Torna dal 3 al 12 ottobre, fresco vincitore di Premio svizzero. Paola Tripoli: ‘Interroghiamo il presente con i linguaggi del contemporaneo’

In una società che oggi appare così statica e silenziosa, inerme e paralizzata, spesso silente di fronte agli orrori del mondo, ecco che si accendono alcune luci, qualcosa accade, e chi ha voglia di gridare il proprio dissenso vi si può forse riconoscere. Una di queste è il Festival internazionale del Teatro (Fit), quest’anno dal 3 al 12 ottobre prossimi.
Giunto alla sua 34esima edizione e fresco fresco di Premio svizzero delle arti sceniche, ha svelato ieri il suo programma in una conferenza stampa come sempre scoppiettante e battagliera. Già perché “il nostro è un festival politico”, annuncia la direttrice artistica Paola Tripoli dopo i doverosi ringraziamenti allo staff tutto che aprono le danze, “che per (r)esistere – e per fare resistenza alle tragedie che si stanno consumando attorno a noi – deve continuare a battagliare”. Tripoli lo dice “senza fare polemica”, perché quel che è da dire va detto. Ovvero, che “in Ticino bisogna ancora combattere contro quel pregiudizio che non considera la cultura, soprattutto quella indipendente, un vero lavoro, e quindi ci vuole tanto coraggio e capacità di resistenza perché realtà come quella del Fit, realizzata con pochi mezzi, siano una ricchezza per tutti”. L’entusiamo è condiviso da Andrea Amarante, da una settimana direttore generale del Lac, e Roberto Badaracco. In particolare, il capodicastero Cultura ed Eventi della Città di Lugano ha voluto sottolineare una caratteristica funzionale del teatro contemporaneo ovvero provocare, creare rottura e fornire visioni per il futuro: “Alcuni vorrebbero vedere la città più chiusa, questo festival invece la apre. Come dicastero stiamo facendo un lavoro importante per la cultura indipendente, anche se molte persone continuano a portare i paraocchi”.
Carmelo Rifici, direttore artistico del Lac, alle soglie dei festeggiamenti per i 10 anni che si terranno il prossimo fine settimana a Lugano, sottolinea la felice congiuntura del riconoscimento conferito al Fit dalla Confederazione e l’importante compleanno. Una collaborazione a più livelli, la loro: gli artisti del territorio da supportare, le proposte internazionali che spesso e volentieri invece che in stagione sono collocate proprio nella programmazione del Festival, debutti e mediazione. Ed è proprio nella mediazione che si inseriscono i giovani di ‘Keep Fit with radio’, esperienza radiofonica condotta con entusiasmo e professionalità da Monica Ceccardi (fino a quest’anno, poi prenderà le redini Valentina Ronzo): una redazione di ragazzi dai 16 ai 23 anni che segue il festival e alcuni spettacoli in cartellone, e che in tutti questi anni ha contribuito a disegnare attraverso critiche, interviste, podcast e persino una pubblicazione “un ritratto della gioventù ticinese”.
Veniamo alla curatela di questa edizione, che si pone la domandona necessaria (che in molti, a mio parere, dovrebbero oggi avere il coraggio di porsi): “Che senso ha fare questo lavoro con quello che sta succedendo nel mondo?”. Paola Tripoli: “Il nostro festival interroga il presente, e lo fa con i linguaggi del contemporaneo, con nuove forme e nuove contenuti. L’unica cosa che possiamo continuare a fare di fronte all’orrore è essere radicali! Chiedere agli artisti di raccontare la Storia per quella che è, affinché non venga cancellata come vogliono fare in molti”. E difatti la programmazione, ricca e quest’anno particolarmente gustosa, va tutta in questa direzione.
Apre il festival la nuova produzione della performer ticinese Francesca Sproccati che con ‘Venir meno’ si interroga sulla parola Resistenza. L’artista si confronta con l’eredità del nonno Battista, partigiano, per trovare un senso di fare arte nella lotta politica e anche per rallentare, lasciando spazio a sentimenti di impotenza e tristezza. Parte della memoria familiare viene anche da Sergi Casero Nieto, esponente del teatro documentario, che con ‘El pacto de l’olvido’ congela un pezzo di storia che la Spagna ha voluto cancellare, proprio ai cinquant’anni dalla morte di Francisco Franco.
A saperci parlare dei giorni nostri è, paradossalmente, uno dei più grandi autori del passato, Anton Čechov: con il ‘Dittico della bufera’ – ‘Tre sorelle’ e ‘Il gabbiano’ – Carmelo Rifici e Livia Rossi (che ha riscritto il secondo) propongono una maratona portata in scena da giovanissimi attori. Prezioso lavoro di recupero di documenti è quello di Mila Turajlic, che nel live documentary ‘Non-Aligned Newsreels: Voices from the Debris’ ci porta negli archivi segreti di Tito per tornare alla conferenza di Belgrado del 1961. Torna poi Marco D’Agostin con l’interessante e curioso ‘Asteroide’, tutto da scoprire, e poi Nadia Beugré/Libr’arts che scrive anch’ella una storia sulle donne della sua famiglia, figure archetipiche del villaggio della sua infanzia nella Costa d’Avorio in ‘Epique! (Pour Ykakou)’.
Camilla Parini con i suoi ‘Sentieri Selvaggi’ (progetto triennale del Fit) propone – attraverso un lavoro portato avanti con giovanissimi, dai 17 ai 22 anni – ‘Se volevo vivere sotto pressione nascevo pentola’, un percorso di creazione collettiva che sarà nelle scuole Ili e Sant’Anna, e che parla di e con l’adolescenza. Tra le tante altre proposte è da segnalare il lavoro di Gillet/Khademi ‘One’s own room Inside Kabul’, già presentato ad Avignone, un’installazione immersiva che vedrà il teatrostudio Lac trasformarsi nella stanza di Kubra Khademi prima che lasciasse l’Afghanistan; il nuovo lavoro dello svizzero Boris Nikitin, un testo tra realtà e finzione che parla di nazismo; e last, but not least, ‘Three Times Left is Right’ di Studio Julian Hetzel, direttamente dal Wiener Festwochen, uno spettacolo urgente e dal cupo umorismo che denuncia lo sdoganamento della normalizzazione della violenza nella nostra società.
E prima, durante e soprattutto dopo gli spettacoli, nel primo fine-settimana del festival, da non perdersi la programmazione di Zona Franca, anima pop del Fit per creare (finalmente!) comunità anche a ridosso di quanto visto sulla scena.