Spettacoli
27.02.2018 - 06:200

'Il Lac è di tutti, non solo di Finzi Pasca'

Daniele Finzi Pasca auspica una ‘vera residenza’ a Lugano, Carmelo Rifici esprime il suo punto di vista: “Il Lac è pubblico e il suo teatro è di tutti”

Qualche giorno fa, ai piani alti del Lac, quando Daniele Finzi Pasca ha espresso il suo rammarico per quella che percepisce come una “residenza a metà”, c’era anche Carmelo Rifici, direttore di LuganoInScena. Il clown-regista, auspicando un legame più stretto con la Città e il suo centro culturale, ha detto in modo chiaro che, nella situazione attuale, a suo giudizio un potenziale creativo e professionale resta inespresso: «Non servirà a nulla darci un teatro quando la nostra parabola artistica si sarà esaurita È un gran peccato non poter investire questo grande potenziale qui».

Dunque, qual è il problema? Finzi Pasca vuole la Sala Teatro del Lac? Se abbiamo capito bene, non ambisce a tanto. Piuttosto, e non è poco, sogna una vera sede luganese per la sua Compagnia e soprattutto un luogo attrezzato per provare con continuità i suoi spettacoli qui; certo del fatto che la concentrazione della sua attività in Ticino garantirebbe delle ricadute positive per questo territorio. E per la sua Compagnia che, secondo la Convenzione firmata con la Città, il Cantone e Pro Helvetia, al momento riceve un contributo annuo di 650mila franchi e la possibilità di provare nella Sala Teatro nelle settimane estive in cui è libera.

“Il modello di collaborazione auspicato da Finzi Pasca non si concilia fino in fondo con le esigenze di un teatro pubblico”

L’altro giorno, quando Finzi Pasca ha espresso i suoi desiderata, Rifici ci è parso perplesso. Glielo diciamo. E lui chiarisce: «Stavo cercando di capire il problema. Sembrava emergere un dispiacere per qualcosa di non attuato, così sono andato a rileggere la Convenzione che legifera i rapporti tra la Città e la Compagnia: oltre al supporto economico si aiuta il suo sviluppo offrendole servizi e strutture per la creazione annuale di un’opera da presentare nella stagione di LuganoInScena, attraverso il sistema delle residenze. Io comprendo sinceramente i loro desideri, ma questi non sono compatibili con le esigenze di un teatro pubblico».

Insomma, un sostegno economico e uno strutturale: «La Città finora ha mantenuto fede a tutti gli impegni sottoscritti nella Convenzione».

In che modo le esigenze della Compagnia confliggono con quelle del Lac? «Il modello di collaborazione auspicato da Finzi Pasca non può conciliarsi fino in fondo con le esigenze di un teatro pubblico, la cui missione è quella di garantire un’offerta culturale diversificata, in grado d’incontrare i gusti di un pubblico eterogeneo. Altrimenti non sarebbe più il teatro della città, ma di una compagnia. In secondo luogo il Lac ha un preventivo che deve rispettare, e settori quali LuganoMusica, Osi e LuganoInScena che devono attuare il mandato dato loro dalla Città».

“Il Lac era stato pensato sui bisogni di un teatro di ospitalità, privo di una visione più ampia”

In altre parole, spiega Rifici, gli ostacoli sono di due ordini: «Da un lato c’è la vocazione pluralistica di un centro culturale, dall’altra le sue necessità economiche. Nessun artista può ricevere per più di un certo tempo un teatro pubblico, che deve sostenersi attraverso le stagioni teatrali e musicali, cosa che sarebbe impossibile se fermasse le attività a favore di una compagnia. Peraltro il Lac non può essere la casa di una sola compagnia, per quanto importante come quella di Finzi Pasca, altrimenti sarebbero penalizzati altri artisti del territorio che hanno lo stesso diritto a crescere, penso a Trickster-P, Lorena Dozio, Aiep, Teatro Pan, Anahì Traversi, Igor Horvat, Zeno Gabaglio e tanti altri».

Dopo la conferenza stampa di giovedì, il direttore di LuganoInScena condivide un certo bisogno di chiarezza, ma dal punto di vista di un regista e uomo di teatro che ha sempre lavorato al servizio degli artisti: «La Compagnia Finzi Pasca è preziosa, dà lustro a tutta la città e ha contribuito ad avviare l’attività del Lac, ma bisogna trovare il giusto compromesso fra le rispettive esigenze».

Il compromesso potrebbe essere lo spazio di prova che il Dicastero cultura sta cercando? «C’è una discussione in atto in questo senso, ma questa è un’esigenza territoriale, non solo della Compagnia. Il Lac era stato pensato sui bisogni di un teatro di ospitalità, privo di una visione più ampia. Oggi, in virtù dell’evoluzione che la scena teatrale ticinese sta vivendo, anche grazie al lavoro quotidiano di LuganoInScena, queste esigenze sono cambiate e la Città ne è consapevole, visti i sorprendenti risultati».

Per quel che ne sappiamo, la Città avrebbe già individuato lo spazio che fa al caso suo... «Lugano può caricarsi di questa necessità, ma in una visione ampia, perché si tratta di un problema cantonale», dice Rifici. Pensando pure alla collaborazione con l’altro teatro di produzione, il Sociale a Bellinzona, quali i tempi e le modalità per risolverlo? «Le soluzioni non si trovano in pochi mesi e una sala non risolverebbe le esigenze di tutti, peraltro diverse. Noi cerchiamo di guardare alle esigenze di tutti, per non escludere nessuno. Il Lac ha solo tre anni, ne servono 20 per modificare l’assetto culturale di una città. Ma prima occorre una riflessione seria, per valutare quali sono le risorse economiche e strutturali».

Helbling e la via bellinzonese

Dal momento che Rifici ribadisce che si tratta di un «problema cantonale», parliamo pure con Gianfranco Helbling, direttore del Sociale. A Bellinzona in che modo s’intendono risolvere analoghi problemi di spazio? «La Città sta ristrutturando l’oratorio di Giubiasco. L’intenzione è quella di creare lì una sala teatrale polifunzionale, senza palcoscenico e interamente modulabile, che avrebbe la funzione sia di spazio di rappresentazione per compagnie amatoriali e per spettacoli nostri non indicati per il Sociale, sia come luogo di residenza soprattutto nei mesi estivi. Questo risolverebbe una parte dei nostri problemi, perché il Bellinzonese è sottodotato di spazi adeguati. Anche per questo per ora non produciamo più di tanto; al contrario uno spazio così sarebbe interessante per avere compagnie in residenza all’interno di coproduzioni di respiro nazionale».

Visto che Lugano e Bellinzona coproducono degli spettacoli, e che queste esigenze in parte s’incrociano, non si è fatta una riflessione comune? «Una discussione concreta sugli spazi non è mai stata fatta, anche perché le esigenze sono molto diverse. Ragioniamo però bene insieme sui singoli progetti».

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