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Tutti sulla stessa barca

Intervista a Benedetta Collini, membro di Sos Méditerranée ospite domani al Lux di Massagno

“Prima di partire ci hanno messo un collare al collo”. “Quello che abbiamo visto in Libia è indescrivibile. Non credo possiate capire”. “Sfortunatamente ho incontrato solo brutte persone”. “Ci hanno detto che ci sarebbero volute 3 o 4 ore per arrivare in Europa”.

Questi sono solo alcuni stralci, da brividi sulla pelle, delle testimonianze di migranti naufraghi tratti in salvo e raccolte dall’organizzazione non governativa Sos Méditerranée. Racconti che si possono leggere distesamente sul portale internet dell’Ong, raccolti con un proposito dichiarato: testimoniare in modo attivo e diretto il fenomeno migratorio nel Mediterraneo, affinché l’opinione pubblica abbia accesso a notizie e racconti di prima mano sulle vicende dei migranti che si mettono in viaggio. L’occasione importante di parlare dell’Ong e del suo operato con la nave Aquarius ci è data dall’evento di domani, sabato 8 dicembre, “Harraga – Vite in fuga dai confini”, organizzato dall’associazione Gruppo Harraga e ospitato dal Cinema Lux di Massagno (in calce, il programma).

Il mare è l’antitesi del concetto di confine; parlarne è assurdo, quasi paradossale

Fra gli ospiti di domani anche Benedetta Collini, membro di Sos Méditerranée, che – malgrado i numerosi impegni che la coinvolgono in questi giorni a Marsiglia – ci ha dedicato un po’ del suo tempo per raccontarci com’è lavorare a bordo dell’Aquarius, chi s’incontra e quali sono gli ostacoli da affrontare.
Prima di lasciarvi alle sue risposte però, ve la presentiamo laconicamente. Benedetta è “shore logistician”, ovvero si occupa della logistica per la nave a terra ed è membro Sar dell’Ong che, sciogliendo la sigla, sta per “search and rescue” (ricerca e salvataggio). I compiti che le competono sono di gestione dei rifornimenti e del cambio di equipaggio quando la nave attracca al porto. Lo scorso anno, invece, è stata per 12 settimane sull’Aquarius come membro del Sar team, occupandosi delle operazioni. «Mille, mille aneddoti» le affiorano alla mente quando le chiediamo di raccontarcene uno, il più emblematico. «Sono tanti piccoli ricordi. Mi hanno colpito molto, durante i momenti di distribuzione dei pasti preconfezionati, le reazioni delle persone in fila, in attesa. Ognuno ha un atteggiamento diverso: chi guarda negli occhi e fa un sorriso; chi invece sembra imbarazzato; chi ringrazia... atteggiamenti diversi che rappresentano molto bene la complessità delle persone, dell’animo umano». Malgrado si parli spesso di migranti come fossero «una massa informe; ognuno è singolare, ha una storia personale, ogni volta diversa».

Chi sono i naufraghi tratti in salvo?

Molti sono minori non accompagnati; molte donne, di cui diverse incinte; diverse sono le famiglie. Malgrado siano rare, ci sono anche alcune persone anziane... la varietà è incredibile. Quando ho lavorato sulla nave, ho scoperto che la gran parte dei migranti non cerca di arrivare in Europa: scappa dalla Libia. Molti partono con l’idea di andarsene dal loro Paese d’origine per scappare da situazioni difficili (personali, politiche eccetera). La loro fuga è continua: scappano nel Paese di fianco e in quello dopo ancora e ancora... fino in Libia; che oggi è diventata il buco nero dei diritti umani.

Come si compone l’equipaggio dell’Aquarius?

Sulla nave ci sono tre entità che collaborano: l’equipaggio marittimo (che si dedica a gestione e mantenimento dell’imbarcazione, che è noleggiata); poi la squadra di Sos Méditerranée (che si occupa nello specifico del coordinamento di ricerca e fasi di soccorso). Infine, Medici senza frontiere che provvede alla cura, sia medica che di tutti gli altri bisogni (cibo, acqua, abiti eccetera). Ma alla fine, tutti fanno tutto: ognuno dà una mano. Siamo tutti sulla stessa barca.

Quali sono le difficoltà pratiche che riscontrate nella gestione?

Le situazioni potenzialmente difficili in nave possono essere diverse e dipendono da fattori differenti: come le condizioni meteo, il numero o la dimensione delle imbarcazioni da soccorrere e anche le loro condizioni; infatti non sono mai adatte all’attraversata del Mediterraneo. Ultimamente poi, sorgono anche problemi causati dal coordinamento delle operazioni.

Che cosa intende?

Fino alla fine di giugno di quest’anno, i soccorsi erano coordinati dal Centro di coordinamento marittimo e dalla Guardia costiera italiana, che di fatto estendeva le proprie competenze fino alle acque territoriali libiche, poiché non esisteva un coordinamento libico riconosciuto. Da quando l’International maritime organization ha registrato l’organizzazione del Paese nordafricano, sono sorti diversi problemi, come ad esempio l’impartizione di ordini illegali, come il divieto di procedere con un soccorso: questo è fuorilegge, così come non aiutare una nave in difficoltà.

Quali sono gli ostacoli legislativi?

Non ci sono ostacoli legislativi. La legge marittima internazionale è molto chiara. I problemi sono posti dagli ostacoli politici; anzi dalle volontà politiche apertamente ostili. Questo lo si vede in vari aspetti, come aver legittimato la Guardia costiera libica.

Come andate oltre?

Con tanta testardaggine e con la certezza di fare la cosa giusta. Salvare vite umane non è un’opzione!

L’incontro di domani mette l’accento sul tema dei confini...

Il mare è l’antitesi del concetto di confine. Il mare non può essere segnato, definito... Parlare di confini in mare è assurdo, quasi paradossale. Dopodiché, quando ci troviamo in un’operazione di soccorso, sinceramente, non ci interessano i concetti di frontiera, migrante, rifugiato politico... per noi sono naufraghi che rischiano di affogare.

Un’iniziativa civile

Sos Méditerranée è un’organizzazione non governativa nata da un’iniziativa di cittadini. L’associazione umanitaria internazionale e indipendente trova nel rispetto dell’essere umano e della sua dignità le sue scintille, indipendentemente dalla provenienza, dall’appartenenza sociale, politica, religiosa ed etica. Le persone che vi partecipano contribuiscono con differenti qualifiche professionali, hanno tutte però un unico obiettivo: “Organizzare il salvataggio di persone in pericolo di vita nel mare Mediterraneo”.

Per approfondire le informazioni sull’Ong e sul suo operato, rimandiamo al sito www.sosmediterranee.org, dove è possibile leggere le testimonianze, il diario di bordo, articoli e vivere alcuni istanti particolarmente toccanti grazie agli occhi dei fotografi...

Il programma di sabato

L’intento dell’incontro di domani è avviare la riflessione e il dibattito approfondendo i temi della migrazione. Quest’anno il Gruppo Harraga, in collaborazione con l’Associazione Firdaus, ha incentrato la giornata sul concetto di confine come luogo di vita e morte, dipanandone il filo rosso grazie alla partecipazione di diversi interlocutori attivi negli ambiti del diritto umanitario, delle politiche migratorie e del sostegno ai migranti.

Si susseguiranno quindi l’europarlamentare Elly Schlein, il regista Stefano Ferrari, la giurista e attivista per i diritti umani Gabriela Giuria e Benedetta Collini. La giornata avrà inizio alle 15 e andrà avanti fino alle 23: oltre agli interventi, ci saranno le proiezioni di un documentario, “Sotto lo stesso cielo”, un lungometraggio, “Iuventa” e due cortometraggi (“Hamama & Caluna” e “Mum, I’m sorry”).

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