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12.10.2019 - 11:350

‘Tra jazz e nuove musiche’, partendo da Rzewski

Paolo Keller ci guida nella stagione di concerti di una Rsi ‘in trincea’ per salvaguardare la grande musica. A partire da uno dei padri dell’improvvisazione.

«La musica jazz e i suoi derivati sono talmente poco definibili oggi che è difficile parlare di evoluzione, cambiamento, dinamica interna. Sono così tanti i musicisti che si possono considerare sotto questo cappello che la definizione in sé del jazz e di questo tipo di musica è assai complicata». E dunque un bilancio di questi più o meno trent’anni ‘Tra jazz e nuove musiche’ non è cosa facile da farsi. Nemmeno per Paolo Keller, all’alba di una stagione di concerti Rsi che apre nuovamente a generi, stili, tendenze. «È complicato tracciare un bilancio – continua Keller – anche a causa del nuovo tipo di fruizione di musica dovuta ai nuovi mezzi tecnologici, che hanno scombinato ancor più le carte in tavola a scapito, a mio parere, delle espressioni di nicchia e marginali che sono poi quelle che danno impulso alla creazione musicale».

Facendo attenzione a non scordare che «il jazz è stata la Musica del Novecento» e che «insieme al blues ha aperto a tante espressioni musicali, dal rock and roll alla pop music», e senza dimenticare che «le radici sono laggiù», la rassegna Rsi (diffusa in diretta o differita su Rete Due) torna come il volume di un’enciclopedia in aggiornamento. «Teniamo duro, sì. Non vogliamo essere esaustivi, ma dare piccoli input molto diversi l’uno dall’altro su quella che è la creazione musicale oggi al di là di quello che si ascolta nei supermarket, in molte stazioni radio, su YouTube. Siamo un po’ in trincea, mettiamola così».

Musica Elettronica Viva

Si parte con Frederic Rzewski, e c’è un perché. «Era un po’ – spiega Keller – che pensavamo di invitare gli storici Mev (o Musica Elettronica Viva, ndr), che negli anni 60 avevano iniziato a lavorare sull’elaborazione in tempo reale del suono. Il gruppo è ancora attivo, sebbene siano molto anziani». Fondata a Roma nel 1966 da Frederic Rzewski, Alvin Curran e Richard Teitelbaum, aperta a musicisti dai più disparati background musicali in nome della libera improvvisazione, Musica Elettronica Viva arriva a Lugano domenica 13 ottobre nello Studio 2 e nella persona di Rzewski, al pianoforte. «Sebbene non sia stato possibile combinare i tre insieme, abbiamo pensato di invitare lui che è un classico del secondo Novecento. Ha scritto per ensemble, piano solo, orchestra, nel 2013 ha dato alla luce ancora un concerto per pianoforte e orchestra programmato ai ‘Proms’ della Bbc».

Punto di partenza assai caro a Keller, Rzewski apre in nome della trasversalità a Elliott Sharp, Chico Freeman, Simone Graziano, Jaimie Branch, Allan Harris e al resto del palinsesto riassunto a lato. Con un novità: la collaborazione con il festival ‘Chitarre dal Mondo’. «Sino ad oggi la collaborazione si era limitata al nostro registrare concerti, ora siamo entrati nel merito di un pensiero comune»; pensiero che si esplicita in Yamandu Costa, virtuoso della sette corde tipica del Brasile, e Renato Borghetti, specialista del gaita ponto, locale fisarmonica a bottoni.

Etichetta da rivoluzione

E poi c’è il tributo ai cinquant’anni della ECM (per esteso, Edition of Contemporary Music), etichetta discografica fondata a Monaco nel lontano 1969 e dalla limitante identificazione con il solo jazz. «Lavoriamo con ECM dal 2005, abbiamo realizzato insieme una sessantina di produzioni che sono anche diventate una sessantina di dischi in collaborazione con Rete Due. Visto il canale privilegiato, possiamo vantarci, ad ogni stagione di questo ciclo di concerti, musicisti di quell’etichetta inseriti nella nostra programmazione». In nome del sodalizio, sabato 9 novembre alle 20.30 all’Auditorio Stelo Molo, arrivano Trovesi & Coscia e il Joe Lovano Trio Tapestry. «Ci è parso doveroso, anche per sottolineare il lungo rapporto di lavoro, inserire una serata che sottolineasse il cinquantennale di una casa discografica che ha in un certo senso cambiato l’ottica, l’idea del suono e quella dell’intera produzione musicale. Dal ‘Köln Concert’ in avanti, per dirla con Keith Jarrett».

 

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