Dalle proteste al Liceo di Lugano alla fondazione del Movimento della Scuola, una lunga vita per l'educazione

Il mondo dell’educazione ha perso una delle sue voci più lucide e appassionate: Fabio Camponovo, insegnante, formatore e intellettuale originario di Pedrinate, è morto oggi. Nel 2024 aveva pubblicato, per le Edizioni Casagrande, il libro ‘Il mestiere dell’insegnante. Scritti sulla scuola’, una raccolta di riflessioni che oggi assume il valore di un testamento spirituale.
Per oltre quarant’anni, Camponovo ha incarnato un’idea precisa di cosa significhi essere docente: non un semplice trasmettitore di nozioni, ma un “interprete del mondo”, come amava definire questa figura professionale. Una concezione che ha difeso con tenacia contro quella che considerava la deriva tecnicistica della pedagogia contemporanea.
L’impegno di Fabio Camponovo era iniziato già da studente quando, nella primavera del 1974, partecipò alla rivolta del Liceo cantonale di Lugano. Nel maggio del 2024, in occasione del cinquantesimo anniversario di quella mobilitazione, aveva rievocato pubblicamente quell’esperienza durante l’incontro “Ben venga Maggio”, oggi diventato un podcast disponibile sulle principali piattaforme.
Alla base della mobilitazione la richiesta di abolire il controllo delle assenze. “Non si trattava – aveva ricordato – di marinare la scuola impunemente per andare al lago, ma di non subirne passivamente la matrice politico-educativa”. Quell’esperienza aveva segnato profondamente la sua visione dell’insegnamento.
Laureato in lettere con diploma in studi pedagogici, Camponovo ha dedicato gran parte della sua vita professionale alla formazione degli insegnanti, tenendo corsi di didattica dell’italiano all’Università di Friburgo e collaborando con il Dipartimento formazione e apprendimento della Supsi. È stato esperto di italiano per la scuola media e membro di numerosi gruppi di lavoro dipartimentali.
Nel 2004 Camponovo aveva fondato – insieme ad Arno Gropengiesser, Fabio Pusterla e Franco Mombelli – il Movimento della Scuola, associazione nata dalla battaglia contro le misure di risparmio che avevano colpito il sistema scolastico cantonale. Camponovo ne è stato presidente e fino all’ultimo membro del comitato direttivo.
La sua riflessione critica si è concentrata sui temi che considerava cruciali per il futuro della scuola e della formazione. Vale qui la pena ricordare la sua battaglia contro il “pedagogichese”, quel linguaggio opaco e autoreferenziale che, secondo lui, aveva oscurato l’attenzione al senso e ai contenuti formativi. Sosteneva che la proliferazione di clausole ampie e parole ampollose allontanasse dalle essenziali finalità educative, citando il Piano di studi della scuola dell’obbligo ticinese come esempio di documento di difficile decifrazione.
Altrettanto centrale nella sua opera era la questione della formazione iniziale degli insegnanti e in particolare la conoscenza delle materie che è chiamato a insegnare, secondo lui spesso trascurata con il rischio di essere ridotto a “balbettare contenuti ripetitivi”.
Tra i vari testi raccolti nel già citato ‘Il mestiere dell’insegnante’, figura anche l’inedita “Carta dell’insegnante”, documento elaborato a più mani che definisce i principi deontologici alla base della professione di docente. Tra i dodici punti individuati figura quello dell’educabilità: la convinzione che ogni allievo e ogni allieva sia capace di crescere personalmente e culturalmente attraverso l’educazione scolastica.