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Nel 1971
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04.08.2021 - 12:12
Aggiornamento: 15:35

In Piazza Grande, cinquant'anni dopo

Era il 1971 quando il Festival, dopo gli anni del Grand Hôtel, approdava con il progetto di Livio Vacchini in quello che adesso è il suo simbolo e immagine

C’è chi preferisce i film del Concorso internazionale, o i cortometraggi dei Pardi di domani, la Retrospettiva, la Semaine de la critique o – perché no? – gli eventi alla Rotonda ma tutto il pubblico di Locarno riconosce che questo festival dalle tante anime ha al centro Piazza Grande, simbolo e immagine della manifestazione da cinquant’anni. La prima proiezione si è tenuta infatti nel 1971, quando la 24ª edizione si era aperta con ‘Un’anguilla da 300 milioni’ di Salvatore Samperi con Ottavia Piccolo.
Ma il festival di Locarno all’aperto ci è nato: la prima edizione, nel 1946, si tenne infatti nel parco del Grand Hôtel Locarno con uno schermo all’epoca tra i più grandi per questo genere di proiezioni: 8 metri per 7, come riporta Gabriele Neri nell’articolo pubblicato dalla rivista ‘archi’ nel 2018 dedicato a Luoghi e architetture del cinema. Il parco poteva accogliere un migliaio di spettatori e il tutto era stato allestito in tempi molto rapidi dopo che i cittadini luganesi avevano bocciato la realizzazione di un teatro all’interno del Parco Ciani per ospitare la Rassegna internazionale del film. La prima edizione del festival premiò René Clair per il suo ‘Dieci piccoli indiani’ (‘And Then There Were None’) dal romanzo di Agatha Christie, ma quell’anno furono anche proiettati ‘Roma, città aperta’ di Roberto Rossellini e ‘Ivan il Terribile’ di Sergej Ėjzenštejn.
Avanti veloce fino agli anni Sessanta quando sia per questioni economiche – un aumento dell’affitto del parco, dovuto a nuovi progetti da parte del Grand Hôtel – sia per motivi artistici, il festival rinunciò alle proiezioni all’aperto, giudicate poco adeguate per il tipo di film che si voleva proporre. In quegli anni la direzione del festival passò da Vinicio Beretta a Sandro Bianconi, presto affiancato da Freddy Buache, i quali diedero al festival “una sua precisa identità sul piano dei va­lori artistici e culturali, realizzando un programma di opere di giovani registi e di giovani cinematografie nazionali che non fosse pretesto di mondanità e di evasione, ma stimolo per discussio­ni, confronti e occasione d’informazio­ne per il pubblico e gli ambienti cinematografici svizzeri”. Questa citazione viene dalla lettera con cui i due direttori, nell’ottobre del 1970 e dopo aver diretto cinque edizioni del festival, diedero le proprie dimissioni a causa del mancato sostegno politico e “l’indifferenza, l’incom­prensione e l’ostilità dell’opinione pub­blica”. In un’intervista a Guglielmo Volonterio – che più tardi pubblicò un libro sulla storia del festival, ‘Dalle suggestioni del Parco alla grande festa del cinema’, Marsilio 1997 –, Bianconi parlò di “ghetto culturale”: “Il festival è completamente isolato, la popolazione non s’interessa, gli ambienti cinematografici sono assenti, le autorità po­litiche ci danno sussidi minimi, non c’è nessuna collaborazione e nessun intervento”.
La direzione passò a un comitato di sette membri, presieduto dall’avvocato Luciano Giudici che decise per un compromesso: nelle sale cittadine pellicole diciamo più “specialistiche”, mentre quelle per il grande pubblico sarebbe state proiettate all’aperto. Ma dove? Il parco del Grand Hôtel non era più disponibile e si valutarono varie alternative, dallo stadio al Parco della pace.
Alla fine si decise per Piazza Grande, affidando il progetto ai due architetti che stavano studiando il piano di protezione del centro storico, Luigi Snozzi – che per i troppi impegni lasciò l’incarico – e Livio Vacchini. La piazza all’epoca era aperta al traffico ed è interessante leggere, nei giornali dell’epoca, a fianco del programma del film le indicazioni per la circolazione modificata: di fatto il Festival in Piazza Grande è stato un primo esperimento di un nuovo modo di fruire dello spazio pubblico urbano. Di nuovo, il tempo a disposizione era poco: il festival si sarebbe tenuto in agosto e l’incarico venne attribuito a maggio; una fortuna, avrebbe poi riconosciuto Vacchini dal momento “non hanno avuto tempo di criticare”.
Un enorme schermo, largo ben 22 metri, che chiude lo spazio verso il lago, incastonato in una struttura di tubolari metallici, un migliaio di sedie posate liberamente sull’acciottolato e la cabina di proiezione, quasi una navicella spaziale realizzata montando assieme due vasche per piscine.
Negli anni lo schermo è stato ampliato, si sono affrontati altri problemi tecnici, legati in particolare all’audio, si sono valutate soluzioni per coprire la piazza proteggendo gli spettatori dalle intemperie – chi non si è ancora preso una “lavata”, cercando eventualmente riparo nei vicini portici? – e anche sedi alternative, tra cui la Rotonda. Ma dopo cinquant’anni Piazza Grande è ancora lì, con le sedie, la cabina e il grande schermo.

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