelle di un escavatore meccanico che morde un lampione, poi sembra chiedere conto alla città con gli aerei che di continuo atterrano e partono, con i fuochi d’artificio che accompagnano le feste, con l’irrinunciabile festival dello street food, può una città così sentire il bisogno di una prigione? Il regista è l’uomo dietro la camera da presa, e da Dziga Vertov ha appreso che ogni immagine è politica, e allora ecco sulle immagini, che altro potevano essere, egli imprime le testimonianze di chi ora in un altro carcere già teme di finire nel nuovo carcere, e sono testimonianze migranti commosse e commoventi, che impongono riflessione di fronte al decisionismo di chi si sente forte per aver vinto per un punto il referendum del 9 febbraio 2014. Il regista filma giorno e notte, pioggia o neve, a volte al rallentatore, a volte accelerato o al contrario, intanto le stagioni passano segnando il cambiamento. E una cosa si imprime, ancora, nella mente dello spettatore una scena drammatica per il senso che prende, i politici che seppelliscono una cassa piombata nel cemento a futura memoria, dentro ci sono detriti della vecchia stazione, e uno specchio voluto da un ministro per dire dell’onestà che deve avere la politica, capace di guardarsi allo specchio, e delle manette volute dal capo di polizia come testimonianza del nostro tempo. Imbach è amaro nel suo dire e la sua è una riflessione illuminista in un tempo di buio imperante Medioevo.

Gli applausi e le domande

«È costato molto fare questo film in 35 mm?». La domanda coglie un po’ di sorpresa Thomas Imbach: la proiezione del suo “Nemesis” è appena terminata e gran parte del pubblico è restato in sala incuriosito da uno spiazzante film documentario. «Abbiamo girato molto in pellicola, a Zurigo ci sono buoni studi per lo sviluppo, certo costa di più girare in pellicola che in digitale, ma per fare questo film era importante la qualità dell’immagine, diciamo che il mio impegno gratuito per tutti questi anni, dal 2013 a oggi, è stata la compensazione dell’aver fatto il film in pellicola». Un’altra domanda sulla produzione: perché non c’è una televisione tra i produttori? Lui qui è pronto: «Tutti i miei film precedenti avevano avuto l’appoggio di una televisione, anche questa volta ero andato in cerca di un tale sponsor, ma mi hanno risposto che avevo già girato un film guardando dalla mia finestra e che non sentivano la necessità di una nuova produzione simile, non si sono posti il problema di quello che avrei detto. Di certo a un certo punto è stata un incubo economico questa produzione».

Le domande fioccano, una in particolare lo colpisce. Nel film si vede un cantiere in attività con operai e altri, non c’è stato un problema di privacy? Imbach ci pensa un po’: «Per fare questo film non potevamo andare in cantiere e chiedere autorizzazioni, sarebbe cambiato tutto, non ci sarebbe stata spontaneità, era impensabile. Avevo già girato un film chiedendo le autorizzazioni necessarie, non influiva sul mio raccontare, qui era diverso quello che vedevo era un mondo che non potevo condizionare, avevo bisogno di originalità dell’agire». Come è nata l’idea del titolo, “Nemesis”? «Il titolo l’avevo già pensato all’inizio, poi durante il montaggio si è fatta più precisa l’importanza di questo titolo, è un po’ l’indicazione di quello che si vede nel film». Com’è stato il lavoro con il suono, elemento molto importante nel film?. Imbach sorride: «Qualcuno mi ha detto che il suono è un po’ alla Jacques Tati, sì ci sono molti artifici e la maggior parte del suono non è in presa diretta, abbiamo lavorato sui suoni anche con un gruppo musicale. Il fatto è che il suono aiuta l’immaginario dello spettatore».

Una domanda obbligatoria: il suo film è un documentario? Il regista ci pensa, forse si aspettava questa domanda «Penso che in questo film sia importante la questione della messa in scena, certo non avevamo avvisato il cantiere, ma girando in 35 mm e non potendo girare molto, avevo in testa già l’idea della sceneggiatura, era indispensabile per avere poi in montaggio le immagini che mi servivano. È stato difficile talvolta cogliere i momenti, Forse non è un documentario come si intende classicamente». Avete usato luci? «La luce è tutta naturale, non abbiamo voluto influenzare quello che succedeva, certo abbiamo anche usato lo slow motion in certi momenti, ma aveva un senso narrativo diverso dall’uso delle luci».

Come avete ottenuto i dialoghi dei migranti? «I dialoghi sono merito della mia assistente Lisa Gerig che aveva contatti con un gruppo di richiedenti asilo, tra cui una giovane donna dalla terribile storia che poi nel film raccontiamo. Quello che è stato interessante è la comune idea che avevano, quella di un futuro in una nuova prigione. In tutto dobbiamo considerare che se il film copre un arco di immagini dal 2013 al 2019, abbiamo cominciato solo da due anni il montaggio, per cui le testimonianze sono recenti». Com’è stato il montaggio? «Direi che è stato lungo, avevamo diverse versioni del girato, poi avevamo immagini della doppia camera che davvero abbiamo usato poco». Gli ultimi applausi. Imbach esce dalla sala stanco ma contento del successo della serata.

© Regiopress, All rights reserved