Intelligenza artificiale

Musica umana o IA? Impossibile distinguere

Lo rivela uno studio di Ipsos per Deezer, mentre stelle del country e band virtuali sono pronte a dominare le classifiche, puntando alla vetta

16 novembre 2025
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Distinguere tra musica generata dall’intelligenza artificiale (IA) e musica di un genere simile creata da umani sta diventando quasi impossibile per gli ascoltatori, rivela un sondaggio Ipsos per la piattaforma di streaming Deezer. Delle 9mila persone intervistate, “il 97% non è stato in grado di distinguere tra musica generata interamente dall’IA e musica generata da esseri umani in un test cieco con due tracce generate dall’IA e una da esseri umani”, comunica la piattaforma di streaming francese.

Lo studio è stato condotto online dal 6 al 10 ottobre negli Stati Uniti, in Canada, Brasile, Regno Unito, Francia, Paesi Bassi, Germania e Giappone. Quasi la metà degli intervistati ritiene che l’IA possa aiutarli a scoprire nuove canzoni, ma sono più pessimisti sulle conseguenze di quanto da essa generato. Pertanto, il 51% degli intervistati ritiene che l’intelligenza artificiale porterà alla creazione di canzoni “di qualità inferiore e più generiche”, e quasi due terzi (64%) ritengono che l’intelligenza artificiale rischi di causare “una perdita di creatività nella produzione musicale”.

Questi risultati “mostrano chiaramente che le persone sono interessate alla musica e vogliono sapere se stanno ascoltando un brano creato da un essere umano o da una IA”, ha dichiarato Alexis Lanternier, CEO di Deezer. L’azienda francese è attualmente l’unica piattaforma audio a etichettare sistematicamente i brani interamente generati dall’intelligenza artificiale. A gennaio, ha indicato che un brano su dieci caricato sul suo sito in un solo giorno era in realtà un brano interamente generato dall’intelligenza artificiale. Dieci mesi dopo, questa percentuale rappresenta il “34% di tutti i brani”, ovvero quasi 40mila al giorno.

‘Walk My Walk’

Nonostante il crescente afflusso, questi brani rappresentano attualmente una quota molto piccola dell’ascolto totale. L’improvvisa popolarità a giugno di una band basata sull’IA sulla piattaforma Spotify, The Velvet Sundown, ha suscitato numerose reazioni. La loro canzone più popolare che ha superato i tre milioni di streaming. Accusato in diverse occasioni di opacità sull’IA, il leader svedese ha annunciato a settembre diverse misure per incoraggiare artisti ed editori a essere più trasparenti sull’uso della stessa.

Un brano country interamente creato con l’IA ha nel frattempo conquistato le classifiche Usa. Si chiama ‘Walk My Walk’, è firmato dal misterioso artista Breaking Rust e ha raggiunto il primo posto nella classifica digitale di Billboard. Ma il cowboy cupo e dalla voce roca dietro la hit non esiste, almeno, non nel senso tradizionale del termine. La voce maschile infatti non appartiene a nessun cantante reale, e le immagini e il video sono prodotti con l’IA. Secondo vari software di riconoscimento, la probabilità che sia un brano artificiale è tra il 60 e il 90%. Intanto su Spotify, l’artista ha più di 2 milioni di ascoltatori mensili, con diverse canzoni che hanno superato 1 milione di streaming. Solo ‘Livin’ on Borrowed Time’ è stato riprodotto più di 4 milioni di volte.

Parola di Boosta

Tra quanti anni potremmo avere in cima alle classifiche musicali mondiali un brano interamente creato dall’intelligenza artificiale? “Non più di due. La tecnologia viaggia a una velocità esponenziale mentre noi viaggiamo con un’intelligenza logaritmica. La formula del successo la ricercano tutti e l’IA, per la quantità dei dati che elabora, non credo avrà difficoltà ad avere successo dal punto di vista musicale”. Questo lo scenario che intravede Davide ‘Boosta’ Di Leo, compositore e produttore, tastierista dei Subsonica in un’intervista a Rai Radio 1. Come mai però finora l’IA non è in vetta? “Perché siamo agli albori. Se ci si pensa però tutti quelli che hanno fatto musica hanno cercato degli aiuti. Mi viene in mente la batteria elettronica: non ho un batterista e allora uso una macchina con dei circuiti. In fondo se la tecnologia rimane uno strumento al servizio dell’artista, ben venga, è sempre stato così”. ATS/ANSA/RED