Culture

È morto il fotografo Duane Michals

Autodidatta, anticonformista, aveva 94 anni. Tra le molte mostre a lui dedicate in tutto il mondo, una è in corso a Monte Carasso

‘Selfportrait as unicorn’, 2022
(Duane Michals Inc_courtesy Admira Milano)
10 giugno 2026
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È morto il 9 giugno in un ospedale di Manhattan a New York, il grande fotografo statunitense 94enne Duane Michals. Lo scrive il New York Times. La sua scomparsa è stata confermata da Bridget Moore della DC Moore Gallery, che lo rappresentava.

Nato nel 1932 a McKeesport in Pennsylvania, Michals inizia a interessarsi alla fotografia nel 1958, durante una vacanza in Unione Sovietica. Autodidatta e anticonformista, usa come fonti d'ispirazione artisti come William Blake, Lewis Carroll, Joseph Cornell e René Magritte, per esplorare “temi originali, cosmici, enigmatici o autobiografici, contribuendo a introdurre la narrazione nella fotografia moderna”, scrive il quotidiano. Il fotografo ha pubblicato più di 25 libri con mostre in tutto il mondo, fin dagli anni '60: fra le più importanti quella del 1970 al Moma di New York. Una, intitolata ‘Il fotografo dell'invisibile’, è aperta sino al prossimo 21 giugno a SpazioReale, Monte Carasso.

“Un'opera tipica di Michals poteva essere strutturata come una striscia a fumetti, con più vignette di fotografie in bianco e nero accompagnate da titoli o didascalie scritte a mano, o entrambi”, scrive il New York Times. Le sue foto potevano raffigurare un confronto metafisico tra sconosciuti (‘Chance Meeting’, 1970); una commedia sessuale irriverente (‘Take One and See Mt. Fujiyama’, 1975); una parabola criptica con sfumature bibliche (‘The Return of the Prodigal Son’, 1982); una favola per bambini con una morale (‘Grandmother and Odette Visit the Park’, 1992); o un ricordo dell'infanzia (‘The House I Once Called Home’, 2003). Nei primi anni di attività, Duane Michals aveva lavorato anche per riviste come Esquire e Mademoiselle, realizzando, fra gli altri, un fotoreportage sul set di ‘Il Grande Gatsby’ per Vogue (1974). Tra i suoi lavori più pop si ricordano le foto per i Giochi olimpici del 1968 a Città del Messico e la copertina dell'album ‘Synchronicity’ dei Police, nel 1983.

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