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Rifici (©Ti-Press / Gabriele Putzu)
Spettacoli
01.09.2018 - 11:400

I contrasti del ‘Barbiere’

Intervista a Guido Buganza e Carmelo Rifici, scenografo e regista dell’opera di Rossini che debutterà lunedì al Lac

Stupisce sempre, vedere la platea del Lac dal palcoscenico: un punto di vista antitetico a quello solito, del pubblico. In questo caso, poi, le poltrone vuote sono l’unica cosa che riusciamo a vedere: le luci di scena abbagliano, mentre ci aggiriamo con aria curiosa dietro il palco durante le prove del ‘Barbiere di Siviglia’ che il prossimo 3 settembre segnerà il ritorno dell’opera a Lugano.

“Sei tu la fontana?” sentiamo chiedere al tecnico di scena che dovrebbe, appunto, occuparsi dell’entrata in scena di una fontana. Dal palco arriva la voce di Carmelo Rifici, regista di questo ‘Barbiere’, dà alcune indicazioni, un pannello si apre, la fontana entra e finalmente vediamo la scena: un grande palazzo di azulejos e, al centro, un balcone disegnato con le luci. «È la scena della serenata di Almaviva davanti alla casa di don Bartolo» mi spiega lo scenografo Guido Buganza prima di raccontare del «contesto di limbo» voluto per questo ‘Barbiere’, ovvero il grande palazzo di azulejos «che abbiamo chiamato “impianto fisso” e che volevamo richiamasse la Spagna immaginaria del Settecento, barocca e iperdecorativa; un omaggio, anche, all’iperdecorativismo della musica di Rossini». Al centro di questa storica “scatola scenica” troviamo «elementi scenici più di servizio dal punto di vista registico, necessari per i vari cambi scena, che con questi elementi di luce sono più contemporanei, più vicini alla nostra sensibilità, al nostro modo di vedere il mondo e il teatro». Un ponte tra passato e presente che ritroviamo anche nei costumi, classici ma non troppo, disegnati da Margherita Baldoni che troviamo a lato del palco mentre osserva i due solisti che provano in jeans e maglietta.

Altro elemento centrale sono le luci: «La mia idea – prosegue Buganza – è quella della sinapsi del cervello che si accende: in quest’opera si parla moltissimo del cervello, delle idee, delle idee che producono oro e denaro». E mentre racconta la camera di Rosina – «una specie di gabbia di led oro che cala dall’alto, come se lei fosse in una gabbia di metallo rovente» – Buganza aggiunge che «abbiamo cercato di sfruttare al massimo le potenzialità del teatro, essendo la prima volta che si fa un’opera qui». Cioè? «Abbiamo usato credo al massimo delle sue possibilità quella che in Italia si chiama graticcia, la “soffitta” del teatro; poi avremo un ponte mobile che si solleverà dal basso per il coro e lo sbotolamento: credo per la prima volta useremo le botole del palcoscenico…». Senza dimenticare che l’impianto fisso «riprende quasi nella sua interezza il palcoscenico, proprio per mostrarne al pubblico le potenzialità». Quest’ultima è stata una precisa richiesta di Rifici che raggiungiamo durante una pausa delle prove.

Al servizio dello spartito

«Sono al servizio della musica e al servizio dello spartito» precisa subito il regista: «Cerco di darmi delle ipotesi di regia, ma al momento in cui le provi con i cantanti e l’orchestra, devi virare la tua verso quello che serve ai cantanti e alla musica». E così, anche se rispetto a un tempo la libertà dei registi di sperimentare si è ampliata, «la musica deve vincere e quindi deve vincere anche un certo tipo di convenzione che bisogna saper riconoscere e rispettare».

La scenografia gioca sul contrasto Settecento e contemporaneità. È questa la lettura di Rifici? «È un contrasto dato anche dalle due sezioni musicali: il ‘Barbiere’ da una parte è legato all’opera buffa e alle sue convenzioni, dall’altra all’intuizione di Rossini di creare qualcosa che vada al di là dell’opera buffa, che dà ai personaggi e alle situazioni una universalità che secondo me va portata sulla scena con dei segni di carattere non dico contemporaneo, ma che astragga dalla convenzione». Una conflittualità di Rossini verso l’opera buffa cui Rifici ha dato spazio «sempre nel solco della leggerezza» evidenziando «quelle inquietudini di cui il ‘Barbiere’ è pieno e che ancora ci parlano: la mania del denaro, il ricatto, la vecchiaia… temi ancora adesso molto forti e che non si potevano rappresentare restando nella convenzione».

Il ‘Barbiere di Siviglia’ debutterà al Lac lunedì 3 settembre, in replica fino al 9. E dopo? «Questo è il nostro primo tentativo di lirica, ma l’obiettivo di venderlo, di farlo girare c’è: abbiamo invitato un po’ di operatori, speriamo che i direttori vengano a vederlo… magari non ci riusciremo subito, perché appunto è la prima esperienza…». Prima e ultima? «Speriamo non sia l’ultima».

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