È morta lo scorso 14 agosto per un’insufficienza generalizzata degli organi vitali, ma la notizia è stata resa nota solo ieri dalla fondazione che porta il suo nome. Aveva 97 anni

È morta a Tokyo, all’età di 97 anni, Yayoi Kusama, l’artista giapponese che ha fatto dei pois, delle zucche e delle stanze infinite il suo linguaggio universale. La sua scomparsa, avvenuta lo scorso 14 agosto per un’insufficienza generalizzata degli organi vitali, è stata resa nota solo ieri dalla fondazione che porta il suo nome. “Ha continuato a dipingere fino agli ultimi giorni, senza mai posare il pennello”, ha sottolineato la fondazione, ricordando una vita “dedicata interamente alla creazione artistica”.
Nata nel 1929 a Matsumoto, in una famiglia benestante ma conservatrice, Kusama iniziò a disegnare da bambina per esorcizzare le allucinazioni visive e uditive che l’accompagnarono per tutta la vita. “Se non fosse stato per l’arte, mi sarei uccisa molto tempo fa”, scrisse in un saggio autobiografico. A 28 anni lasciò il Giappone per gli Stati Uniti, stabilendosi a New York. Fu l’inizio di una stagione folgorante: nel 1959 le sue ‘Infinity Net’ – tele ricoperte da ipnotiche reti di pennellate – la imposero all’attenzione della critica. Negli anni Sessanta, tra happening con corpi nudi e sculture-fallo, la sua ricerca si fece provocatoria e politica, fino all’installazione non autorizzata ‘Narcissus Garden’ alla Biennale di Venezia del 1966, dove mise in vendita 1’500 sfere specchianti per denunciare il narcisismo del mercato.
Il riconoscimento internazionale, tuttavia, non bastò a garantirle stabilità. Tornata in Giappone nel 1973, entrò volontariamente in una clinica psichiatrica di Tokyo, dove ha vissuto e lavorato fino alla fine, continuando a produrre un’opera sterminata tra pittura, scultura, installazioni, narrativa e poesia. La nuova partecipazione a Venezia nel 1993, le retrospettive al MoMA di New York e alla Tate Modern di Londra, e le sue ‘Infinity Mirror Rooms’ divennero eventi globali, capaci di attrarre code di ore per pochi secondi di riflessi senza fine.
Negli ultimi due decenni, Kusama diventò anche un fenomeno popolare. La collaborazione con Louis Vuitton nel 2012 e il dilagare su Instagram delle immagini delle sue installazioni ne hanno fatto un’icona transgenerazionale. Nel 2016 il Time la inserì tra le cento persone più influenti del mondo; nel 2017 aprì a Tokyo un museo interamente dedicato alla sua opera. I suoi quadri hanno raggiunto cifre record alle aste, mentre le sue zucche gialle a pois – simbolo di conforto – sono ormai un’immagine universale.
A Kusama, insignita dell’Ordine delle Arti e delle Lettere in Francia e dell’Ordine della Cultura in Giappone, è arrivato l’omaggio di musei e istituzioni internazionali, dalla Tate Modern di Londra al Museum Ludwig di Colonia. “Una vera visionaria che ci ha mostrato la potenza di un’immaginazione senza confini”, ha scritto su X l’amministratore delegato di Apple, Tim Cook. Le sue opere resteranno, come ha detto una visitatrice davanti al museo di Shinjuku, “un’esplosione dell’anima”.