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04.07.2019 - 14:040

Elisa, 'Diari aperti' a Castelgrande (intervista)

Aspettando Castle On Air, il prossimo 26 luglio, racconti italiani, inglesi e anche bellinzonesi (quella volta con Björk, e il bicchiere di vino con Iggy Pop...)

«Soltanto un attimo, vorrei evitare una di quelle cose in cui fuori ci sono quaranta gradi e nessuno è andato a prendere la bambina al centro estivo». Mamma Toffoli che rientra a casa è uno spaccato di normalità quotidiana che ha più a che fare con baby-sitter, autisti e orari di scuola che non con fonici di palco, van dai vetri oscurati e minutaggi radiofonici. Ce la si immagina con il telefonino schiacciato tra la spalla e l’orecchio, le borse della spesa in mano. Insomma, non di fronte alla platea che applaude. Anche se un applauso quasi ci scappa quando tutto si placa. La platea che applaudirà Elisa sarà presto quella di Castelgrande, per volere di GC Events (biglietti: ticketone.ch e biglietteria.ch)e del suo Castle On Air 2019.

Il prossimo 26 luglio a Bellinzona (ore 20.30, previo opening-act affidato al folk-pop dei Wintershome da Zermatt), andranno in scena le confessioni in italiano di ‘Diari aperti’, ultimo lavoro d’inediti uscito a ottobre dello scorso anno. Nel frattempo, sono arrivate anche le confessioni in lingua inglese, quelle di ‘Secret diaries’, ep pressoché a sorpresa uscito il 7 di giugno con dentro l’altra metà della scatola dei ricordi.

‘De Gregori, una roba galattica’

A 41 anni e una quantità di dischi venduti e di premi ritirati da rendere moderatamente impermeabili agli eventi esterni, Elisa si ritrova ad aprirsi come mai prima d’ora e ad emozionarsi come un’esordiente per un duetto con Francesco De Gregori. Perché ‘Quelli che restano’, brano di cui ha scritto testo e musica, è «come vincere un Grammy, o le Olimpiadi, è uno dei momenti più alti mai vissuti da quando faccio musica, senza alcun dubbio». Per Elisa, «una roba galattica»; per noi, un gran bel sentire. «È una specie di sogno, un gioco poetico nel quale non avevo deciso nulla. Tutto è accaduto una notte in cui mi sono lasciata cullare dall’idea che lui potesse pronunciare queste parole e trasportare un messaggio abbastanza importante. Quando sono nate, le parole, non ero sola, c’era lui che le diceva con me, nel suo modo unico. Sono nate così perché per me era lui che le stava cantando. Ci ho messo un po’ a proporgliela, perché sì... perché lui è Francesco De Gregori…».

Elisa, che della Svizzera ama «le superpasseggiatone» che fa a Zurigo ogni volta che va a cantarci, di Bellinzona ricorda «un festival bellissimo in cui ho conosciuto Björk, un incontro che non dimenticherò mai. Lei è stata per me un grandissimo idolo giovanile. Quella stessa sera ho anche bevuto un bicchiere di vino insieme a Iggy Pop...». Torna da queste parti per raccontarsi. «Evidentemente era arrivato il momento giusto per un riversamento di pensieri, per una condivisione di sentimenti. Oltre ai diari in italiano c’erano anche quelli in inglese, che non volevo tenere per me. Hanno la stessa intenzione, la stessa temperatura, la stessa confidenzialità».

L’umana rivoluzione

I suoi diari saranno aperti anche davanti al pubblico del Nord Europa: prima di Bellinzona ci sono Colonia, Hannover, Oslo e Amburgo; subito dopo, Londra ed Edimburgo. Anche lì ascolteranno ‘My America’ (dall’ep), con dentro le sensazioni di inizio carriera, quando Elisa Toffoli da Monfalcone venne spedita in California con Corrado Rustici, produttore del suo esordio ‘Pipes & Flowers’. «La mia vita da adolescente non assomigliava molto a ciò che volevo essere, indipendentemente dal sogno di cantare. C’era un salto da fare, umano, dovevo ancora buttar giù tantissimi muri e lo sapevo, lo sentivo. Tutta quella rabbia che avevo dentro mi ha dato la spinta ad andare oltre. Non fossi stata così arrabbiata, forse non sarebbe successo nulla. Fu proprio in America che si accese la scintilla». E fu “A human kind of revolution”, come da liriche, una rivoluzione umana: «Sono parole di un’amica, che mi sono portata dietro per tanto tempo e poi sono finite in questa canzone, per dare un nome a quella metamorfosi che stavo vivendo. Stavo rompendo delle catene, stavo uscendo da un guscio».

‘Ho imparato a dire ti voglio bene’

A Castelgrande non mancherà ‘Anche fragile’, uno dei momenti più belli dell’album in italiano e pure dello scorso Sanremo, insieme almeno a ‘Vedrai vedrai’ di Tenco, cantata con misura e tanto rispetto a fianco di Claudio Baglioni. «Un autoritratto fedele include necessariamente anche la fragilità» racconta Elisa, di quel brano che scriverlo «non è stato per niente facile». Difficoltà che si spiega così: «Quello che cerco nella musica, anche in quella degli altri, è la verità. Cerco quelle soluzioni, quegli antidoti, quella magia bianca che aiutano a districarsi nella vita. Perché la verità, l’onestà in musica sono un potere molto grande. Venivo da un “Best of”, avevo appena cambiato casa discografica dopo 20 anni (la Sugar di Caterina Caselli, ndr), venivo dai miei quarant’anni, stavo tirando le somme. Non mi sentivo leggera, non lo sentivo un disco come gli altri. Lo vivevo come un punto a capo. Tutto questo ha determinato una ripartenza dall’interno».

E in questa ripartenza c’è anche un punto di arrivo intitolato ‘Promettimi’, scritta per il figlio Sebastian, quattro anni. “Ho imparato a dire ti voglio bene”, canta la sua mamma in questa specie di ‘Avrai’ al femminile, aprendo a ricordi molto personali: «Mia madre ha cercato di crescerci con tutto l’amore possibile, ma lei stessa veniva da una famiglia con rigidità tipiche del tempo. A me, a pronunciare quella frase, lo hanno insegnato i miei figli, prima non ero capace. Sono stati loro ad avermi ammorbidita sino al punto che oggi, “ti voglio bene”, è qualcosa che riesco a dire».

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