laRegione
paolo-giordano-e-lo-sguardo-lungo-della-scienza
Paolo Giordano (foto Daniel Mordzinski)
ULTIME NOTIZIE Culture
Figli delle stelle
5 ore

'Letter to you', Bruce Springsteen and the E-Street 'Brand'

Bruce Springsteen, 'Letter to you' (Columbia) - ★★★★★ - A noi pare una meraviglia. E col certificato sonoro del Boss che preferiamo.
Spettacoli
5 ore

Al Jazz Cat Club torna la musica. 'Anche in cinquanta'

Ad Ascona e pure a Bellinzona. Si comincia il 17 novembre con De Piscopo-Moroni-Zunino nel tributo a Pino Daniele. A colloquio con Nicolas Gilliet.
Spettacoli
6 ore

Kureishi ha inaugurato gli insoliti Eventi letterari 2020

Lo scrittore anglo-pakistano, in collegamento da Londra, ha parlato della pandemia e delle nuove prospettive che ci attendono
Cinema
13 ore

È morto Sean Connery

L'attore scozzese è scomparso all'età di 90 anni. Lo ha comunicato la sua famiglia
Culture
1 gior

Giacomo Jori, tra Telemaco e Pinocchio all'Usi

Prosegue il ciclo di letture collodiane. Il terzo appuntamento è fissato per mercoledì 4 novembre alle 18.30 all'Auditorium
Culture
1 gior

Addio allo scrittore svedese Jan Myrdal

Strenuo difensore delle ingiustizie, in Patria e nel mondo, il 'Rapporto da un villaggio cinese', libro del 1963, è la sua opera più nota.
Spettacoli
1 gior

Addio al maestro Alexander Vedernikov

Il direttore d’orchestra russo, più volte sul palco con l’Orchestra della Svizzera italiana, aveva 56 anni
Culture
1 gior

L’onnipotenza umana e il nuovo coronavirus

Intervista al filosofo Emanuele Coccia, ospite degli Eventi letterari Monte Verità per parlarci del ‘narcisismo negativo’ dell’umanità
Scienze
1 gior

Verena Keller, ornitologa svizzera, vince il 'Marsh Award'

Il prestigioso riconoscimento internazionale viene assegnato agli scienziati il cui lavoro ha grande impatto sull'ornitologia britannica.
Scienze
1 gior

Sostanza P, e il prurito non ha più segreti

Si deve tutto a un neuropeptide rilasciato da alcuni neuroni della pelle. La scoperta, avvenuta nel Massachusetts, amplia la comprensione del sistema immunitario.
Culture
1 gior

La Cernusco antifascista contro la libreria di Altaforte

Il 7 novembre, alle porte di Milano, apre un punto vendita dell'editore controverso. L'Anpi: 'Inneggiano al nazifascimo'.
Spettacoli
1 gior

Renato Zero d'accordo con Papa Francesco: 'Il mondo cambia'

Il cantante, icona gay, in sintonia con l'apertura del pontefice alle unioni civili fra persone omosessuali: 'C'è bisogno di grande rispetto'.
Scienze
1 gior

Uomini e cani sono amici dal Paleolitico

È quanto pubblica 'Science' dopo un'analisi del Dna antico del nostro migliore amico, condotto su 27 esemplari di tutta l'Eurasia
Culture
2 gior

Addio a Diane di Prima, poetessa della Beat Generation

Era nota soprattuto per l'opera 'Loba', indicata negli anni '70 come la controparte femminista di 'Howl' di Allen Ginsberg
L'intervista
2 gior

Stefania Auci, 'I leoni di Sicilia' per colazione

Sabato 31 ottobre alle 11, non al Lac ma in streaming sulla pagina facebook, la scrittrice siciliana dialoga con Maria Rosa Mancuso.
Spettacoli
2 gior

Il Volo omaggia il Maestro nella sua Roma

Il 'Tribute to Ennio Morricone' del trio del belcanto si terrà a giugno davanti alla basilica di San Pietro. E poi l'omonimo album.
Società
17.10.2020 - 11:300

Paolo Giordano e lo sguardo lungo della scienza

‘La scienza è umana in tutte le sue diramazioni’ ci spiega lo scrittore e fisico, ospite al Lac di Lugano per parlare anche di Covid-19

Parlare di scienza e società è difficile, oggi che il primo pensiero non è più all’incomunicabilità tra le cosiddette ‘‘due culture”, quella tecnico-scientifica e quella umanistica, ma alla pandemia. «L'attualità è più veloce di noi, purtroppo» ci spiega Paolo Giordano, fisico e scrittore – Premio Strega nel 2008 con ‘La solitudine dei numeri primi’ – ospite del primo appuntamento del ciclo ‘Arti liberali’ organizzato dal Lac per riflettere su tutte le forme della creatività umana. Con lui, sabato 17 ototbre alle 20.30 nella Sala Teatro del Lac e in streaming sul sito www.luganolac.ch, Fabiola Gianotti, direttrice del Cern e pianista diplomata al Conservatorio di Milano.

Un incontro pensato per una riflessione generale, ma che l'attualità con i contagi in aumento chiaramente porterà a ragionare sul coronavirus al quale Giordano ha dedicato un breve saggio, ‘Nel contagio’ (Einaudi 2020). Un approccio «importante: è una cosa che avremmo dovuto fare fin dall'inizio, senza farci inghiottire dall'emergenza a ogni passo ma, accanto all'emergenza, avere uno sguardo più a medio e lungo termine» spiega sempre Giordano.

La scienza è cultura, eppure i due termini sono spesso visti come incompatibili.

L'incompatibilità è tutta esteriore, anche se è un modo di pensare comune. Questa incompatibilità arriva da lontano e in Italia è iscritta nel modo in cui strutturiamo l'educazione e per me la radice di questa separazione per molte persone arriva da lì, da come dividiamo le materie, dalla scelta che, molto presto nel nostro arco formativo, siamo chiamati a fare, se appartenete all'una o all'altra forma di sapere. Un sistema che sono convinto bisognerebbe avere il coraggio di ripensare dalle fondamenta e spero che questa crisi sia un'occasione per farlo. Se sapessimo inaugurare qualche pensiero un po' più lungo , perché questa crisi ha scoperchiato quanto il sapere scientifico sia necessario per stare nel vivere dell'oggi. Non possiamo più permetterci un atteggiamento un po' snobistico verso certi tipi di sapere che forse andava bene cinquant'anni fa.

Nel suo libro racconta della diffidenza tra istituzioni, cittadini ed esperti.

È un atteggiamento molto infantile quello che cittadini e istituzioni hanno mostrato verso il sapere scientifico, verso il sapere di cosiddetti esperti. Nel senso che l'aspettativa era sbagliata, l'idea che la scienza sia qualcosa di assolutamente giusto, di assolutamente vero, di assolutamente affidabile.

La scienza è umana in tutte le sue diramazioni, è fortemente politicizzata, è piena di vanità – possiamo dircelo, lo abbiamo visto in questi mesi in moltissimi soggetti –, è piena di approssimazioni. La scienza e gli scienziati possono anche essere molto ottusi. Tutto questo fa parte del fatto che è una disciplina umana, esattamente come tutte le altre soggetta a fallacie ed errori. invece in qualche modo, per qualche motivo ci aspettiamo che sia qualcosa di incorruttibile e assoluto. Ma questo secondo me è un atteggiamento un po' infantile

Un atteggiamento solo dei cittadini?

No, lo troviamo nelle stesse istituzioni: a ogni passo si sono un po' nascoste dietro le decisioni, le indicazioni dei comitato di esperti. È preoccupante e anche un po' deludente perché gli scienziati possono dare delle indicazioni, peraltro specifiche all'ambito di cui si occupano. Qua invece facevamo domande di epidemiologia a dei pneumologi: mi rendo conto che è un po' antipatico dirlo, ma fare le domande giuste agli esperti giusti fa parte anche questo del saper prendere la scienza per quello che è. Dopodiché la politica è quella che deve armonizzare, decidere e assumersi le responsabilità.

Tutto questo per me non ha funzionato bene e di nuovo non sta funzionando bene, purtroppo.

E in Europa l’unica soluzione, di nuovo, sembra essere il lockdown. 

Su questo bisogna essere un po' chiari. Innanzitutto non è che esiste “il” lockdown, quello assoluto, blindato, immobile, paralizzante che abbiamo vissuto a marzo aprile, oppure la libertà. Di nuovo è un atteggiamento binario che non funziona: esistono vari gradi di misure. È chiaro che le misure sono comunque nella direzione di limitare i contatti umani, perché quella è l'unico mezzo a nostra disposizione: limitare i contatti umani. Questo lo si può fare in modo mirato, intelligente, organico e commensurato. Oppure lo si può fare un po' come è stato fatto, cioè o troppo poco o troppo.

In realtà in questo momento dovremmo essere in una fase molto più matura della gestione, in cui le situazioni vengono prese a livello territoriale. Però parliamoci chiaro il problema di adesso è la carenza assoluta di misure nei mesi scorsi: non c'è nulla di imprevedibile in quello che sta succedendo stavolta, nulla. Non potevamo permetterci quello che ci siamo permessi. e questo almeno dovrebbe essere un dato che si comincia ad accettare. Dobbiamo passare al lockdown non perché non esistono altri modi, è perché non abbiamo usato i modi adeguati e adesso purtroppo è tardi. Anche se fatichiamo a rendercene conto, fatichiamo a capire la temporalità di questa pandemia.

Chiusura inevitabile, quindi?

Dobbiamo rinunciare a tutto quello che non riteniamo strettamente necessario, come ad esempio per me la scuola fatta nel modo più attento possibile. Capisco che si tratta di una parte essenziale delle nostre vite, però ricordiamoci che questo non è per sempre, non è una rinuncia eterna ma temporanea. In questo momento il nostro orizzonte dovrebbe essere cercare di passare l'inverno senza finire necessariamente di nuovo nella situazione vera paralisi. Perché questa volta sarebbe ancora più faticoso per tutti.

© Regiopress, All rights reserved