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29.06.2020 - 21:490

The show must go on. Nonostante la pandemia

Le difficoltà per il settore degli eventi rimangono, come ci spiega Gabriele Censi: Senza il pubblico il settore degli eventi morirebbe.

Permessi gli eventi fino a mille persone e, da settembre, anche questo limite cadrà: prosegue l’allentamento delle misure sanitarie decise dalle autorità ma la situazione per chi organizza concerti e spettacoli rimane grave, come dimostra il calendario degli appuntamenti estivi nel quale mancano non solo i grandi festival che avrebbero superato i mille partecipanti – Piazza Grande a Locarno è otto volte tanto –, ma anche appuntamenti più “contenuti”. Un vuoto solo in parte colmato dalle nuove iniziative, come Voci e Not(t)e a Chiasso o Lac en plein air a Lugano: delle incertezze e difficoltà del settore ci parla Gabriele Censi di GC Events.

Come sono stati questi mesi?

All’inizio si è iniziato rinviando i vari eventi di qualche settimana o mese, perché non era ancora chiaro quanto l’epidemia – allora non era ancora una pandemia – sarebbe andata avanti. Poi ci si è resi conto della gravità della situazione e i rinvii hanno iniziato a essere, in alcuni casi, di un anno. Con tutti i problemi che ne derivano: l’attività promozionale già partita – organizzando circa 60-70 eventi l’anno in tutta la Svizzera, abbiamo dei “pacchetti” pubblicitari con i vari media che non possiamo utilizzare ma che dobbiamo comunque pagare –, e tutto il lavoro organizzativo da rifare. Non tutti gli artisti sono, soprattutto adesso, nella condizione di dare la propria disponibilità a lungo termine e inoltre, molti concerti sono legati all’uscita di un album e riproporli un anno dopo non avrebbe senso, per l’artista.

Gli allentamenti delle misure sanitarie non hanno cambiato molto la situazione?

Stavamo organizzando degli eventi estivi, in pratica una sorta di teatro all’aperto fino a mille persone. Ma a inizio giugno il limite massimo è stato portato a 300 persone: per il nostro settore è impossibile lavorare con questi numeri è semplicemente impossibile. Contando anche lo staff e gli artisti, rimarrebbero forse 200, 250 posti per il pubblico.

Economicamente insostenibile.

Per società private come noi, no. Per un ente pubblico ovviamente il discorso è diverso.

Adesso però il limite è stato portato a mille, anche se divisi in gruppi di al massimo 300.

Ma per noi è troppo tardi: abbiamo bisogno di almeno due mesi di prevendita, senza dimenticare che occorre contattare gli artisti, se parliamo di eventi all’aperto allestire il palco, organizzare la sicurezza. E l’attività promozionale: devi riuscire a informare le persone che ci sarà quello spettacolo, non puoi portare un artista in piazza dall’oggi al domani.
Adesso potremmo partire da metà agosto, ma ormai l’estate è passata.

La stagione è persa.

Esatto. E non tutti si rendono conto della situazione. Cerchiamo di inventarci qualcosa ma è difficile: eventi privati non ne vengono organizzati e cose più in piccolo sarebbero, come detto, solo un costo.

A settembre la situazione cambierà, ma sempre con l’incertezza di un possibile peggioramento della situazione.

Buona parte delle persone non vede l’ora di ricominciare, di andare a uno spettacolo o a un concerto – come del resto non vedeva l’ora di andare in bar e ristoranti, come vedo in questi giorni. Però altri preferiscono non andare a un concerto per paura di contagiarsi. E se si deve tenere un metro o un metro e mezzo dagli altri, non lo si vive allo stesso modo…

Distanze che riducono la capienza di teatri.

Da Zurigo mi hanno appena chiesto cosa vogliamo fare con un evento organizzato per novembre: al momento possono vendere un posto ogni due, riducendo di metà la capienza. Ma in molti casi se non hai un’occupazione del 60, 70 per cento della sala non pareggi neanche i costi.

Quando pensate di ripartire?

Noi ci siamo parzialmente riorientando sul settore delle mostre, per il quale almeno nella nostra regione è difficile avere più di mille persone contemporaneamente ed è più semplice organizzare l’affluenza, evitare i contatti. Adesso abbiamo il Dinosaurs Park a Locarno, un grosso investimento e speriamo sia il nostro “salvagente per l’estate”.

Per quanto riguarda gli spettacoli, quello che abbiamo in programma in autunno o era già previsto da prima della pandemia, o si tratta di eventi previsti in primavera e rinviati. Li lasciamo, sperando in un ritorno alla normalità – sia per quanto riguarda le autorità con le norme sanitarie, sia per quanto riguarda il pubblico con le sue abitudini.
Il resto sarà tutto dal 2021 in avanti – e con un po’ di scetticismo: diciamo che al momento, prima di contattare il grande nome, ci pensiamo un po’, perché al momento c’è troppa incertezza e dobbiamo fare ancora più attenzione a non fare passi falsi.

Il nuovo coronavirus ha cambiato qualcosa, nei contratti con gli artisti?

Io sto iniziato adesso a inserire che, in caso di impossibilità di tenere l’evento per decisione delle autorità, si possa rinviare la data senza costi. Ma si tratta di costi artistici: i costi organizzativi e di promozione restano.

In conclusione, ottimista o pessimista sul futuro? Torneremo ad avere spettacoli e concerti come un tempo?

Io sono sempre stato un ottimista. Nell’immediato bisognerà trovare delle soluzioni, ma se i contagi resteranno bassi mi aspetto che il pubblico ci sosterrà e capirà che andare in una sala per un concerto o uno spettacolo è sicuro quanto andare a un bar o a un ristorante.
Senza il pubblico il settore degli eventi morirebbe.

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